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 2007  gennaio 26 Venerdì calendario

Iannini Augusta

• L’Aquila 20 gennaio 1950. Magistrato. Capufficio legislativo del ministero della Giustizia. Moglie di Bruno Vespa • «[...] La “zarina” di via Arenula [...] una volta finì indagata e poi prosciolta per abuso d’ufficio e rivelazioni di segreti d’ufficio, a proposito dell’inchiesta sull’Alta velocità. Schizzi di fango. Come quella volta dell’“incidente” del bar Tombini, zona Prati, Roma. La procura di Milano indagava sulle “toghe sporche” e in quel bar, il 21 gennaio del ’96, si ritrovano insieme al capo dell’ufficio gip, Renato Squillante (che finirà in carcere e sarà condannato), Augusta Iannini appunto e l’avvocato Vittorio Virga. Il gruppo si accorge dell’esistenza di una microspia piazzata sotto un posacenere. La presenza di Augusta Iannini in quel bar fu criticata aspramente, perché ritenuta “gravemente inopportuna”. Ma la sua vera “croce”, per certi ambienti più che della magistratura di un settore dell’opinione pubblica, è l’essere moglie di Bruno Vespa. Con tutto quello che ne consegue: le sue frequentazioni dei salotti che contano, le amicizie e le conoscenze in quel mondo “ostile” a certi settori dell’opinione pubblica. E anche, evidentemente, le sue opinioni e orientamenti culturali e politici. C’è chi insinua che rispetto a certi temi trattati dal salotto di Bruno Vespa, Augusta Iannini svolga un ruolo di “consulenza”, forse al limite di un “conflitto d’interessi”. L’episodio più controverso della sua carriera di giudice romano fu quello dell’arresto di Carlo De Benedetti. Era il 30 ottobre del ’93 e il pm Maria Cordova che indagava sulle frequenze televisive e le tangenti al ministero delle Poste, chiese l’arresto di Gianni Letta, vicepresidente Fininvest, Adriano Galliani, presidente della Rti, e di Carlo De Benedetti. Augusta Iannini si astenne dal valutare le posizioni di Letta e Galliani, perché “Gianni Letta era amico di famiglia”, mentre firmò l’arresto di De Benedetti. Che si consegnò il 2 novembre e dopo un pomeriggio a Regina Coeli, dove fu interrogato (“Ho già ammesso al pm Di Pietro di essere stato costretto a pagare tangenti”), venne scarcerato. Tecnicamente, è sempre stato un magistrato preparato. Un pm - che milita nelle file di Md - che l’ha avuta come “collega” a piazzale Clodio, anzi come “interlocutrice”, ha parole di “stima” per Augusta Iannini: “È molto indipendente, è una conservatrice d’istinto, ha le sue convinzioni che possono non piacere ai miei colleghi pm - per esempio crede nella separazione delle carriere - ma come gip è stata ineccepibile. Certo, le divergenze ci sono state, ma ritengo che rientrassero nel contrasto fisiologico tra pm e giudice”. A via Arenula arrivò con il Guardasigilli Roberto Castelli. Racconta chi ha una consuetudine di rapporti con lei: “È sempre stata una eminenza grigia del ministero”. E appena arrivato a via Arenula, Mastella l’ha confermata al suo posto» (Guido Ruotolo, “La Stampa” 26/1/2007) • «[...] È accusata di concorso in rivelazione del segreto di ufficio insieme a Barbieri per una telefonata intercettata alla fine del giugno scorso. Erano i giorni di Cannavaro e di Vittorio Emanuele. Alle porte di un’estate caldissima, l’Italia riprendeva fiato sotto l’ombrellone commentando i gol di Totti e l’inchiesta sull’erede dei Savoia. Nelle intercettazioni ribollivano le gesta boccaccesche di monarchi e ruffiani, vallette in cerca di posto e mezzani del potere in cerca di sesso. Anche Bruno Vespa era finito nel calderone, pur non avendo nulla a che fare con l’inchiesta. Il conduttore era stato intercettato mentre concordava con il portavoce di Gianfranco Fini, Salvo Sottile, gli ospiti di Porta a Porta in modo da confezionare una trasmissione su misura del vicepremier. “Un modus operandi”, secondo il pm Woodcock, “ben lontano dal rispetto dei principi e, in particolare, da quella imparzialità e da quella trasparenza che dovrebbero essere i canoni ai quali deve ispirarsi un servizio pubblico”. [...] Passano pochi giorni e Woodcock intercetta una telefonata della moglie di Bruno Vespa, Augusta Iannini, che chiede al suo collega Barbieri notizie sulle pratiche disciplinari che riguardano un tale del quale non fa il nome. Si tratta di un magistrato che ha cinque procedimenti disciplinari e dal tono si comprende che non deve starle particolarmente simpatico. La Iannini lo chiama “il soggettino di giù”, aggiunge che ha chiesto sul suo conto anche al Csm, ma che non risulta nulla. Chi è il “soggettino”? Secondo gli investigatori di Potenza potrebbe essere proprio Henry John Woodcock e la Iannini non avrebbe avuto alcun titolo per occuparsi dei suoi guai con il Csm e il Ministero. Solo Barbieri era competente sulle questioni disciplinari e, sempre secondo gli investigatori potentini, non avrebbe dovuto confidare nulla alla collega su una pratica in quel momento segreta. [...]» (Marco Lillo, “L’espresso” 1/2/2007).