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 2007  gennaio 27 Sabato calendario

27 Gennaio 2007 Sull’autobus con Hillary Dunque ci siamo, è venuto sul serio il momento dei vestiti gialli, delle maxi-borse e, in politica, delle donne candidate

27 Gennaio 2007 Sull’autobus con Hillary Dunque ci siamo, è venuto sul serio il momento dei vestiti gialli, delle maxi-borse e, in politica, delle donne candidate. I «femminili» lo andavano predicando da tempo, ora toccherebbe prendere posizione e non ci sente pronte. Registrata con perplessità attendista la prima novità (magari in estate, con l’abbronzatura) e con blanda soddisfazione la seconda (una signora si stufa in fretta delle sue borsette, si sa), si dovrebbe esultare perlomeno per la terza. Ma più passano i giorni, più si constata che la candidatura di Hillary (veloce a sfoggiare in pubblico una bella giacca gialla, tra l’altro) non elettrizza quanto dovrebbe. Chi scrive si riprometteva di pensarci su, sondare più a fondo gli umori tiepidi di amiche e conoscenti, eventualmente attendere che qualcuna uscisse allo scoperto (qualcuna che non sia l’adorabile, ma un po’ svampita, Liz Taylor) e suonasse la carica dimostrando che la causa di Hillary è la causa di tutte e s’ha da esultare. Poi, l’altro giorno, le agenzie di stampa hanno battuto una piccola notizia datata Tel Aviv. O meglio, una piccola non-notizia. La storia è questa: in Israele un gruppo di donne ebree ortodosse, capeggiate dalla scrittrice Naomi Ragan, ha deciso di ribellarsi contro la pratica, radicata da anni, di separare uomini e donne sugli autobus pubblici che passano dai rioni più ultra-religiosi di Gerusalemme. Su quegli autobus le donne sono invitate a prendere posto al fondo, mentre i sedili anteriori sono riservati agli uomini. Che c’entra con Hillary? Nulla, però leggendo fino in fondo il breve dispaccio d’agenzia, e passando rapidamente dalla curiosità all’entusiasmo, quindi alla delusione, a un certo punto è scattata una di quelle associazioni d’idee che gli psicoanalisti ci hanno insegnato a non sottovalutare, soprattutto quando ci si sente un po’ confusi. La decisione delle ortodosse di rivolgersi alla Corte Suprema per mettere fine a una discriminazione che «ferisce i diritti fondamentali ed è inconciliabile con la democrazia», come hanno argomentato le combattive signore, pareva una buonissima notizia solo fino a riga cinque; dove si spiegava che le ricorrenti non chiederebbero la liberalizzazione dei posti, bensì un semplice ribaltone: i sedili anteriori (più comodi, pare, se si hanno bambini e sacchetti della spesa) siano riservati alle donne, e gli uomini si spostino nella zona posterioriore. Si tratta, insomma, di scambiarsi i posti. Come Bill e Hillary. E lì s’è capito: questa primavera sarà più facile appassionarsi a una giacca gialla che all’avanzata di Hillary verso la presidenza degli Stati Uniti. Stampa Articolo