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 2007  gennaio 27 Sabato calendario

MATERIALE RACCOLTO SUL CASO COGNE DAL CORRIERE DELLA SERA PER REALIZZARE LA PUNTATA NUMERO ZERO DELLA RUBRICA PER LA GAZZETTA DELLO SPORT

(sistemato in ordine cronologico). Riguarda il secondo processo a Torino, dall’inizio fino alla sospensione con richiesta di ricusazione. Materiale anche sul Cogne-bis

PRIMA PARTE (di cinque)



Sezione: reati omicidi - Pagina: 017


(4 febbraio, 2005) Corriere della Sera


La madre di Cogne: non permetterò all’ assassino di farla franca

Franzoni: mi farò giustizia da sola


Parla Anna Maria Franzoni: "Dimostrerò chi è il vero assassino di mio figlio, non gli permetterò di farla franca. Mi farò giustizia da sola". Condannata in primo grado a trent’ anni per la morte del piccolo Samuele, massacrato nella villetta di Cogne il 30 gennaio del 2002, Anna Maria Franzoni si prepara al contrattacco in vista del processo di appello che l’ aspetta nel 2005. E in’ intervista a Panorama oggi in edicola racconta quali saranno le sue prossime mosse. Non ultima: una fiction sulla sua storia. "Io, prima che dal giudice, sono stata condannata dai mass media, dall’ opinione pubblica. Ora accetterò di difendermi davanti a questo tribunale del popolo", racconta la donna nella casa dei genitori a Monteacuto Vallese, sull’ Appennino tosco-emiliano. "Ho capito che mio malgrado sono diventata un personaggio pubblico e in pubblico devo portare il mio dolore. Dirò quello che non vogliono che dica, le verità che tengo nascoste". Prossima tappa: il ritorno a Cogne il prossimo 2 marzo in prima serata davanti alle telecamere di Giallo uno, al fianco della conduttrice Irene Pivetti. "Non accetterò mai di essere assolta perché incapace di intendere e di volere. Il mio obiettivo non è evitare la prigione. Voglio che venga condannato il vero assassino. Non immagina che cosa significhi sapere che l’ omicida del proprio bambino gira indisturbato mentre tu, la madre, sei sotto processo", dice Anna Maria Franzoni. "Perché giudici e carabinieri non indagano sull’ uomo che gli abbiamo indicato come possibile assassino?".


(1 aprile, 2005) Corriere della Sera


L’ INCHIESTA

Cogne: arriva l’ Fbi, scontro con i legali


TORINO - Anche l’ Fbi entra nell’ inchiesta su "Cogne bis" e si sfiora l’ incidente diplomatico. La coppia di specialisti americani chiamati dal gip a far luce sul caso ha chiesto di entrare nella villa del delitto senza i consulenti di accusa e difesa, scatenando le proteste degli avvocati. L’ inchiesta è quella su un presunto tentativo di inquinamento delle prove. Sono indagati la mamma del bimbo, Annamaria Franzoni (già condannata per il delitto), il marito Stefano Lorenzi, l’ avvocato Carlo Taormina e otto consulenti.


INDAGINE SUL DEPISTAGGIO

Cogne, interrogato Taormina: inchiesta sulle false impronte


TORINO - Interrogatorio in gran segreto per Carlo Taormina, l’ avvocato deputato indagato per calunnia e frode processuale nell’ inchiesta sul presunto tentativo di depistaggio nell’ inchiesta sul delitto di Cogne. L’ esame è avvenuto nel massimo riserbo in una sede distaccata dal Palazzo di giustizia davanti al procuratore capo Marcello Maddalena e al sostituto Giuseppe Ferrando. Con Taormina sono indagati anche i consulenti tecnici italiani e svizzeri che hanno eseguito il sopralluogo nella villetta di Cogne, Annamaria Franzoni, già condannata per l’ omicidio del figlio Samuele, e il marito della donna, Stefano Lorenzi.




(7 settembre, 2005) Corriere della Sera


Servizio fotografico del settimanale "Oggi". Il giornale: è in bikini leopardato e ha una pancia sospetta

Bagni e trekking in Sardegna, l’ estate della Franzoni
Vacanze spensierate con marito e figli. In attesa dell’ appello sul delitto di Cogne


Fra poco più di due mesi saprà quale piega prenderà la sua vita: il carcere per trent’ anni, come hanno stabilito i giudici che l’ hanno condannata in primo grado, oppure la libertà tanto sognata e invocata. Per ora Annamaria Franzoni preferisce vivere e basta. Da mamma premurosa, da moglie innamorata, da spensierata, da vacanziera. Così l’ ha colta il servizio fotografico del settimanale Oggi, in edicola da stamane. Le immagini mostrano il volto felice della donna che l’ Italia ha visto piangere in tivù e che ha imparato a conoscere come "la mamma di Cogne", condannata per l’ omicidio del figlio Samuele, 3 anni, ucciso nella villetta di famiglia a Cogne, appunto, il 30 gennaio del 2002. Il periodico le dedica sei pagine che la ritraggono in spiaggia, in Sardegna, assieme al marito Stefano Lorenzi e ai figli Davide e Gioele. Nelle fotografie la si vede in costume o in scarpe da trekking, addormentata al sole e mentre gioca con i bambini, mentre fa il bagno o abbraccia il marito. E in alcuni degli scatti si nota quella che il servizio definisce "una pancia sospetta". Anammaria, insomma, sembra essere di nuovo incinta: "Il bikini leopardato rivela delle forme piuttosto arrotondate per una donna della sua giovane età" si legge accanto a una delle foto. Sarebbe il secondo figlio (Gioele è nato il 26 gennaio del 2003) concepito dopo la morte del piccolo Samuele. La famiglia Lorenzi ha trascorso una settimana di vacanze a casa di amici ad Arbatax, in provincia di Nuoro. Il prossimo appuntamento con la Giustizia è fissato per il 16 novembre quando i giudici del processo d’ appello stabiliranno se confermare o ribaltare la sentenza di condanna decisa nel in primo grado. Lei si è sempre proclamata innocente. Se la condanna venisse confermata, non rimarrebbe che il ricorso in Cassazione.


I precedenti


MODENA Il 12 settembre 2001, un 14enne viene trovato soffocato da una busta di plastica. Accusata la madre Paola Mantovani (foto), che si dichiara innocente COGNE Il 30 gennaio 2002 viene ucciso Samuele Lorenzi: la madre Annamaria Franzoni (foto) è stata condannata a 30 anni. Ha sempre negato. Ora aspetta l’ Appello LECCO A Casatenovo, il 18 maggio 2005, Mirko, 5 mesi, muore annegato nella bacinella per il bagno. La madre Maria Patrizio (foto) dice di essere stata aggredita. sotto accusa per omicidio VERCELLI A Roasio, il 2 luglio 2005, Matilda, 22 mesi, muore per traumi interni. Viene indagata la madre Elena Romani (foto), accusata di averla colpita ripetutamente con una scarpa


(9 settembre, 2005) Corriere della Sera


L’ ESPERTO

Lo psichiatra: Medea c’ è sempre stata, non riusciremo mai a fermarla


DA UNO DEI NOSTRI INVIATI MERANO (Bolzano) - "La nostra Medea quotidiana". Detto con un filo di voce, perché ascoltare certe cose fa male, anche se uno passa la vita a studiarle. Gian Carlo Nivoli ha appena saputo e quasi anticipa la domanda: "Non è un segno dei tempi, tutt’ altro. Dall’ inizio del tempo, le madri, alcune madri, hanno sempre ucciso le loro creature". Il presidente della Società italiana di psichiatria forense è un professore di Sassari che di recente ha pubblicato un libro purtroppo piuttosto attuale: "Medea tra noi, le madri che uccidono il proprio figlio". Dice: "E’ un dato di fatto, qualcosa che è sempre avvenuto". Eppure, professore: la madre di Cogne, e poi quella di Lecco, e poi le accuse alla donna di Vercelli, e poi questo orrore di Merano, e la cassa di risonanza di giornali e televisioni: "C’ è una attenzione particolare verso questi delitti che prima non c’ era. Giusta o meno, una madre sana non uccide per spirito di emulazione, forse la mediaticità di queste storie può agire su alcuni soggetti particolarmente fragili, ma siamo ai casi limite". Con cautela, ma Nivoli dice la sua anche su questo aspetto: "Magari eviterei tesi come quella della mamma che uccide per troppo amore. Ma che amore è? Ci sono madri che purtroppo sono inconsapevoli mine vaganti, tutto qui. Gli approcci giustificativi non servono". Nivoli ha studiato a lungo in Canada. Si trovò davanti a due casi che non gli sono più usciti dalla mente. Una madre che letteralmente tentò di bollire il suo bambino, venne curata, tornò a una vita normale, fece un altro figlio, adesso è una donna felice. E un’ altra che uccise, venne curata, giudicata guarita, uscì, diede alla luce un altro figlio, lo uccise subito e adesso è chiusa in un istituto a gridare di sé che è "una cagna arrabbiata". Dice Nivoli: "Cito questi due estremi per dire che c’ è qualcosa di ancestrale e inestirpabile in una donna che tenta di uccidere il sangue del suo sangue, non c’ è alcuna certezza, neppure nella casistica. Succede perché succede, verrebbe voglia di dire, le spiegazioni psicanalitiche sono profondissime, e dare la colpa alla società è uno stupido placebo, rassicurante soltanto per chi sopravvive". Medea rientra quasi sempre in due categorie, del "suicidio allargato" e della "madre aggressiva". Nivoli azzarda: "Non conosco il caso, ma la madre di Merano evidentemente appartiene alla prima: uccido la cosa più cara che ho e mi uccido, alla base c’ è sempre una forma di depressione acuta, il genitore fino a quel momento quasi sempre è stato irreprensibile. Nella seconda tipologia rientrano le mamme con scarsa capacità genitoriale, che nel tempo si palesa con una forma forte di disamore, e si concretizza in piccole e grandi torture inferte al piccolo. Schiaffi immotivati, pizzicotti, pugni, fino alla obnubilazione dove si compie l’ atto estremo". Professore, alcuni suoi colleghi dicono che i delitti familiari sono cresciuti del sei per cento in cinque anni. Non sarà mica che le spiegazioni sociologiche hanno una loro validità? Nivoli non è d’ accordo: "Diciamoci la verità: per un decennio, da Pietro Maso fino a Erika e Omar, si parlava dei figli che uccidono i genitori. Chi è padre leggeva quelle cronache con sgomento. Sembra quasi che ci sia uno scontro generazionale in atto, perché dal gennaio 2002, dopo Cogne, si è parlato soltanto del figlicidio. Ma è una visione delle cose fatta attraverso il caleidoscopio dei media. La verità è un’ altra. Medea c’ è sempre stata, purtroppo ci sarà ancora".

Imarisio Marco

(22 settembre, 2005) Corriere della Sera



Franzoni: "Basta perizie Al processo sarò in aula"


"Io la perizia l’ ho già fatta. Ha dimostrato che è sana di mente. Non ho mai avuto problemi né prima né dopo, per cui non vedo questa necessità". Annamaria Franzoni (nella foto sopra), condannata per l’ omicidio del figlio Samuele, intervistata ieri a "Porta a porta", si oppone all’ eventualità di una nuova perizia psichiatrica che potrà essere effettuata durante il processo d’ appello fissato per il 16 novembre. Procedimento che potrebbe slittare a causa di una probabile proroga nel deposito della perizia nell’ ambito dell’ inchiesta di "Cogne bis" sulle tracce trovate nella villa di Cogne. I periti incaricati dal gip di valutare entro il 13 ottobre se qualcuno ha inquinato la scena del delitto con false impronte chiederanno probabilmente una proroga di un mese. Annamaria Franzoni ha dichiarato comunque che per la prima volta sarà presente in aula. Secondo indiscrezioni, non sarebbe invece sangue coagulato né di uomo né di animale quello trovato nel garage della villetta. Non sarebbe neppure una "sostanza amorfa" ma più probabilmente "sostanza organica". Sono però ancora in corso controanalisi per capire di che sostanza si tratti e la Procura di Torino non vuole commentare l’ indiscrezione. Questo nuovo elemento potrà però essere utile per capire se i consulenti della difesa abbiano creato quelle tracce ad hoc o se è stato il risultato di un errore.


(1 novembre, 2005) Corriere della Sera


Alla vigilia del processo d’ appello si mobilita il comitato che si batte per l’ innocenza dell’ imputata. Dal pigiama agli orari: in 124 pagine la ricostruzione del delitto

Cogne, in un libro la verità della Franzoni


MILANO - Entreranno taccuini e cronisti in aula. Ci saranno i giudici popolari, come sempre nelle corti d’ assise. E ci sarà anche lei, Annamaria Franzoni, che ha promesso di rispondere alle domande del giudice. "Non ci saranno dichiarazioni spontanee" ha fatto sapere il legale della mamma di Cogne, Carlo Taormina, che nei giorni scorsi ha incontrato i magistrati protagonisti dell’ appello dell’ omicidio di Samuele: il giudice Romano Pettenati e il sostituto pg Vittorio Corsi. Il processo inizierà il 16 novembre, ma è quasi certo che sarà subito rinviato in attesa che si concluda l’ inchiesta sul presunto depistaggio durante le indagini difensive. E mentre a Torino la procura generale ha già individuato l’ aula per il processo (abbastanza grande per accogliere tutti) e sta raccogliendo gli accrediti per i giornalisti che vorranno seguire il processo, anche la difesa si sta muovendo per promuovere quello che stavolta sarà davvero un dibattimento mediatico. Lo fa con un libretto, con tutto quello che c’ è da sapere sui misteri di Cogne. In copertina un grande punto interrogativo "La tua opinione è un diritto, informarsi per averla è un dovere" è il titolo. La firma è quella del comitato in difesa di Annamaria Franzoni, capeggiato da don Marco, parroco di Rispoli Santa Cristina, dove la donna vive da prima della condanna a 30 anni, inflittale il 19 luglio 2004. Si comincia con una cronologia di tutto il percorso giudiziario e una "guida alla consultazione" per poi entrare nel dettaglio su ogni argomento affrontato da accusa e difesa: dagli zoccoli all’ ipotesi dell’ arma del delitto, dall’ ora della morte a come si sono svolti i soccorsi. Sedici capitoli in tutto, 124 pagine con tanto di fotografie delle varie ricostruzioni sul delitto del povero Samuele, ucciso a colpi in testa il 30 gennaio 2002. Si insiste molto anche sul pigiama con i topi azzurri della Franzoni, argomento principe nelle varie perizie e controperizie della fase di indagine. Per la difesa il pigiama si trovava sul letto, per questo una parte del piumone non si è macchiata di sangue. In base alla perizia di Schmitter, uno degli elementi su cui si è basata la condanna, invece almeno i pantaloni del pigiama erano indossati. Non è un libro sopra le parti, nonostante il comitato affermi: "Abbiamo lavorato con animo sereno e critico, senza lasciarci condizionare da vincoli di parentela e di amicizia". Non lo è perché si calca soprattutto su quelli che sono i presunti errori del giudice a interpretare le parole, su verbali sbagliati e mal capiti. Un esempio. Dopo una lunga disquisizione sull’ abitudine di chiudere o no la porta di casa si conclude che tutto questo "dimostra come i verbali vengono interpretati a piacimento". C. Mar.
Marrone Cristina

(16 novembre, 2005) Corriere della Sera





(16 novembre, 2005) Corriere della Sera


Oggi il via al processo con l’ imputata in aula. La Corte pronta a ordinare altre perizie e a trasferirsi nella villetta del delitto

L’ orrore e il sangue, ecco il video di Cogne
La difesa: nuova prova a favore della Franzoni. Scontro con i carabinieri del Ris


Eccolo il video che riprende la stanza dell’ orrore. Trenta minuti, tre inediti, che, secondo la difesa, serviranno a dimostrare l’ innocenza di Annamaria Franzoni. Samuele è stato ucciso da poche ore. I carabinieri entrano nella camera da letto matrimoniale e riprendono la scena del delitto. Commentano. Dicono che il medico legale ha appena esaminato il corpo del bambino: "L’ hanno ucciso con un’ accetta". Parla Ada Satragni, la dottoressa vicina di casa intervenuta per prima. E’ ripresa di nascosto, dal basso in alto, le immagini sono dilatate. Spiega che a Samuele forse è scoppiata la testa, forse per il troppo pianto. Precisa che non crede ad un’ aggressione esterna. Intanto la telecamera zooma sulle pareti: schizzi di sangue ovunque, sulle lampade del comodino, su una foto gigante di Sammy appesa al muro, sul piumone, che copre quasi del tutto il pigiama. L’ obiettivo insiste sul cuscino, intriso di sangue e su una bacinella azzurra, piena d’ acqua color porpora, appoggiata sul letto. La dottoressa spiega di aver pulito con una pezza il viso del bambino. Le immagini corrono in bagno, sulle scale, poi tornano in camera. Si concentrano sul pavimento: ci sono macchie di sangue da schizzo e da gocciolamento. Dappertutto. Ed è su questo punto che tornano i veleni. L’ avvocato Carlo Taormina è pronto a dare battaglia. Vuole chiedere di riaprire il dibattimento portando quelle che lui ritiene, appunto, "nuove prove" che l’ accusa giudica "irrilevanti": il dvd con il video e due cd con le fotografie della stessa scena. E’ probabile che la Corte decida per una nuova perizia sulle tracce sul pavimento. Il processo d’ appello per il delitto di Cogne comincia con un nuovo scontro tra difesa e Arma. "Il dvd è stato trovato nei cassetti del Ris di Parma, gli altri quattro documenti erano al reparto operativo dei carabinieri di Aosta" tuona l’ avvocato, che ha diffidato il colonnello Luciano Garofano a intervenire oggi su Unomattina. "Non solo è sospetto un intervento del genere il giorno dell’ inizio del processo dinanzi a a una giuria popolare - aggiunge il legale - ma il colonnello Garofano è consulente tecnico dell’ accusa nonché carabiniere in servizio". Infine la difesa presenta il dossier del detective privato Giuseppe Gelsomino: 69 punti per dimostrare che Annamaria è innocente. Con un altro video per mostrare ai giudici che l’ assassino è fuggito per un canalone. La Corte d’ Assise d’ Appello di Torino, presieduta da Romano Pettenati, dovrà decidere anche se tornare nella villa di Cogne, sotto sequestro dal mese di agosto. Resta l’ incognita della perizia psichiatrica. Le parti non sembrano intenzionate a chiederla, ma la Corte potrebbe disporla in modo autonomo. Dopo aver sentito Annamaria, che oggi, in aula, ci sarà. Cristina Marrone

(16 novembre, 2005) Corriere della Sera


(17 novembre, 2005) Corriere della Sera


l’ appello di Cogne. La prima udienza

"Perizia psichiatrica per la Franzoni"
Il pg: approfondire il rapporto con il figlio. L’ aula presa d’ assalto dalla folla


DA UNO DEI NOSTRI INVIATI TORINO - Mercoledì 16 novembre 2005. Nell’ aula 6 della Corte d’ assise d’ appello di Torino l’ orologio torna indietro di 1.385 giorni. Alle 8.24 del 30 gennaio 2002. Il processo per l’ omicidio di Samuele riparte da qui. Comincia con il presidente della Corte, Romano Pettenati, che dice "questa è una vicenda dolorosa, faccio appello al senso di civiltà di chi assiste". Con l’ imputata, Annamaria Franzoni, per la prima volta in aula e un pubblico di curiosi e giornalisti ammessi ad assistere al dibattimento. Comincia da dove l’ abbreviato in primo grado non era riuscito ad arrivare. Dai racconti dei soccorritori. Dalla drammatica telefonata di Annamaria al 118. "Quando l’ ho sentita in tv ho percepito un affanno, un dolore tremendo" ammette il pg Vittorio Corsi, smentendo quella "lucida freddezza" con cui era stata descritta dal giudice Eugenio Gramola. Si inizia dal dvd inedito fatto arrivare soltanto due giorni fa dai carabinieri di Aosta che raccoglie tutte le scene girate nella casa del delitto, poi scartate perché ritenute irrilevanti. Materiale su cui accusa e difesa si trovano ora concordi nel chiedere una nuova perizia che, a detta dello stesso pg, "è inevitabile". Il giudice Romano Pettenati ha già fatto intendere che la concederà. Si ricomincia anche con l’ interrogatorio di Annamaria Franzoni, chiesto dallo stesso avvocato Carlo Taormina, e da una nuova trascrizione di quello che fu reso dalla donna davanti al gip Gandini subito dopo l’ arresto: fogli pieni di parentesi e omissis e mai riguardati. A sorpresa, il pg Corsi vuole una nuova perizia psichiatrica per Annamaria e l’ acquisizione delle cartelle cliniche di tutto il periodo in cui lei è rimasta in carcere: "Speriamo - dice il magistrato - che la signora ci aiuti ad avere un quadro completo della personalità, si deve approndire il rapporto con il figlio". La difesa vorrebbe un nuovo sopralluogo nella villetta per verificare se il killer poteva agire nel breve tempo in cui Annamaria era fuori casa. In aula, il pubblico ascolta con attenzione. Ma molte delle oltre 200 persone arrivate per "vedere in faccia Annamaria" non trovano posto. C’ è una donna che ha finto di svenire pur di entrare. C’ è un signore che mostra le date di tutte le volte che la Franzoni è andata in tv. Poi c’ è anche un gruppo di studenti di giurisprudenza: "Siamo qui per motivi professionali". Lunedì la Corte deciderà su tutte le richieste. Saranno visionati pubblicamente anche i vari dvd acquisiti dai giudici. "Ma possiamo cominciare prima?" chiede il presidente con un sorriso mentre si consulta con la collega. Taormina ricorda: "Sa, il viaggio per la mia cliente è lungo... Cerchiamo di non gravare sui bilanci familiari". Sorride ancora Pettenati. Alla fine acconsente. Lunedì ci si vede alle undici. Nessuna levataccia. "Beh, facciamo un favore anche ai carabinieri di Aosta che devono venire a raccontarci come hanno girato quel video" conclude. "Abbiamo a che fare con una giuria che vuole capire - commenta alla fine Taormina -. Ma quando mi trattano meglio è quando temo di più, soprattutto quando si parla di magistrati". Cristina Marrone

Marrone Cristina