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 2007  gennaio 28 Domenica calendario

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2007-01-28 num: - pag: 23 autore: Massimo Nava categoria: REDAZIONALE Beaubourg, 30 anni dopo non stupisce più Anche Shanghai lo copia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2007-01-28 num: - pag: 23 autore: Massimo Nava categoria: REDAZIONALE Beaubourg, 30 anni dopo non stupisce più Anche Shanghai lo copia. Nel ’77 Sartre cercò di bloccare i lavori DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI – Ai primi turisti accorsi a vederlo e ai francesi che si dilaniavano sul progetto, fece l’effetto di un asteroide. Che cosa voleva mai essere quell’ammasso di tubi, vetro, scale mobili e cavi colorati catapultato nel cuore della Parigi haussmaniana e ottocentesca, fra le guglie di Notre Dame e Saint Eustache? Sembrava una centrale del gas o un mercantile alla deriva. Nella sua «bruttezza», trovava nemici sia fra i conservatori di destra che fra gli intellettuali di sinistra che lo definirono il «Pompidoleum». Libération, il quotidiano fondato da Sartre, fece una campagna per fermare i lavori. Trent’anni dopo, il Beaubourg (dal nome della piazza) o Centro Pompidou (dal nome del presidente che diede il via al cantiere) continua a far discutere e a stupire, ma ha vinto la sfida della modernità che aveva lanciato con la sua esistenza e convinto gli scettici di tutto il mondo: è il terzo monumento più visitato in Francia (dopo la Tour Eiffel e il Louvre) ed è il secondo museo d’arte contemporanea del pianeta, dopo il Mo- Ma di New York, per numero di visitatori (più di cinque milioni all’anno) ed importanza delle collezioni. Inoltre verrà presto riprodotto (come formula e funzione) in misura ridotta a Metz, nella Mosella. L’inaugurazione del Beaubourg Due è prevista per il 2008. Il know how dell’istituzione potrebbe servire anche ai cinesi, per un progetto analogo a Shanghai. Il trentennale del centro è occasione di bilanci e rilanci, dato che una struttura d’avanguardia e una concezione avveniristica dell’esposizione ha anche bisogno di restauri e ripensamenti. Il progetto degli architetti Renzo Piano e Richard Rogers ha in ogni caso centrato i principali obiettivi: riunire l’arte moderna e contemporanea in un spazio che favorisse una comunicazione interdisciplinare e riqualificare l’area delle Halles. Da anni, il quartiere del Beaubourg è diventato un centro di attrazione, al pari di altri «cuori» della capitale: ritrovi alla moda, gelaterie e pizzerie italiane, appartamenti residenziali e molto fascino, oltre alla vista dal ristorante dell’ultimo piano, appuntamento fisso dei parigini per il brunch domenicale. Inaugurato il 31 gennaio 1977 dal presidente Valery Giscard d’Estaing (che, forse per inclinazione e aristocratico pedigree, fu tra i primi a storcere il naso), il Centro fu voluto dal predecessore Pompidou che non ebbe la gioia di vederlo realizzato. Il delfino di de Gaulle avviò la tradizione dei presidenti francesi che, come gli imperatori del passato, si celebrano in vita: Mitterrand avrebbe fatto l’Opera Bastiglia e la Piramide del Louvre. Chirac, per un’inclinazione terzomondista, ha voluto il Museo del quai Branly sulle arti primitive. Ma Pompidou non volle daresoltanto testimonianza di cosa s’intende in Francia per intervento statale e opera pubblica. Vecchio e malato, il presidente intuì che all’indomani del maggio Sessantotto era venuto per la Francia il momento di rinnovarsi. «Voglio un centro artistico come quelli che si fanno in America», disse, mentre riempiva Parigi di grattacieli, arterie ad alto scorrimento, linee metropolitane e sedi universitarie. «Ci siamo chiesti come fare per rompere la sensazione di intimidazione, di paura, di fastidio che normalmente si ha nei confronti dei grandi edifici istituzionali. Da qui è nata l’idea di far atterrare in questa piazza un vascello spaziale. Ricordo che immaginavamo la faccia della gente di fronte a questa cosa», ha ricordato Renzo Piano, il quale, allora quarantenne, ebbe dal Centro Pompidou la sua consacrazione. Il «Beaubourg», come era stata all’inizio del secolo la Tour Eiffel, fu dunque un segnale di modernità, ai limiti della provocazione, come la Francia sa fare in molti campi – dal design alla politica – a dispetto dei cliché sul Paese conservatore e immobile. Il Centro sarebbe diventato un punto di riferimento internazionale per l’arte contemporanea, godendo fra l’altro di un’autonomia inedita per l’epoca. Il che ha permesso di arricchire le collezioni, far lavorare conservatori stranieri e moltiplicare attività. Bruno Racine, presidente dal 2002, ricorda come il Beaubourg cominciò a proporre Duchamp, il Dadaismo e artistici contemporanei quando il grande pubblico stentava ad accettare Picasso e Matisse. La partita è vinta, dice Racine, ma un museo deve stare al passo: anche l’arte moderna subisce le regole della competitività e del mercato globale, dove gli Usa sono i primi attori e la Cina è potenza emergente. Per questo, il Beaubourg sbarcherà a Shanghai.