Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  gennaio 27 Sabato calendario

Come i ministri coltivano collegi e allevano elettori Le scrivo da Parigi dove risiedo da 11 anni, per segnalarle (penso lo abbia notato) l’ennesimo atto di clientelismo da parte di un ministro del governo, cioè quello di avere assegnato alla città di Benevento la sede nel Sud Italia della nuova scuola di magistratura

Come i ministri coltivano collegi e allevano elettori Le scrivo da Parigi dove risiedo da 11 anni, per segnalarle (penso lo abbia notato) l’ennesimo atto di clientelismo da parte di un ministro del governo, cioè quello di avere assegnato alla città di Benevento la sede nel Sud Italia della nuova scuola di magistratura. Aggiungo, per chi ancora non lo sapesse, che un ministro del governo è ministro di tutti gli italiani, non solo dei suoi concittadini. Magno Carmine m.carmine@yahoo.fr Caro Carmine, il rimprovero che lei muove alla decisione del ministro di Grazia e Giustizia, rappresentante di un collegio della provincia di Benevento, è vecchio quanto la democrazia parlamentare. Dopo avere letto la sua lettera ho ritrovato fra le carte di Francesco Crispi il passaggio di un discorso che l’uomo politico siciliano pronunciò a Palermo negli anni Ottanta dell’Ottocento, dopo la formazione dei governi trasformisti di Agostino Depretis. Eccolo: «Nel Parlamento (...) avviene spesso una specie di contratto bilaterale. Il Ministero dà le popolazioni in balia del deputato, purché il deputato lo assicuri del suo voto. Le nomine del prefetto, del pretore, del delegato di polizia, sono fatte nell’interesse del deputato, affinché si mantenga a lui l’influenza locale. Bisognerebbe vedere il pandemonio di Montecitorio, quando si avvicina il momento di una solenne votazione. Gli agenti del Ministero corrono per le sale e per i corridoi, onde accaparrare voti. Sussidi, decorazioni, canali, ponti, strade, tutto si promette; e talora un atto di giustizia, lungamente negato, è il prezzo del voto parlamentare». Crispi parlava dei deputati, ma avrebbe potuto dire la stessa cosa dei membri del governo. Tutti i ministri, per amore di campanile o convenienza politica, hanno avuto un occhio di riguardo per il loro collegio elettorale e gli hanno assicurato la loro protezione. Il fascismo eliminò le elezioni e decise che i sindaci, ribattezzati podestà, sarebbe stati scelti dal governo. Ma non poté impedire che i maggiori esponenti del regime curassero la loro città con affetto paterno e conquistassero in tal modo la riconoscenza dei loro concittadini. Gli italiani sono quasi tutti antifascisti, ma i ferraresi rispettano la memoria di Balbo, i cremonesi quella di Farinacci, i baresi quella di Crollalanza, e potrei continuare elencando altri gerarchi, meno noti, ma ricordati nella loro città con altrettanta gratitudine. La Costituzione repubblicana ha cercato di rompere i legami tra il deputato e il suo collegio. Furono introdotti il sistema proporzionale e il voto di lista. Fu deciso che «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato» (art. 67). Ma nessuno poté mai impedire che i parlamentari e i ministri della Repubblica si prodigassero in un modo o nell’altro per la loro città o la loro regione. Quando fu necessario trattare con l’Austria le sorti dell’Alto Adige, Alcide De Gasperi tenne conto degli interessi del Trentino. Quando fu necessario decidere il tracciato dell’Autostrada del Sole, Amintore Fanfani difese la causa di Arezzo. E Giulio Andreotti, per molti anni, ha riservato le ore dell’alba, nel suo studio romano, ai postulanti di Frosinone. Lei, caro Carmine, scrive dalla Francia, Paese dove un ministro può essere al tempo stesso sindaco di una città. Crede davvero che Jacques Chaban Delmas e Alain Juppé, quando erano al governo, dimenticassero Bordeaux, che il vecchio socialista Gaston Defferre trascurasse Marsiglia, e che Pierre Mauroy, Primo ministro di François Mitterrand, ignorasse gli interessi di Lilla?