Aldo Rizzo, La Stampa 27/1/2007, 27 gennaio 2007
Il governo di Pechino ha atteso dodici giorni per confermare ufficialmente ciò che già tutti sapevano, e cioè che un missile cinese aveva colpito (il 17 gennaio 2007) e distrutto un vecchio satellite artificiale che ruotava nello spazio
Il governo di Pechino ha atteso dodici giorni per confermare ufficialmente ciò che già tutti sapevano, e cioè che un missile cinese aveva colpito (il 17 gennaio 2007) e distrutto un vecchio satellite artificiale che ruotava nello spazio. Naturalmente anche il satellite era cinese, ma il test missilistico dimostrava che era possibile colpire allo stesso modo altri satelliti, «anche» americani, benché il portavoce abbia abbondato in rassicurazioni sulle intenzioni pacifiche del suo governo. Secondo il columnist del New York Times Philip Bowring, si tratta di una svolta paragonabile al lancio, esattamente cinquant’anni anni fa, dello Sputnik sovietico, che improvvisamente rivelò all’America la vulnerabilità «spaziale» del suo sistema strategico, con la conseguente, affannosa rincorsa al «riequilibrio». Solo che quella era la preistoria delle «guerre stellari», cioè della possibilità di combattersi nello spazio, o utilizzando lo spazio, mentre ora la prospettiva è molto più concreta. E, per dire, distruggere o accecare, magari con un’azione preventiva, gli «occhi» ultrasensibili dell’avversario sopra e fuori dalla Terra darebbe un inestimabile vantaggio operativo. Un duello con il vero rivale