Angela Frenda, Corriere della Sera 27/1/2007, 27 gennaio 2007
Al Bano e l’elogio di An: ghettizzato? Sì, per il Pci ero andreottiano MILANO – Che il suo libro « la mia vita» sia arrivato a centomila copie, lo dice come se fosse un evento casuale: «Sarà che sono amato
Al Bano e l’elogio di An: ghettizzato? Sì, per il Pci ero andreottiano MILANO – Che il suo libro « la mia vita» sia arrivato a centomila copie, lo dice come se fosse un evento casuale: «Sarà che sono amato...». Ma ammette che della sua autobiografia, come ha scritto ieri il Secolo d’Italia, ne parlino in pochi perché «manifesto politico di destra». Al Bano Carrisi però non drammatizza: «Oddio, ora non buttiamola sempre in politica. vero che certa stampa sta ignorando il mio libro, ma per fortuna le persone lo stanno comprando ugualmente. A me, poi, di certi giornali di sinistra non me ne frega proprio niente». Ma cosa c’è di così «politicamente scorretto» nell’autobiografia del cantante di Cellino San Marco? «Niente. Semplicemente racconto l’ostracismo che ho vissuto sulla mia pelle negli anni ’70, quando il Pci teneva in mano tutti i canali di comunicazione: cultura, musica, cinema... Tutto. Io ero percepito come un outsider dalla politica, uno che non si era mai schierato. O meglio, credevano che fossi il pupillo di Giulio Andreotti». Ed era vero? «No, anche se penso che lui sia un genio assoluto. La verità è che non ho mai voluto far parte di una conventicola. Figuriamoci di quella roba là. Le Br mi avevano persino messo nel loro elenco di possibili bersagli». E perché? «Ma che ne so, forse perché avevo sposato Romina, che era un’americana...» L’ostracismo si manifestò in maniera semplice: «Cominciarono a darmi addosso, a emarginarmi. Non mi invitavano più da nessuna parte, forse perché si aspettavano che io mi piegassi. Cosa che non avvenne, perché mio padre mi ha insegnato una sola cosa: mai vendersi. E così feci. Anche quando mi avvicinò più di un politico di sinistra per farmi iscrivere al suo partito. Io risposi sempre: no grazie. E andai a lavorare all’estero. Perché non ho mai voluto chiedere nulla a nessuno, io. Né ho fatto come altri colleghi che pensando al proprio interesse economico si dicevano "di sinistra"». Qualche nome? «Beh, Gino Paoli, ad esempio, o Bruno Lauzi. Ma penso anche a Domenico Modugno, che si iscrisse ai Radicali...». E Gianni Morandi? «No, Morandi no, lui è sempre stato coerente: di sinistra». Al Bano però chiarisce di non essere «uno di destra. Sono uno che vota a seconda delle persone. A turno, ho scelto Pci e Dc, a Cellino San Marco. E mi piacciono ugualmente Berlusconi e Veltroni, D’Alema e Fini. Non mi date del qualunquista, però: credo nella bravura degli uomini. Anzi: sono solo un buon cristiano che crede nella dialettica e nel dialogo. Ma questo, forse, certa sinistra non l’ha mai capito».