Note: [1] a.s., la Repubblica 15/1; [2] ro.pe., La Gazzetta dello Sport 23/1; [3] Mario Sconcerti, Corriere della Sera 22/1; [4] Luigi Bolognini, la Repubblica 22/1; [5] la Repubblica 24/11/2006; [6] Michele Serra, la Repubblica 24/1; [7] Gianni Piva, la , 24 novembre 2006
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 29 GENNAIO 2007
Che ieri sera l’Inter abbia perso (nel qual caso saranno contenti quanto invitavano a «scandagliare l’ignoto. Organizzare macumbe e/o sedute spiritiche di massa. Chiamare alle armi la popolazione inerme. Provarle tutte, insomma, per fermarli» [1]), pareggiato o vinto (nel qual caso i successi consecutivi sarebbero 14 e dopo Snai pure Match Point e Totosì, che già pagavano quasi niente, potrebbero non accettare più scommesse sullo scudetto nerazzurro [2]), cambia poco: «Ci sono momenti della settimana in cui l’Inter e gli interisti si devono perfino giustificare di dominare il torneo che è stato loro messo a disposizione» (Mario Sconcerti). [3]
«Non mi sento più interista: vinciamo sempre» (l’attore Giuseppe Cederna una settimana fa). [4] In questi mesi la società del petroliere Massimo Moratti è diventata «uno straordinario spot alla diversità reciproca, all’inimicizia dei forti», all’ostilità palese. Mario Sconcerti: «Gli juventini con il tempo hanno riacquistato la solerzia degli innocenti, si convincono a vicenda che una grande ingiustizia è stata fatta e non si fanno altre domande. Non hanno altra memoria. I milanisti non capiscono la squadra né Berlusconi. Capiscono solo che questa evidenza dell’Inter va in qualche modo arginata. Gli interisti, dirigenza compresa, non riescono dal canto loro a riaversi dalla coscienza di essere impopolari. Pensavano che tanti anni di sciocchezze valessero piccoli investimenti in simpatia, ma così non è mai». [3]
Interisti, felici e vincenti: roba nuova. Enrico Bertolino: «Mi permetta: l’Inter non è mai vincente. Accade che vinca, ecco. La differenza è notevole». [5] Michele Serra: «Una squadra che vince con la tracotante facilità dell’Inter non può che risultare odiosa a tutti (tranne che ai suoi tifosi). Il gruppo nerazzurro può dunque godersi la solida impopolarità di questi mesi, dopo lunghi anni nei quali era simpatica a tutti anche perché era diventata un’impagabile oggetto di dileggio. Certo, il passaggio dalla romantica aura di nobili e perdenti all’attuale condizione di padroni detestati è stato, per gli interisti, davvero brusco». [6]
Per l’Inter padrona del campionato il nuovo terreno su cui misurarsi è la convivenza con la dimensione scandita da un susseguirsi di successi e primati che non ha precedenti. Gianni Piva: «Se le vittorie normalmente semplificano la vita, il primato nel calcio è comunque qualcosa con cui fare i conti. Polemiche comprese. Come quella di essere aiutati dagli arbitri». Moratti: «Capisco che un po’ di piacere a pensare questo ci possa essere, forse serve anche un po’ chi ha perso. Comunque, non mi sembra proprio che ci siano stati degli aiuti». [7]
Guai a paragonare l’Inter alla Juve. Nico Colonna, direttore del diario Smemoranda: «Stiamo vincendo sul campo, non dietro le quinte. Loro erano i più forti comunque, ma mica è colpa mia se rafforzavano questa supremazia rubando». [4] Serra: «In realtà la questione arbitrale, nel primo campionato dopo Calciopoli, consta soprattutto di un caotico (e illeggibile) cumulo di errori sparsi a pioggia quasi ovunque. L’esatto rovesciamento delle precedenti trame, una specie di dilettantismo imprevedibile che ha preso il posto del molto professionale disegno degli scorsi anni». [6]
Più insidiosa, piuttosto, è l’altra imputazione che i detrattori muovono all’Inter: stravincere anche, se non soprattutto, perché Juve e Milan, sia pure in diversa misura, sono state messe fuori gioco dalla giustizia sportiva. [6] Alberto Cerruti: «Oggi si deve ammettere che non è più un vantaggio per l’Inter stravincere un campionato senza la Juventus, in cui il Milan annaspa per evidenti limiti tecnici. Paradossalmente, a questo punto, può essere vero il contrario, perché è l’Inter a essere danneggiata dall’assenza o dall’inconsistenza dei suoi avversari, che così sminuiscono involontariamente le imprese dei nerazzurri». [8] Marco Santin, della Gialappa’s band: «Penso a godermela, a Galliani che diceva che a Natale ci avrebbero già agganciato». [4]
A voler dare retta a bar e salotti televisivi, per appiccicare sulla maglia uno scudetto autentico pure per occhi avversari, l’Inter dovrà aspettare ancora un po’. [9] Serra: «Dunque, a ben vedere, l’Inter morattiana vede confermato anche nel suo momento di supremo splendore il suo destino anomalo, la sua quasi-malasorte. molto probabile che abbia imbroccato la supersquadra, la formula invincibile, proprio nell’anno in cui la Juve è fuori gioco. Tanto che in parecchi pensano, e dicono (anche tra gli interisti, per altro entusiasti di avere di questi rovelli), che il ”vero” scudetto da vincere sarà quello della stagione a venire, quando anche la Juve sarà in campo. Il che vorrebbe dire che l’Inter, esagerata in tutto, per sentirsi davvero e finalmente la prima e la migliore dovrà imbroccare un’infilata di tre scudetti consecutivi, compreso quello vinto lo scorso anno a tavolino. Una fatica di Sisifo...». [6]
A dirla tutta, c’è pure la remota possibilità che lo scudetto a tavolino dell’anno scorso sia cancellato da un’inchiesta della Procura di Milano che ipotizza il falso in bilancio per il presidente nerazzurro (e per l’amministratore delegato del Milan Adriano Galliani). Arianna Ravelli: «Tutto comincia l’11 febbraio 2004 con l’inchiesta avviata dalla procura di Roma, dopo la denuncia dell’ex presidente del Bologna Gazzoni Frascara. Il 26 c’è il primo blitz della Guardia di finanza con 51 club perquisiti, più Figc e Lega. L’ipotesi di reato è falso in bilancio per eludere le norme che regolano l’iscrizione ai campionati. L’inchiesta a questo punto viene stralciata: Roma invia alle procure competenti i vari fascicoli. A Milano arrivano quelli di Inter e Milan, a Torino quelli che riguardano Juventus e Torino, e la stessa cosa accade a Bologna, Messina, Palermo, Genova, Lecce, Perugia, Parma per le relative società. Roma, che ha istruito prima l’inchiesta, ha già rinviato a giudizio Franco Sensi e Sergio Cragnotti». [10]
Tutto è in bilico per una data. La Stampa: «Sarebbe del 29 ottobre 2004, infatti, l’ultimo atto contabile votato dagli organi societari dell’Inter e finito nell’inchiesta. Il documento sarebbe poi servito per l’iscrizione al successivo campionato, quello 2005-06, poi finito nella centrifuga di calciopoli». [11] Il tributarista Victor Uckmar: «Dico solo che c’è un codice penale e fallimentare, perché i signori del calcio devono essere trattati diversamente da un imprenditore delle scarpe? Vanno puniti». [12]
«L’uomo più buono del mondo» deve difendersi dall’accusa di aver falsificato i bilanci della «squadra più onesta del mondo». Massimo Gramellini: « chiaro che si tratta di un equivoco ordito dai poteri oscuri e che Massimo Moratti e la sua Inter non possono aver partecipato in alcun modo alla pratica del taroccamento contabile, oltretutto in combutta con il Milan del nemico di classe Berlusconi. Anche perché in quel caso chi lo andrebbe poi a spiegare a Gino Strada, interista di sinistra e morattiano della prima ora, che non perde occasione per ribadire la purezza ideologica della sua fede e descrivere i nerazzurri come un convento di samaritane illibate, costrette a convivere fra peccatori d’ogni risma?». [13]
Giustizia penale e sportiva hanno diversi tempi di prescrizione. La Stampa: «Per la giustizia del pallone, un illecito non può più essere perseguito passati due anni dal campionato sospetto, per le società, dopo quattro anni per i dirigenti. E in questo caso, la data di riferimento sarebbe il 30 giugno 2005, cioè il momento dell’iscrizione al torneo. Fissando così la prescrizione al 30 giugno 2007 per le società, alla stessa data del 2009 per i dirigenti. Fin lì, se mai fosse dimostrata la colpevolezza, può arrivare la mannaia della Figc». [11]
Moratti dice che son «tutte storie»: «Mi sono informato anche presso i tecnici, che hanno seguito questa cosa, e sono altrettanto tranquilli». [14]
L’avvocato Grassini, esperto di diritto sportivo: «Siamo al limite dei giorni e la cosa può essere controversa però ritengo che la documentazione per quell’anno va presentata nella stagione 2003-04, pertanto l’ipotetico reato sarebbe prescritto. Diverso il discorso per i dirigenti, coinvolti: la prescrizione scatta dopo quattro anni, e quindi i tempi per eventuali sanzioni sportive ci sarebbero tutti». [11]
«San Moratti martire» saprà senz’altro scagionarsi. Gramellini: «Se però la congiura dei cattivi riuscisse a incastrarlo con prove fasulle (fasulle come il passaporto di Recoba su cui l’Inter ha patteggiato, per intenderci), il Fato che ha un debole per i nobili di spirito ha già trovato il modo di tendergli la mano: lasciando cadere il reato in prescrizione. Infatti, fra le sue tante fortune, l’uomo più buono del mondo ha quella di ispirarsi a Mr Magoo, il cartone animato che si aggira orbo fra i pericoli senza che nessuno lo colpisca. O, se preferite, all’ispettore Clouseau, le cui scelte goffe e catastrofiche producono sempre un inconsapevole lieto fine». [13]
Stando così le cose, neanche il passaggio al Milan del brasiliano Ronaldo (ex mito interista ingloriosamente fuggito al Real Madrid dopo aver vinto il mondiale 2002) è per i tifosi nerazzurri una brutta notizia. Beppe Severgnini: «Rappresenta l’ultimo tassello di un mosaico. L’interizzazione del Milan è completa. un fenomeno affascinante, una mimesi cittadina che non si vedeva da tempo: tutte le cose di cui ci accusavano, le stanno facendo loro. I rossoneri comprano a caro prezzo presenze misteriose (ha fatto più gol il difensore interista Burdisso in due partite che la punta milanista Oliveira in una stagione). Litigano in campo (Inzaghi sostituito e immusonito). Si lamentano dei media (dimenticando che ne possiedono metà). Perdono con l’Arezzo, ma ”vedono la squadra in crescita”. Accusano gli arbitri. Prendono pali e traverse. Si convincono – come ha scritto Vanni B., un lettore (milanista) – ”d’essere vittime di una maledizione cosmica e leopardiana”. Dove si fermerà, questa forma di adulazione? Berlusconi sposerà la Carlucci, pur di avere in casa una Milly anche lui?». [15]