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 2007  gennaio 27 Sabato calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

MOSCA – Quaranta puntate su uno Stalin ben diverso dal mostro paranoico che mandò a morte decine di milioni di persone. Riflessivo, impegnato a ricostruire gli episodi personali più importanti della sua vita e perfino pentito per gli eccessi del passato.
 questa l’immagine del dittatore che viene fornita ai russi da un improbabile polpettone pseudostorico (i russi lo chiamano «seriality», dall’unione dei serial tv e dei reality show) trasmesso in questi giorni al ritmo di tre puntate a settimana.
Vista la moda mondiale di negare i fatti inoppugnabili, dallo storico britannico Irving al leader iraniano Ahmadinejad, la catena televisiva Ntv, (di proprietà del colosso statale del gas, Gazprom, trasmette in tutto il Paese) ha puntato sul fantomatico «pentimento» del Piccolo Padre. E il regista dell’opera afferma di avere sul sanguinario dittatore una posizione che si potrebbe definire agnostica: «Non sono a favore di Stalin», dice. «Ma nemmeno contro», aggiunge sornione. La prima puntata, trasmessa il 9 gennaio, ha ottenuto un buon risultato (19%), come era già avvenuto per l’adattamento in tv di importanti romanzi, dal Dottor Zivago al Maestro e Margherita. Poi l’interesse per «Koba» (il soprannome rivoluzionario di Iosif Vissarionovich Dzhugashvili) è crollato a un livello «infimo», secondo l’agenzia Novosti.
Ma il regista non demorde e ha già annunciato il progetto di dare un seguito al suo Stalin, con l’era di Krusciov e poi gli anni della Perestrojka. Quaranta ore di trasmissione, dunque, nelle quali si tenta di dare «un’ altra immagine di Stalin», rispetto a quella testimoniata dai protagonisti dell’epoca e dagli storici. Il regista, infatti, fa capire che ciò che già sappiamo può essere considerato immondizia, rispetto a quello che lui ha «scoperto».
Grigory Lyubomirov ha lavorato in precedenza allo show di burattini di gomma Kukly (ripreso dalla tv britannica) che si faceva beffa dei personaggi politici, compreso Stalin. Poi ha firmato un reality di grande successo, Za Steklom (Dietro lo specchio), variante del Grande Fratello in cui i concorrenti erano visibili anche dalla strada.
E adesso «Stalin Live», cioè dal vivo. I critici televisivi lo hanno unanimemente bollato come una solenne porcheria. Ma qualcuno, evidentemente, crede nel programma di Lyubomirov. Il Cremlino, forse? L’accusa è arrivata da un ascoltatore di una delle poche radio ancora parzialmente libere, Ekho Moskvy, che ha accusato il regista di aver messo in scena questa rivalutazione di Stalin su incarico dall’alto. Lui ha risposto sdegnato: «Vladimir Vladimirovich Putin non ha assolutamente nulla a che fare con questa serie».
E il pentimento? «Negli ultimi mesi Stalin ha ripensato tutta la sua vita dal punto di vista di un uomo di fede. Si era pentito». E chi lo dice? Lyubomirov si mantiene sul vago: «Persone addette alla sua sicurezza».
Queste le illazioni del fantasioso regista. Storicamente si sa invece che le cose andarono un po’ diversamente. La paranoia che lo aveva portato alle grandi purghe del ’37-’38 e poi a quelle del dopoguerra peggiorò. Proprio alla fine del 1952 aveva iniziato ad allestire un nuovo show (sorprendente anche questo, ma vero) per avviare una ulteriore colossale campagna di massacri. Era il «complotto dei medici ebrei» che avrebbe dovuto scatenare repressioni antisemite in tutto il Paese, con arresti, deportazioni, fucilazioni. Dopo una prova generale in Cecoslovacchia, dove medici ebrei erano stati accusati di complottare per uccidere i leader del Paese, il meccanismo era stato avviato a Mosca poche settimane prima della morte di Koba. Il 13 gennaio del 1953 la Pravda annunciò ufficialmente l’esistenza di un complotto dei medici anche nell’Urss. Il 19 febbraio venne arrestato il braccio destro del ministro degli Esteri Molotov Ivan Majskij, ebreo, la cui «confessione» arrivò qualche giorno dopo sul tavolo di Stalin. Ma il 28 febbraio il dittatore venne colpito da un ictus e fu lasciato morire sul divano della dacia da Beria. Senza avere il tempo di pentirsi.
Fabrizio Dragosei


Tiranni «umani»


• FILM
Diversi i film che negli ultimi anni hanno tentato di esplorare il lato umano dei dittatori, creando molto dibattito
•LENIN
Il regista russo Aleksandr Sokurov ha dedicato un film (Taurus, 2000) a Lenin, moribondo
• HITLE•
Molto discusso in Germania «Der Untergang», sul Führer, interpretato da Bruno Ganz (2005)