Maurizio Molinari 26/1/2007, 26 gennaio 2007
[FIRMA]MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA NEWYORK
In 103 anni di attività i bilanci della casa automobilistica Ford non erano mai stati tanto in rosso: le perdite dell’ultimo trimestre del 2006 ammontano infatti a 5,8 miliardi di dollari ed hanno fatto impennare il deficit annuale fino alla quota record di 12,7 miliardi. Le conseguenze per gli azionisti sono pesanti con perdite per 6,79 dollari ad azione a fronte di un 2005 che aveva invece registrato un profitto di 77 centesimi ad azione. Conti alla mano significa che nel corso del 2006 per ogni auto o camion uscito dagli stablimenti di produzione, la Ford ha perduto 4380 dollari.
Le previsioni della casa automoblistica di Dearborn, in Michigan, sono di un 2007 e 2008 altrettanto negativi per poi tornare a registrare livelli di profitto nel 2009 grazie agli effetti di una ristrutturazione sulla quale pesa la decisione che è stata presa lo scorso anno di tagliare ben il 24 per cento dell’intera produzione in Nord America, dove non a caso le perdite sono state di ben 6 miliardi di dollari. Commentando la pubblicazione dei dati il presidente di Ford, Alan Mulally, ha assicurato che la ristrutturazione è sotto controllo: «Sappiamo a che punto ci troviamo, stiamo gestendo la situazione e stiamo applicando il nostro piano secondo le previsioni».
Il «piano» in questione è il prestito di 23,4 miliardi di dollari ottenuto grazie a mutui sulle proprietà e destinato al duplice fine di coprire i costi di ristrutturazione e fare fronte alle perdite attese nei prossimi tre anni. Fra l’altro Ford dovrà sostenere il peso economico di 38 mila dipendenti che hanno accettato la pensione anticipata, ai quali se ne potrebbero presto aggiungere almeno altri 14 mila grazie ad una nuova campagna di offerte ed incentivi. L’obiettivo di Mulally, e la ragione prima della imponente ristrutturazione, è di rispondere nel medio termine all’agguerrita concorrenza di Toyota sul mercato del Nord America, dove le macchine giapponesi hanno successo non solo per i costi bassi ma anche per le garanzie di sicurezza che offrono ai passeggeri. Tanto in luglio che in novembre Toyota ha raggiunto, proprio a scapito di Ford, il secondo posto nelle vendite di auto in Nord America alle spalle di General Motors anche se in ambienti finanziari sono molti in ritenere che i nipponici abbiano da tempo un’ipoteca sul primo posto ma abbiano deciso di non conquistarlo ufficialmente per timori di ripercussioni negative da parte di una clientela che potrebbe reagire male al dominio giapponese del mercato nazionale. A ciò bisogna aggiungere che nel corso del 2006 l’aumento del prezzo dell’energia ha pesato negativamente sulle vendite, spingendo molti americani a rinunciare ad acquistare vetture di grande cilindrata come i Suv.
Il direttore finanziario, Don Leclair, ha assicurato tuttavia che sin da questo anno i conti miglioreranno anche se l’impatto della ristrutturazione - con tagli annuali di 5 miliardi di dollari fino al 2008 - continuerà a mantenere in rosso il bilancio. «Più controllo i numeri che abbiamo - ha sottolineato Mullly - più mi convinco che siamo sulla strada giusta, avviandoci a riuscire ad abbassare i costi nel 2009 ed anche oltre». Fra le conseguenze dello storico deficit vi è la decisone di rinviare il lancio sul mercato di nuovi prodotti nel corso del 2007, a cominciare da una serie di pickup ed una versione ridisegnata dell’utilitaria Focus.