la Repubblica 27/1/2007, 27 gennaio 2007
Caro Direttore, Come sovrintendente della Scala, non ho mai emanato alcuna norma nuova né tanto meno restrittiva in materia d´abbigliamento durante le serate delle stagioni d´opera, balletto e concerti
Caro Direttore, Come sovrintendente della Scala, non ho mai emanato alcuna norma nuova né tanto meno restrittiva in materia d´abbigliamento durante le serate delle stagioni d´opera, balletto e concerti. I «consigli» rivolti al pubblico, che genericamente riguardano un invito a indossare giacca e cravatta per gli uomini e a adottare un «abbigliamento consono al decoro del teatro» per le donne, esistono da sempre alla Scala, ben visibili in tutta la documentazione che accompagna la vendita dei posti. Alcune di queste norme sono state riportate sul retro dei biglietti nel momento in cui è stato adottato un nuovo formato del documento d´acquisto, dopo il rientro della Scala nella sede del Piermarini. E ciò semplicemente per colmare una lacuna nell´informazione al pubblico. Non esistono dunque norme restrittive, se non quelle del buon gusto e del rispetto della storia del Teatro, per l´accesso alla Scala, che proprio su mia iniziativa ha lanciato quest´anno un «Progetto Giovani» che tende a un democratico allargamento del pubblico. Tant´è che la campagna di comunicazione sottolinea, in questo caso, l´assenza di qualunque obbligo formale, in sintonia con il principio che non ogni evento impone gli stessi codici di comportamento. Iniziative come «La Scala in Famiglia» aprono il teatro, la domenica pomeriggio, a un pubblico del tutto nuovo, cui nessun vincolo estetico può essere imposto.