Giovanni Belardelli, Corriere della Sera 27/1/2007 Luciano Canfora, Corriere della Sera 11/2/2007, 27 gennaio 2007
DUE ARTICOLI. A QUELLO DI BELARDELLI HA RISPOSTO CANFORA
Il Dizionario Biografico dopo mezzo secolo è fermo alla «L»
In un Paese come il nostro, nel quale le grandi opere infrastrutturali diventano spesso interminabili e sembrano condannate a restare incompiute, possiamo davvero meravigliarci che la stessa sorte stia toccando a una grande opera di carta, anch’essa in un certo senso infrastrutturale, come il
Dizionario biografico degli italiani? Il Dizionario,
destinato a illustrare le biografie dei personaggi storicamente rilevanti dalla caduta dell’Impero romano in poi, iniziò a comparire nel 1960 ma a tutt’oggi, dopo 65 volumi, è giunto soltanto alla lettera L. Al ritmo attuale – secondo quanto afferma una relazione della Corte dei conti ripresa dal Mondo ”il Dizionario sarà completato tra 22 anni, raggiungendo a quel momento i 110 volumi (senza contare gli aggiornamenti resisi necessari nel frattempo: dal 1960 a oggi è deceduta un sacco di gente meritevole di una voce biografica). Ma chissà poi se queste cifre sono del tutto attendibili, visto che sul sito dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, promotore ed editore del Dizionario biografico
stesso, si legge invece che i volumi complessivi saranno alla fine non 110 ma 100. Come si fa, insomma, a non temere che tutta l’impresa sia diventata ormai interminabile, una specie di Salerno-Reggio Calabria della cultura italiana, condannata a tenere i propri cantieri perennemente aperti?
Intendiamoci, è fuor di dubbio che l’Italia debba avere, come lo hanno altri Paesi, un grande dizionario biografico cui ricorrere per le notizie relative non tanto ai personaggi più noti, bensì a donne e uomini di importanza minore, sui quali dunque le informazioni disponibili altrove sono spesso lacunose o inesistenti. Senonché sembra evidente che, nel caso italiano, un’opera del genere sia nata sulla base di un progetto affetto da gigantismo, tale da determinare nel tempo una mole di lavoro difficilmente gestibile organizzativamente e finanziariamente (la Corte dei conti ha stimato che per ciascuno dei prossimi 22 anni il Dizionario biografico degli italiani produrrà una perdita di oltre 620 mila euro). Per un confronto si tenga presente che in Gran Bretagna l’Oxford Dictionary of National Biography è racchiuso in 60 volumi.
Che nell’impostare le dimensioni dell’opera si sia esagerato sembra indicarlo il fatto stesso che negli anni Venti, quando furono avviati i lavori preparatori parallelamente alla realizzazione dell’Enciclopedia Treccani, la previsione iniziale era di stampare in tutto 16 volumi. Anche se presto il numero raddoppiò o quasi. Dopo il 1945 il progetto venne ripreso, inizialmente sotto la direzione di Fortunato Pintor, che già Giovanni Gentile aveva chiamato alla testa dell’impresa nel 1929. Nel dopoguerra i volumi previsti erano intanto diventati 70. Ma nel 1959 un promemoria per il presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana (pubblicato in un volume rievocativo stampato dalla stessa Treccani) faceva ormai la previsione di 100-150 volumi per un totale di 150 mila biografie (oggi l’Oxford Dictionary of National Biography ne contiene 55 mila). Nello stesso documento si osservava saggiamente che la mole dell’impresa e dunque i tempi lunghissimi necessari per realizzarla rischiavano di «pregiudicare seriamente, oltre gli interessi economici dell’Istituto, la validità scientifica e la vitalità culturale dell’opera».
Proprio per evitare questi pericoli veniva allora proposto di limitare il totale dei volumi a 60, con la drastica riduzione delle voci previste a 40-45 mila: così facendo si stimava possibile terminare il Dizionario biografico
nel 1989. Non saprei dire che cosa sia intervenuto in seguito a provocare invece l’aumento notevolissimo dei volumi, con conseguenti fasi di rallentamento e di accelerazione nella comparsa dei vari tomi che davvero contrastano con la regolarità che aveva segnato invece, dal 1929 al 1937, la pubblicazione dell’Enciclopedia Treccani al ritmo di un nuovo volume ogni tre mesi. Mi sembra però evidente che la dilatazione nella mole dell’opera dev’essere dipesa non tanto dal numero delle voci biografiche (ridotte ormai, nelle previsioni, a 35 mila) ma dall’incapacità a limitarne le dimensioni medie, volendo forse dare al Dizionario un carattere di completezza invece che di strumento per una prima, essenziale informazione, come sarebbe più logico.
La stessa previsione di 100 o 110 volumi complessivi (a fronte di ben 50 volumi già occupati dalle sole lettere dalla A alla F) sembra indicare in realtà come la direzione del Dizionario stia cercando da qualche anno di invertire la rotta, di ridurre il gigantismo iniziale almeno nella metà dell’opera che resta ancora da realizzare. Ma è evidente che su questa via non si potrà procedere più di tanto, pena il dar vita a un’opera manifestamente deforme, in cui alla fine Bottai potrebbe avere il doppio dello spazio di Mussolini, e Raffaello meno di quello dedicato a Umberto Boccioni. Pur ammettendo che l’opera in un modo o nell’altro, o prima o poi, possa giungere alla lettera Z, sarà in ogni caso impossibile ovviare a un problema piuttosto serio: al fatto cioè che un’impresa del genere, realizzata in un arco di tempo così lungo, necessariamente risulterà in molte voci già invecchiata, come appunto prevedeva nel 1959 l’estensore di quel promemoria che ho prima citato e come oggi può sperimentare chi legga certe voci biografiche scritte, nel caso dei primi volumi, quasi mezzo secolo fa.
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Corriere della Sera, 11/2/2007
Partirò da un aneddoto vero. Un giovane giornalista di provincia mi intervista tre mesi fa intorno alle «raccomandazioni» nel mondo universitario. Gli racconto un episodio ben noto: la dura risposta di Concetto Marchesi a Palmiro Togliatti, quando «il Migliore», nei primi anni Cinquanta, pensò di fare sia pure con molta circospezione una «segnalazione» al professor Marchesi. La risposta fu che «i comunisti non accettano raccomandazioni». Il giovane ascolta e scrive nel suo giornale locale che Togliatti aveva tentato di «raccomandare Marchesi». Rabbrividisco, ma non rettifico, data l’irrilevanza della sede. Quasi tre mesi dopo, l’implume fa «carriera» e offre il suo pezzetto (già usato) all’Espresso,che ingenuamente glielo pubblica, come nuovo, con la stessa illogica sciocchezza bene in vista. Cosa colpisce in questa storiellina? Il fatto che una persona tutto sommato acculturata non abbia la più pallida idea della cronologia dei personaggi dei quali, si potrebbe dire, quasi impunemente, scrive. Non si è chiesto, il brav’uomo, in quale mai occasione Marchesi (nato nel 1878, cattedratico già prima del fascismo) avrebbe potuto essere «raccomandato» da Togliatti (nato nel 1893, ben presto esule, leader in Italia soltanto dal 1944), e per quale mai ruolo o funzione. Proprio però per il suo non saper nulla o quasi (in primo luogo della cronologia) di due grandi italiani del Novecento, quell’esordiente è nondimeno un campione interessante e sintomatico. Sintomatico di come sia carente ormai la conoscenza delle persone concrete della storia d’Italia, in primis novecentesca.
Il Dizionario biografico degli Italiani èlamigliore e più seria risposta a tale pesante – e molto diffusa – lacuna. Come mi è capitato di ricordare in altre sedi, il Biografico, con le sue previste 40.000 biografie (ne sono già uscite circa 26.000), è forse l’unica durevole «Storia d’Italia», o, se si vuole, «degli italiani» (per adoperare il titolo di un celebre libro di Giuliano Procacci), di cui si disponga, e su cui per un lunghissimo tempo – e con adeguati periodici aggiornamenti – potremo fare affidamento.
un po’ frivola l’accusa di lentezza. Di gran lunga più lento è, certamente, il Dictionnaire de biographie française, che per giunta è ben scadente prodotto rispetto al nostro
Biografico. Né ci deve abbagliare la velocità con cui sono stati realizzati nel 2004 gli 84 volumi dell’Oxford Dictionary of National Biografy
in quanto l’80 per cento dell’opera era già disponibile nella vecchia edizione di inzio Novecento; l’opera meritoria è stata di aggiornare il vecchio corpo dell’opera.
Chi potrà mai trovare – nel panorama mondiale – l’equivalente di un biografico come quello dell’Istituto Treccani, dove le voci sono frutto di originale ricerca di grandissimi studiosi quali Arnaldo Momigliano, Armando Petrucci, Domenico Musti? e potrei seguitare molto a lungo nella esemplificazione. Come Gentile seppe, per l’Enciclopedia, convogliare le forze migliori e spingerle a testi originali, nuovi, lontanissimi dalla triste compilazione, così il Biografico ha saputo finora fare l’analogo nel suo specifico ambito. Dico «finora», perché ciclicamente si addensano ombre sul
Biografico. Qualcuno scalpita, e si chiede, con mal riposta ansia, quando potremo leggere la voce «Zucchi». La più grande Enciclopedia scientifica dell’Occidente, la «Pauly Wissowa», fu realizzata in un arco di tempo di oltre un secolo. E seppe aggiornarsi in corso d’opera con adeguati e talvolta impareggiabili supplementi. Dunque niente paura. Quando si farà «Zucchi», potrà essere ripresa e perfezionata la voce «Almagià».
Il problema è piuttosto quello del sostegno all’Istituto dell’Enciclopedia ed ai suoi veri «gioielli» – uno è di sicuro il Biografico. di moda deridere il sostegno statale e idolatrare il mercato. Applicata ad istituzioni di quella importanza e levatura codesta moda può solo fare guai: per esempio portare al timone chi sa di amministrazione e ad un ruolo subalterno chi sa di scienza. Invocare qualcosa che vada controcorrente non mi ha mai spaventato; quello che importa è la qualità degli argomenti, non le mode. Solo un sostegno statale potrà potenziare il Biografico
ed accelerarne il ritmo. Pensiamo che la Presidenza della Repubblica e la Presidenza del Consiglio non ignoreranno la questione. E vorranno evitare che un Istituto, pilastro ma anche simbolo della nostra cultura, scivoli nella condizione di dover contendere lo spazio, sul «mercato», ai venditori di figurine.
Il problema non sono le lungaggini ma il sostegno dello Stato