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 2007  gennaio 27 Sabato calendario

A Milano la maratona dei single Messaggi d’amore (anche fra 20enni) Cinquecento in fila per scambiarsi bigliettini in una discoteca MILANO – «Qui c’è pieno di anime vaganti, ma di anime gemelle poche

A Milano la maratona dei single Messaggi d’amore (anche fra 20enni) Cinquecento in fila per scambiarsi bigliettini in una discoteca MILANO – «Qui c’è pieno di anime vaganti, ma di anime gemelle poche...». Sono periti informatici, segretarie d’azienda, infermiere, fisioterapisti, studenti, assicuratori, consulenti economici, operai, ingegneri. C’è di tutto alla Maratona dei single, appuntamento mensile per folle oceaniche di anime vaganti. Che si guardano intorno, sbirciano, si danno di gomito, ridono, sorseggiano mojitos e caipirinhe, si contorcono in pista come dervisci in estasi, ma Marta ha ragione: il miracolo avviene poche volte. Anche se siamo all’Old Fashion, crocevia notturno, in stile futurista, del jet set cittadino. Il giovedì, entrata omaggio e consumazione facoltativa. Musica commerciale, house, techno, adatta ai solidi timpani di venti e trentenni a caccia perenne. Il single è un marchio capace ormai di attirare anche i giovanissimi che sotto questo rassicurante cappello riescono a vincere timidezze e titubanze evitando preliminari e «rischiosi» corteggiamenti, almeno a giudicare dall’affluenza: 500-600 anime vaganti, adocchianti, danzanti, scriventi. Sì, perché alla fine, in tutto questo bailamme tecnologico e ipermoderno, il gesto decisivo è quello più semplice e antico: scrivere. Funziona così. All’entrata ti applicano un adesivo sul petto con il tuo numero. Varchi la soglia e sbuchi in un’ampia sala, a sinistra superando qualche scalino ci sono panchette nere con tavolini, a fianco il bar, di fronte la pista da ballo. Appena sopra, davanti a una colonna, c’è un banco sorvegliato dalla «postina dell’amore», Elisabetta, trent’anni, filiforme, nerovestita in tinta con l’ambiente. Sarà lei, dalle 23.30, quando si apriranno i giochi, fino alla chiusura, 3-4 del mattino, a raccogliere i messaggi d’amore con i numeri del mittente-aspirante e del destinatario-aspirato. La regia toccherà a lei, laureata in ingegneria gestionale e consulente d’azienda, nonché smistatrice di bigliettini a tempo perso («per arrotondare»), fulminata qualche estate fa da un elettricista che in un messaggio le chiedeva di ballare (e hanno ballato per un paio di mesi). Toccherà a lei consegnare brevi manu le rispettive profferte amorose ai fortunati destinatari, che passano dalle sue parti chiedendo timidamente: c’è posta per me? Elisabetta assicura che si tratta di formule ricorrenti. Dal neostilnovistico- ispirato («Due occhi belli come i tuoi non li vedevo da secoli», «Hai un faccino particolare e la profondità dei tuoi occhi mi ha colpito»), all’allusivo-promettente («Stasera ti faccio provare nuove emozioni»), al ludico («Hai mai pensato di fare la ragazza pon-pon?»), al conversativo («Comunque il cappellino ti dona molto, ti va di fare due chiacchiere?»), al sobrio andante («Ciao, mi chiamo Davide e tu?», «Posso sapere chi sei?»), al volgarotto prevalente: «Sei un bonazzo della madonna», «Tanti auguri, sei la più f...», mentre «Sei proprio un pirla!» lascia intuire qualche inghippo nei preliminari. E alla brutale ricercatezza di un «Sei una grande topona bergamasca» si oppone la banalità dei soliti aggettivi: «stupenda», «splendida», «figo». Nonostante ciò, qualcosa succede davvero. Simona è una fisioterapista di trent’anni e fa salti di gioia: «Non so come si chiama, ma è di Salerno e studia qui. Ero lì al banco dell’amore e mi accorgo che il tipo scrive un messaggio proprio per me...». Ti piace? «Non male». Fisicamente? «Ma no, per me deve essere allegro e simpatico: alto, basso, grasso o magro fa lo stesso». Maratoneta per scelta o per disperazione? «Oggi come oggi i ragazzi sono troppo timidi e non è così semplice che si facciano avanti... qui le cose vengono più facili...». «Sono qua per essere amata» è l’appello di Michaela, impiegata di assicurazione che ha appena chiuso «una storia di tre anni». A lei non interessa la simpatia, «deve essere moro, con le mani grandi e le spalle larghe». Metaforicamente? «Anche». La ventisettenne sarda Claudia è infermiera socio-sanitaria e lavora in una clinica geriatrica di Varese. arrivata all’Old Fashion con due amiche perché «fuori il mercato offre poco», ma non ha grandi speranze: «Mah, stiamo selezionando». Criteri semplici: «Per me, bella presenza e sani principi». Si volta verso Ileana e scherza: «Lei non ha lo stesso canone e prenderà quel che passa il convento». Ridono, mentre un uomo sui sessanta (a occhio), jeans stracciati sotto la giacca blu dell’aeronautica con tanto di mostrine e decorazioni, si aggira guardingo. Per Francesca, che studia Lettere alla Statale, «in questi posti i ragazzi non sono mai belli, almeno per me che sono un’esteta: io cerco il bello da copertina e non lo trovo in queste serate». Il suo sorriso espansivo raccoglie adesioni e le è appena arrivato un messaggio ricco di discutibili metafore da dépliant automobilistico: «Quando la bellezza non è un optional (ma è di serie)». Tutto questo si deve a un trentacinquenne giustamente fiero di sé e della sua invenzione. Il suo nome è Roberto Pacchiarini ma preferisce che lo chiamino Roby Dellanotte. Perché è lui il re del «business notturno». E pure dei single. Visto che dal 2002 porta in giro per l’Italia anche la Cena degli Sconosciuti. «In un paio d’ore passate a tavola – dice – la gente ha modo di parlare e di conoscersi meglio». In cinque anni ha «attovagliato» oltre tremila anime ruminanti e assicura di aver benedetto diversi matrimoni nati tra bis di primi, brasati e dessert. «Una soddisfazione personale: sono il Padre Pio dei single». Paolo Di Stefano