(Andrea Bonanni, la Repubblica 25/1/2007), 25 gennaio 2007
Il principe Laurent, terzogenito di Alberto e Paola, regnanti del Belgio, noto per aver tentato una gara tra la sua Ferrari e un treno ad alta velocità lungo l´autostrada Bruxelles-Parigi, e per la sua collezione di multe per eccesso di velocità, continua a essere la pecora nera della famiglia
Il principe Laurent, terzogenito di Alberto e Paola, regnanti del Belgio, noto per aver tentato una gara tra la sua Ferrari e un treno ad alta velocità lungo l´autostrada Bruxelles-Parigi, e per la sua collezione di multe per eccesso di velocità, continua a essere la pecora nera della famiglia. Già re Baldovino, negli anni Novanta, non potendone più di ritrovarsi le sciacquette del nipote nella reggia di Laeken, per allontanarlo aveva costruito apposta per lui la villa di Clémentine, dall’altra parte di Bruxelles, ai margini della Forêt des Soignes, dove risiede tuttora. Quarantatré anni, una moglie e tre figli, nei giorni scorsi il principe Laurent, è dovuto comparire come testimone al tribunale di Hasselt, per riferire su un finanziamento illecito di 175 mila euro percepito nel ”99. Omaggio della Marina militare belga in cui il principe ha prestato servizio, i soldi erano serviti a ridipingere la villa e a comprare mobili, lavatrice, forno a microonde e perfino una batteria di pentole, ma gli inquirenti hanno scoperto che provenivano da un fondo "nero" di oltre 2 milioni di euro stornato dai bilanci (una decina gli ufficiali e imprenditori sotto processo). Laurent ha negato di essere stato al corrente della provenienza illegale del fondo, ma non ha convinto l’opinione pubblica, insospettita ancora di più dalla circostanza che, dopo sette anni di inchiesta giudiziaria, il principe sia stato sentito per la prima volta dai magistrati, solo in seguito ad indiscrezioni giornalistiche che hanno costretto il re a firmare un decreto di autorizzazione alla comparizione del terzogenito in tribunale (nel solenne discorso di Natale il re ha promesso anche la restituzione dei fondi). L’episodio ha risollevato la ”questione reale”, e di conseguenza anche quella dell’unità nazionale del Paese, diviso tra valloni e fiamminghi. Wilfried Martens, democristiano fiammingo oggi presidente del Ppe: "Nella mia vita ho formato otto governi. Preparavo la lista dei ministri negoziando coi partiti della coalizione e ogni volta, quando l´ho presentata al re, è stata accettata senza obiezioni. Il Belgio non può fare a meno della monarchia e dei poteri che le sono conferiti. Chi dovremmo eleggere come presidente della Repubblica: un fiammingo o un vallone? Il Paese si spaccherebbe". Forte della sua funzione di cemento dell’unità del Paese, il re ha poteri effettivi superiori a quelli riconosciuti dalla lettera della Costituzione (all´incirca gli stessi poteri conferiti al presidente della Repubblica in Italia). Come la pratica dei ”confessionali”, istituiti da re Baldovino, e proseguiti da Alberto: incontri privati a quattr´occhi tenuti regolarmente dal re con tutti gli esponenti del mondo politico, economico, finanziario e culturale del Belgio, e dal contenuto mantenuto rigorosamente segreto, in cui il re, oltre a informarsi, orienta gli interlocutori sul da farsi. Primi ad approfittare dello scandalo del fondo nero, gli esponenti dell´estrema destra fiamminga, largamente radicata e separatista, e appoggiata dalla stampa delle Fiandre (responsabile delle rivelazione sul principe), che alimenta lo spirito antimonarchico dei fiamminghi (negli ultimi sondaggi solo uno su due ritiene necessaria l´esistenza della monarchia). Il tutto in vista dello scioglimento, in primavera, del Parlamento federale belga, e delle elezioni di un parlamento "costituente" col compito di rivedere alcuni articoli della legge fondamentale. I politici fiamminghi premono per una riforma in senso autonomistico a favore delle regioni e comunità che costituiscono lo stato federale (sarebbe la quarta in 25 anni). Altri mettono in discussione anche poteri costituzionali e appannaggio della Corona: la ”dotazione reale” prevede il versamento di 12 milioni e mezzo di euro all´anno ai vari membri della famiglia (312 mila a Laurent, 9 milioni e mezzo il re Alberto) (la maggior parte delle tasse viene dalle Fiandre, regione più ricca del Paese). Louis Michel, liberale vallone in passato ministro degli Esteri e oggi commissario europeo:"La dotazione reale ci preserva da possibili conflitti di interesse. Che faremmo se i figli del re cominciassero a lavorare, magari nella finanza? Chi potrebbe evitare il sospetto di interferenze o di favoritismi? I soldi che paghiamo preservano l´imparzialità della Corona di cui tutti abbiamo bisogno. Nella situazione di un Paese diviso tra fiamminghi e valloni non si potrà trovare un arbitro migliore e più imparziale del re". A complicare le cose, la questione dell’erede al trono. Alberto ha ormai più di settant´anni. L´erede designato, il principe Philippe, è già stato scartato una volta, alla scomparsa di Baldovino, per immaturità (nel frattempo non sembra migliorato). Escluso Laurent, rimarrebbe Astrid, secondogenita di Alberto e Paola, che secondo le regole dinastiche non può succedere.