Corriere della Sera, 27 gennaio 2007
MATERIALE RACCOLTO SUL CASO COGNE DAL CORRIERE DELLA SERA PER REALIZZARE LA PUNTATA NUMERO ZERO DELLA RUBRICA PER LA GAZZETTA DELLO SPORT
(sistemato in ordine cronologico). Riguarda il secondo processo a Torino, dall’inizio fino alla sospensione con richiesta di ricusazione. Materiale anche sul Cogne-bis
SECONDA PARTE (di cinque)
(17 novembre, 2005) Corriere della Sera
L’ APPELLO DI COGNE IN AULA
Annamaria: fin qui tutto bene E resta immobile davanti ai giudici
In aula assieme ai parenti. Fredda e lontana, parla solo tre volte. il suocero: questo e’ il vero processo come sta lei? mi sembra sia serena. una ragazza raggiunge l’ imputata "voglio stringerti la mano, forza"
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI TORINO - "...perché colpendo alla testa il figlio Samuele Lorenzi con numerosi e ripetuti colpi ne cagionava la morte, in Cogne, 30 gennaio 2002". La relatrice Isabella Gallino è tesa come una corda di violino, la sua parlata si fa tremolante. Annamaria Franzoni è una sfinge. Siede in mezzo ai suoi avvocati, vestita di pantaloni neri e girocollo azzurro sul quale è appoggiata una collana con un piccolo crocifisso. di lei che parlano, dell’ imputata Franzoni Annamaria e di ciò che ha fatto a suo figlio. Non muove un muscolo del suo viso affilato, gli occhi neri guardano dritti oltre quest’ altra donna che ha appena aperto il secondo atto del suo processo. Pannelli in legno chiaro alle pareti, due schermi spenti davanti allo scranno della giuria, luci al neon. Le 40 persone ammesse ad assistere al processo entrano da un ingresso laterale, devono percorrere pochi metri di una passerella, poi girare verso gli ultimi banchi. E in quel momento fanno tutti la stessa cosa. La guardano, con una sosta impercettibile nella camminata. Guardano questo mistero di donna che ossessiona l’ Italia, prima di andare a sedersi in fondo. Per Annamaria Franzoni è come se non ci fossero. Almeno in superficie, è fredda e lontana, come questo caso atroce che oggi viene rivissuto con la brutale sincerità del collage di atti processuali che il giudice Gallino compone con voce piatta per quasi due ore. La sua relazione introduttiva è uno stremante riassunto delle puntate precedenti, ma anche la cronaca minuziosa dell’ agonia di un bimbo di tre anni, il figlio di Annamaria. "Aveva il volto coperto di sangue, si lamentava, emetteva dei suoni, apriva e chiudeva gli occhi" legge il giudice nel silenzio generale. Annamaria guarda davanti a sé, l’ espressione immobile, la guancia appoggiata alla mano destra, non un gesto. "Gemeva sommessamente, perdendo materia cerebrale dall’ orecchio sinistro ma senza sanguinare dalla bocca". Cecilia, una delle sorelle più piccole di Annamaria, si strofina gli occhi, le viene da piangere. L’ imputata cambia soltanto postura, entrambe le mani sotto il mento, si appoggia allo schienale della sedia. intorno a questo enigma che si dipanerà un processo d’ Appello lento, così lontano dalle scosse che si immaginava chi ha fatto ore di fila per entrare. La sua voce si percepirà soltanto tre volte. La prima per dire "non è vero" a una osservazione del procuratore generale. Mentre l’ avvocato Taormina parla, inciampa sul nome del suo figlio maggiore. "Si chiama Davide", suggerisce lei. Alla fine, ultima ad alzarsi in un’ aula ormai deserta, per dire "fino a qui tutto bene". Il rappresentante dell’ accusa si chiama Vittorio Corsi, è un uomo dalla barba bianca ben curata, il tono pacato, di una apparente remissività che cela una strategia processuale precisa. la prima persona a parlare di Annamaria come di una donna "con un forte disturbo della personalità", dopo aver citato una recente sentenza della Cassazione che stabilisce come questi "disturbi" possano influire sull’ imputabilità di una persona. Chiede una nuova perizia psichiatrica, demolisce quella ufficiale che aveva sancito la capacità di intendere e volere di Annamaria. la via d’ uscita per tutti, la possibile seminfermità come conclusione di una indagine imperfetta e logica, qualcosa che anche la difesa desidera ma non può chiedere, perché la madre di Samuele non vuole, e neppure Carlo Taormina può forzarla. Corsi cita volutamente il documento che lo psichiatra Ugo Fornari, perito dell’ accusa nel primo processo, mise agli atti per dissociarsi dalle conclusioni alle quali erano giunti i suoi colleghi. Loda l’ unità dei Franzoni per dimostrare che Annamaria vive "in uno stato mentale dove "noi siamo buoni, il mondo fuori è cattivo"", il suo bisogno di protezione (il "non allontanarti" ripetuto in maniera ossessiva al marito) come sintomo della scissione tra un mondo interno buono e un altro minaccioso, dove, in condizioni di stress "questa donna può perdere il controllo emotivo ed emettere condotte emotive". In aula si percepisce il non detto del giudice, la sua convinzione che l’ imputata sia una donna palesemente disturbata. "Me lo sentivo che saresti stata male di nuovo". Il procuratore generale cita questa frase del marito, carpita dalle microspie la sera dopo il delitto, come segno di "un malessere protratto nel tempo", che ha dei precedenti. Chiede di riesaminare i continui riferimenti della donna all’ aspetto fisico di Samuele ("Ha la testa sempre calda"), leggerli come sintomi. questa l’ unica vera novità, interrogarsi nuovamente sull’ essenza di questa donna. Oggi la sua famiglia l’ avvolge davvero. Ci sono quasi tutti, i Franzoni, soltanto Ilaria, la più piccola, e un altro fratello sono rimasti a Monteacuto Vallese. I tre fratelli grandi le sono accanto, sembrano quasi tesi a proteggerla, da tutto. Dietro ad Annamaria siedono il marito Stefano, che per tutte le cinque ore dell’ udienza prenderà appunti come ha sempre fatto in questi anni. C’ è il patriarca Giorgio Franzoni stretto in una giacca a quadri, che appare stanco, provato. Accanto a lui Chiara, la madre, dignitosa e dolce come è sempre stata. Le altre sorelle sono sull’ altro lato, vestite di nero, attente e silenziose. una famiglia bella e unita, ci tengono a dimostrarlo, e nessuno potrà mai negare loro che sia così. E questo schieramento vale come un messaggio, alla "bimba" e agli altri, è comunque una rivendicazione di orgoglio: noi Franzoni siamo tutti qui, gli unici in aula e fuori, a non vedere nessun mistero dietro questo volto senza espressione.
Marco Imarisio
Il delitto IL DELITTO Il 30 gennaio 2002 Samuele Lorenzi, tre anni, viene ucciso nella villetta di Cogne (foto Olycom): 17 colpi alla testa con un’ arma sconosciuta L’ ARRESTO La madre di Samuele, Annamaria Franzoni, viene arrestata per omicidio volontario il 13 marzo 2002. Il Tribunale del Riesame la scarcera 16 giorni dopo I processi LA CONDANNA Il 19 luglio 2004 Annamaria Franzoni viene condannata a 30 anni di carcere, con rito abbreviato, dal gup Eugenio Gramola L’ APPELLO Ieri, a Torino, è iniziato il processo d’ appello (immagine di Fotogramma). In aula per la prima volta anche Annamaria. Prossima udienza lunedì 21 GLI AUGURI Una ragazza raggiunge l’ imputata "Voglio stringerti la mano, forza" Una ragazza giovane riesce ad aggirare il cordone di carabinieri, parenti e amici che proteggono Annamaria Franzoni da cronisti, telecamere e curiosi. La ragazza arriva a un passo dall’ imputata, tende il braccio verso di lei e le chiede: "Annamaria, posso solo stringerti la mano?". La mamma di Samuele si volta incuriosita da quella richiesta. Poi sorride e allunga anche lei il braccio verso la sconosciuta. "Grazie", le dice, stringendole la mano. La giovane fa appena in tempo a sussurrarle "forza" e poi vede scomparire di nuovo Annamaria dietro un "muro" di persone. E’ stato l’ unico momento di contatto fra la mamma di Cogne e il pubblico, arrivato numeroso e di buon’ ora davanti al Palazzo di Giustizia torinese per seguire l’ apertura del processo d’ appello. La ragazza della stretta di mano non ha voluto fare commenti né rivelare la sua identità. LA FAMIGLIA Il suocero: questo è il vero processo Come sta lei? Mi sembra sia serena "Non sono un tecnico, ma mi pare che il vero processo sia questo". Mario Lorenzi, il nonno del piccolo Samuele, commenta "da inesperto", come dice lui, la prima giornata del processo d’ appello contro la moglie di suo figlio. " la prima volta che entro in un’ aula di tribunale - confessa -. Mi pare ci sia un clima di collaborazione tra le parti, ho una buona impressione, mi sembra un segnale positivo che si voglia vedere chiaramente". Ma Annamaria che cosa dice?, lo incalzano i cronisti. Lui sorride e allarga le braccia: "Mi sembra che sia abbastanza serena". Mario Lorenzi non condivide le affermazioni dell’ accusa secondo cui Annamaria Franzoni aveva manifestato disturbi d’ ansia e di solitudine. " vero - dice - che è una mamma apprensiva, ma non mi pare abbia mai avuto problemi di solitudine. Certo è una donna attaccata alla sua famiglia, ma questa è una cosa normale".
Imarisio Marco
Cogne, il padre di Samuele fa l’ "assassino" in un video
Il detective Gelsomino gira un filmato per la difesa Lui: "Travestito da omicida perché voglio la verità" Lo scopo è ricostruire i tempi d’ azione di chi potrebbe essere entrato nelle villetta
DAL NOSTRO INVIATO TORINO - "Stefano, sembri proprio lui accucciato così...". Stefano si volta, sembra offeso. E forse soltanto in quel momento realizza quello che sta facendo. Sta girando un video "per mostrare la verità" sul caso Cogne, ma in quel video lui è nei panni dell’ assassino e adesso che qualcuno gli ha detto "sembri proprio lui" ci riflette, si incupisce. E’ il 3 novembre 2005. La macchina da presa gira un esterno in un canalone dietro la villetta del delitto. Stefano Lorenzi, il papà del piccolo Samuele, è il solo attore ma tutt’ attorno ci sono i "registi": Giuseppe Gelsomino della Shadow detectives, consulente dell’ avvocato Carlo Taormina, don Marco Borroncini, parroco di Ripoli Santa Cristina, il paesino emiliano in cui vive Annamaria Franzoni con la sua famiglia. E poi c’ è Mario Lorenzi, il nonno di Samuele. Il "film" artigianale ha uno scopo preciso: per i detective deve dimostrare che il vero assassino ha potuto entrare e uscire dalla villetta senza essere visto da Annamaria o da altre persone, e che poteva in un primo momento appostarsi in un canalone dietro casa (evidenziato ora con il nastro rosso e bianco) e poi fuggire per la stessa via senza essere notato. L’ "attore" Stefano Lorenzi è il presunto assassino di Samuele, Mister X. Gli è costato molto interpretare quel ruolo, ammette lui stesso oggi, ma "l’ ho fatto soltanto per arrivare alla verità. Sono disposto a tutto pur di arrivare alla verità. Ma certo, non è stato semplice". Adesso il filmato, scaricato su dvd, è nelle mani della Corte d’ assise d’ appello di Torino chiamata a decidere la sorte giudiziaria di Annamaria, condannata in primo grado a 30 anni di carcere per aver ucciso il figlio. L’ avvocato che difende la Franzoni, Carlo Taormina, è convinto che questo video sia importante soprattutto per stabilire i tempi di fuga dell’ assassino e la sua possibilità di tenere sotto controllo casa Lorenzi. Stefano con un cappellino di lana grigio verde, giacca mimetica, jeans di colore grigio e scarpe marroni, sembra "proprio lui" perché assomiglia all’ uomo che la difesa di Annamaria indica come il vero assassino. I vestiti che ha addosso il padre di Samuele spesso li porterebbe anche Mister X, pedinato per mesi dai detective assoldati dalla famiglia Lorenzi. Stefano finge la fuga. Corre giù per il sentiero rimanendo po’ rannicchiato: è dieci centimetri più alto di Mister X, eppure - la difesa non fa che ripeterlo - "nessuno lo vede". Cristina Marrone
Marrone Cristina
(19 novembre, 2005) Corriere della Sera
Gli psichiatri di Cogne: il marito che si è finto assassino è riuscito a mettere da parte le emozioni
"Quel video, il tentativo estremo di aiutare la Franzoni"
"Come il vero assassino" gli hanno spiegato i detective che hanno raccolto in un dossier i 69 punti contro un vicino di casa. "Devi muoverti come lui, fingere di essere lui". Così Stefano Lorenzi non si è tirato indietro e ha rivestito la parte di protagonista in questo film sull’ omicidio. Fa l’ assassino. L’ assassino di suo figlio. "Sotto certi profili è qualcosa di sconvolgente questo video" commenta Francesco Viglino, il medico legale che eseguì l’ autopsia sul piccolo Samuele. "Lorenzi l’ ho visto sempre tranquillo. Freddo. Non so perché l’ abbia fatto, forse non c’ era altro modo, non c’ era nessun altro. Non riesco a valutarlo. Certo in questa storia il buon gusto manca da parte di tutti". Altri protagonisti del caso, i professori che eseguirono la perizia psichiatrica su Annamaria Franzoni, sono in bilico tra diplomazia e verità. Interpretano l’ episodio come un "gesto d’ amore", il desiderio di un uomo di cercare la verità e di aiutare la donna che ama. AMORE E EMOZIONI - Roberto Gianni, psichiatra di Torino, è l’ ultimo professionista ad aver visitato Annamaria e la sua famiglia. Dichiarò la donna "non pericolosa". "Il ritorno tra le persone care" la aiutò a "annullare la sua aggressività" scrisse in perizia. Sulla base del suo lavoro il gip Fabrizio Gandini nel febbraio 2003 revocò l’ ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. "Certamente il marito è molto legato ad Annamaria - commenta il professore -. Non tutti sarebbero stati in grado di fare questa cosa. Può essere che particolarità del suo carattere gli permettano di sopportare iniziative del genere, ma con questo non voglio giudicare. Stefano Lorenzi ha chiaramente un efficiente controllo delle proprie emozioni che ci devono essere state, al di là di tutto. Una situazione così delicata si può affrontare solo per una persona che si ama molto, per una persona importante. L’ ha fatto per amore della moglie, dei suoi due figli. L’ ha fatto per Samuele? No, questo bisogna chiederlo a lui". IL FINE - Del video parla anche Francesco De Fazio, psichiatra che firmò la perizia che giudicò Annamaria "capace di intendere e di volere". Spiega: "Bisognerebbe sapere chi gli ha consigliato una cosa del genere e con quale fine. In buona fede ha fatto proprie le deduzioni dei detective e a un certo punto ha fatto l’ attore. Si è prestato a interpretare l’ assassino perché lo ha visto come un momento di difesa di fronte a un’ ingiustizia nei confronti di se stesso e della sua famiglia". Gian Carlo Nivoli fu consulente della difesa: "Il fatto che un marito aiuti la moglie a dimostrare la sua innocenza è un valore estremamente positivo - commenta il professore -. Stefano ce la mette tutta per aiutare chi ama, con grande forza e attenzione". Lo psichiatra Filippo Bogetto, pure lui consulente della difesa, ricorda Lorenzi come una persona che mai si è tirata indietro durante i colloqui: "Certo, per fare una cosa del genere, ci vuole una notevole forza d’ animo. E’ molto banale dirlo, ma il tempo trascorso può averlo aiutato a superare il trauma e, di conseguenza, a girare questo video".
Cristina Marrone
(22 novembre, 2005) Corriere della Sera
Accolta la richiesta del pg. Trasmesso il video girato dopo il delitto, la Franzoni piange in aula
Cogne, sì alla perizia psichiatrica sulla madre
TORINO - Nuova perizia psichiatrica per Annamaria Franzoni, condannata in primo grado per l’ omicidio del figlio Samuele. La Corte d’ assise d’ appello ha accolto la richiesta dell’ accusa. Protesta il difensore Carlo Taormina: "La mia cliente è indisponibile, poi voi farete quello che riterrete". Annamaria Franzoni in lacrime alla proiezione in aula di un video girato dopo l’ omicidio. A pagina 19 Imarisio e Marrone
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(22 novembre, 2005) Corriere della Sera
seconda udienza al processo sul delitto di Cogne
Annamaria: "Che schifo, e adesso?" In lacrime davanti al video del delitto
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI TORINO - L’ orrore non può mai diventare abitudine. Neppure se sei allenata a riviverlo ogni giorno. E questa volta sul viso di Annamaria Franzoni ci sono anche le lacrime imposte dalla sua essenza di madre. Quegli schermi rossi del sangue di suo figlio sono una visione devastante non solo per lei. "Facciamo un fermo immagine - chiede il presidente della corte -, ecco adesso rewind e poi rivediamo". Rivediamo quel letto zuppo di morte, quegli zoom sulla materia cerebrale di Samuele, riascoltiamo la voce del carabiniere che tiene in mano la videocamera: "Sembra che lo abbiano colpito in testa con un’ accetta". troppo, per chiunque. Annamaria emette un gorgoglio, un suono che arriva dal profondo, china la testa e piange di un pianto sommesso. Si asciuga le lacrime con un fazzoletto di carta che le passa il fratello, se lo mette nella manica del maglioncino bianco. Dietro di lei, suo padre, l’ irascibile e brusco Giorgio Franzoni, si copre il volto con le sue grosse mani, comincia a singhiozzare, fa impressione vedere il dolore irrefrenabile di un uomo che sembra scolpito nel granito. "Ho avuto un brutto momento - dirà durante la pausa pomeridiana, quasi a giustificarsi - ora sto meglio. E poi mi pare che l’ udienza stia andando molto bene". I processi sono questa roba qui, vita e morte, ma anche gioco delle parti, ironie e finte cortesie per gli ospiti che si riflettono negli stati d’ animo dei protagonisti. Così, mezz’ ora dopo le lacrime, Annamaria Franzoni ride, sibila rabbia verso i suoi nemici carabinieri. "Che schifo", mormora con una smorfia di disprezzo all’ avvocato Taormina durante la deposizione dell’ appuntato che ha girato il video della stanza di Samuele. Partecipa in modo animato alla discussione: "Può essere che tutte le fotografie della casa siano su questa?" chiede impugnando una piccola videocassetta. "Loro, i carabinieri, proprio non lo sanno spiegare". I processi sono anche disvelamento reciproco, il saldo di conti in sospeso. Annamaria sorride a una cronista televisiva per attirarla a sé, sempre sorridendo le stringe la mano, e poi la gela: "Finalmente la vedo in faccia, volevo "ringraziarla" per l’ umanità e la fantasia che ha dimostrato nei suoi servizi". Dove il termine "umanità" va letto, queste le sue intenzioni, in modo ironico e sprezzante. Altro sorriso per concludere: "Guardi, glielo dico perché voglio solo la verità". Ma è così, la realtà di una storia dolorosa che si trascina da quasi quattro anni è questa, vecchi rancori che bollono sotto una crosta di finte buone maniere. I sorrisi di Annamaria Franzoni alle battute dei suoi familiari sugli impacci dei carabinieri chiamati a testimoniare sono il segnale. La fine delle ipocrisie, degli inchini reciproci e falsi tra accusa e difesa, durati lo spazio di una sola udienza. I tre spauriti carabinieri che finiscono sulla sedia dei testimoni sono le vittime sacrificali all’ inizio delle ostilità, ostaggi dello scontro tra i toni arroganti del professor Taormina e le repliche dimesse ma taglienti del procuratore Corsi. "Mi faccia parlare" gli dà sulla voce il primo. "Lei non interrompa, per quel che sta dicendo non ne vale la pena" sussurra l’ altro. "Che cosa ha detto? Ma non è possibile". Adesso è Annamaria Franzoni che scuote la testa, tormentando l’ orlo del soprabito nero appoggiato allo schienale della sedia. Le udienze sono come le partite di calcio, finiscono al novantesimo. Anche il presidente della Corte si disvela. Paffuto, pacioso, amichevole, paterno. Ma è lui quello che decide. Ha fatto guidare Taormina per tutte le sei ore del dibattito, l’ avvocato ha messo in risalto le (innegabili) mancanze dei carabinieri di Aosta, si sentiva vincitore di questa seconda maratona. Ma alla fine, dal suo scranno Romano Pettenati legge con accento torinese il testo dell’ ordinanza che è una doccia gelata per la difesa. La madre di Samuele fa una smorfia di disgusto quando il giudice cassa la richiesta di sentire in aula la psicologa Ada Satragni, ex amica la cui testimonianza sta alla base della condanna in primo grado. "Le circostanze che la dottoressa riferisce sono accertate e avvalorate da altri fatti e dichiarazioni". Stefano Lorenzi tira la matita sul tavolo. Annamaria guarda l’ avvocato, e questa volta non sorride: "E adesso?". Comincia il vero processo. E sarà sempre più necessario scindere i fatti dell’ aula dalle parole reboanti gettate in pasto ai giornalisti. Carlo Taormina inaugura il nuovo corso furoreggiando in sala stampa. Due giorni fa ha rilasciato un’ intervista anche al mago Zurlì, al secolo Cino Tortorella, ma ora accusa lo psichiatra Ugo Fornari, l’ unico a non aver mai fatto sentire la sua voce, "di andare in giro per salotti tv, da Porta a porta a Matrix". Annamaria Franzoni esce da una porta laterale indossando un’ espressione neutra. In questo processo che più mediatico non si può, contano anche gli atteggiamenti, nel suo caso ogni singola piega del volto. In quasi sette ore di udienza i sei giurati popolari non le hanno mai tolto gli occhi di dosso. Mai.
Marco Imarisio
Imarisio Marco