Giovanni Belardelli, Corriere della Sera 27/1/2007, 27 gennaio 2007
Morricone «L’Oscar, una grande rivincita Poi riscrivo l’Inno di Mameli» ROMA – «Ma senti come tiene questa nota»
Morricone «L’Oscar, una grande rivincita Poi riscrivo l’Inno di Mameli» ROMA – «Ma senti come tiene questa nota». Ennio Morricone s’infiamma ascoltando Celine Dion in quella canzone dolce come una carezza e malinconica come un rimpianto che riveste la colonna sonora di C’era una volta in America. la copia pilota del cd We All Love Ennio Morricone che molte star, Bruce Springsteen e Roger Waters, i Metallica e Renée Fleming, Quincy Jones e Andrea Bocelli, gli hanno dedicato. «Celine la canterà dal vivo il 25 febbraio». Quella sera Morricone, 78 anni, avrà l’Oscar alla carriera. Ma nei prossimi giorni avrà già un periodo americano, dirigendo per la prima volta in USA, a New York, il 2 febbraio all’Onu e il 3 al Radio City Music Hall. Ennio Morricone in realtà dirige le sue musiche soltanto da una decina d’anni: «Prima non c’era richiesta». Fra i tanti omaggi in Italia, la Festa del Cinema di Roma chiuderà la seconda edizione in ottobre con un suo concerto all’Auditorium. Morricone e l’America, un rapporto non facile. Nel ’98 al settimanale tedesco Stern disse che l’Oscar non glielo davano perché non si è mai fatto vedere a Hollywood. «Dino De Laurentiis mi spinse a trasferirmi a Los Angeles offrendo una villa. Non potei accettare. Anche perché me l’avrebbe fatta pagare con cachet scarsi». Dopo cinque nomination a vuoto, si colma un’ingiustizia. Non ha mai nascosto il suo dispiacere per The Mission, ha detto che non ci sperava più. Cambierà la sua vita? «No, assolutamente. Sono felice, certo, ma per me l’Oscar ha la stessa importanza del Leone d’Oro che mi hanno dato a Venezia, del David di Donatello e degli altri premi che ho avuto». Che cosa dirà? «Ricorderò i grandi del nostro tempo che non hanno avuto la statuetta. Fino a qualche tempo fa ero tra loro. Ora mi ritrovo in compagnia di Fellini, Antonioni, Sophia Loren e Dino De Laurentiis, gli italiani che hanno avuto l’Oscar alla carriera, mi fa più felice questo di un Oscar per un film. Lo dedicherò a mia moglie Maria, la mia prima consigliera, quanta pazienza ha avuto con me. Quando nacque nostro figlio Andrea, io ero al montaggio per Il buono, il brutto, il cattivo ». Morricone non aggiunge mai una parola in più, se mai la toglie. Si finge schivo per nascondere l’emotività. un uomo legatissimo alla famiglia, se ne infischia delle regole dello star system: «Agli Oscar parlerò in italiano, voglio che a tradurmi in inglese sia Giovanni, altro mio figlio, anche se non sarà facile resistere agli americani che premono perché ci sia Monica Bellucci». Giovanni curerà la regia del dvd tratto dal concerto che il padre con la «Roma Sinfonietta» terrà all’Onu per l’insediamento del nuovo segretario Ban Ki-Moon. «Dirigerò Voci dal silenzio, il brano che ho dedicato a tutte le stragi umane ispirato all’11 settembre. E nella seconda parte le mie colonne sonore». Ne ha scritte circa 450, e oltre 100 sono i lavori di musica classica. Non l’hanno mai amato. Il giudizio più benevolo arrivò da Goffredo Petrassi, che fu anche la sua guida morale. «Quando gli parlavo delle colonne sonore mi rispondeva: "Recupererai il tempo"». finito l’ostracismo. «Ma una certa ombra è rimasta, non si capisce che il cinema è l’arte che riassume tutte le altre». Gli rimproveravano la popolarità e il successo che gli ha dato il cinema. «Ora sto trascrivendo un pezzo per nove strumenti, ancora senza titolo. L’Inno di Mameli viene eseguito come una marcia volgarotta e paesana, io ne vorrei fare una versione spiritosa con tutti gli artifici contrappuntisti». Morricone ha la semplicità dei grandi. Giorni fa il regista di fiction Stefano Reali ha organizzato una serata per lui con amici musicisti. Improvvisamente Ennio ha detto: «Datemi un pezzo di carta». Ha scritto di getto un ritornello breve per il sassofonista jazz Stefano Di Battista: «Non lo conoscevo, volevo sentirlo suonare, l’ho messo alla prova, volevo vedere come legge la musica all’impronta, non certo atteggiarmi a compositore che improvvisa un pezzo. E la risposta è stata positiva». Morricone ama un certo distacco. Quando lo guardi ripensi subito alla colt di Clint Eastwood negli spaghetti western: «Pensare che di persona l’ho incontrato una sola volta in tv da Pippo Baudo». Ricorda quando volle conoscerlo Bill Wyman, l’ex bassista dei Rolling Stones: «Lo portai a mangiare dietro casa mia. Alle 9 di sera mi alzai. Gli dissi che vado a letto presto». Maestro, rammenta che cosa risponde Bob De Niro in C’era una volta in America quando, rispuntando dall’oblio, gli chiedono cosa avesse fatto in tutti quegli anni? «Sono andato a letto presto». Sorride: «Ecco, De Niro è uno che teme la musica, diceva che Leone la metteva per disistima nei suoi confronti, come se non riempisse la scena. E non fingeva. Sergio non gli diede retta». Morricone si sveglia ogni giorno alle quattro e mezzo del mattino. Faccio ginnastica, cammino su e giù in casa fino a quattro chilometri. Ho contato un percorso di 54 metri quadrati. Mi distendo. Ho molto lavoro. Sono anche un po’ preoccupato. In America non vado mica a fare una passeggiata».