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 2007  gennaio 26 Venerdì calendario

E che sarà mai? Sono stata indagata tante volte, destinataria di tremila esposti... No, non sono questi i guai»

E che sarà mai? Sono stata indagata tante volte, destinataria di tremila esposti... No, non sono questi i guai». Augusta Iannini, capo del Dipartimento per gli affari di giustizia risponde al telefono dal ministero di Giustizia: «Io le agenzie non le leggo, ho cose più serie da fare...». La «zarina» di via Arenula non smentisce l’abito che le è stato cucito addosso: energica, sprezzante, determinata. La notizia che sarebbe indagata a Roma per concorso in rivelazioni di segreto d’ufficio non le provoca nessuna reazione risentita. Convinta che tutto si risolverà in una bolla di sapone, commenta l’anticipazione della inchiesta dell’«Espresso»: «Woodcock non mi starebbe simpatico? Non lo scriva, ma le posso assicurare che, conoscendolo, mi è simpatico. Ci diamo anche del tu...». Non è la prima volta, come racconta lei stessa, che Augusta Iannini si ritrova indagata. A Perugia, per esempio, una volta finì indagata e poi prosciolta per abuso d’ufficio e rivelazioni di segreti d’ufficio, a proposito dell’inchiesta sull’Alta velocità. Schizzi di fango. Come quella volta dell’«incidente» del bar Tombini, zona Prati, Roma. La procura di Milano indagava sulle «toghe sporche» e in quel bar, il 21 gennaio del ”96, si ritrovano insieme al capo dell’ufficio gip, Renato Squillante (che finirà in carcere e sarà condannato), Augusta Iannini appunto e l’avvocato Vittorio Virga. Il gruppo si accorge dell’esistenza di una microspia piazzata sotto un posacenere. La presenza di Augusta Iannini in quel bar fu criticata aspramente, perché ritenuta «gravemente inopportuna». Ma la sua vera «croce», per certi ambienti più che della magistratura di un settore dell’opinione pubblica, è l’essere moglie di Bruno Vespa. Con tutto quello che ne consegue: le sue frequentazioni dei salotti che contano, le amicizie e le conoscenze in quel mondo «ostile» a certi settori dell’opinione pubblica. E anche, evidentemente, le sue opinioni e orientamenti culturali e politici. C’è chi insinua che rispetto a certi temi trattati dal salotto di Bruno Vespa, Augusta Iannini svolga un ruolo di «consulenza», forse al limite di un «conflitto d’interessi». L’episodio più controverso della sua carriera di giudice romano fu quello dell’arresto di Carlo De Benedetti. Era il 30 ottobre del ”93 e il pm Maria Cordova che indagava sulle frequenze televisive e le tangenti al ministero delle Poste, chiese l’arresto di Gianni Letta, vicepresidente Fininvest, Adriano Galliani, presidente della Rti, e di Carlo De Benedetti. Augusta Iannini si astenne dal valutare le posizioni di Letta e Galliani, perché «Gianni Letta era amico di famiglia», mentre firmò l’arresto di De Benedetti. Che si consegnò il 2 novembre e dopo un pomeriggio a Regina Coeli, dove fu interrogato («Ho già ammesso al pm Di Pietro di essere stato costretto a pagare tangenti»), venne scarcerato. Tecnicamente, è sempre stato un magistrato preparato. Un pm - che milita nelle file di Md - che l’ha avuta come «collega» a piazzale Clodio, anzi come «interlocutrice», ha parole di «stima» per Augusta Iannini: «E’ molto indipendente, è una conservatrice d’istinto, ha le sue convinzioni che possono non piacere ai miei colleghi pm - per esempio crede nella separazione delle carriere - ma come gip è stata ineccepibile. Certo, le divergenze ci sono state, ma ritengo che rientrassero nel contrasto fisiologico tra pm e giudice». A via Arenula arrivò con il Guardasigilli Roberto Castelli. Racconta chi ha una consuetudine di rapporti con lei: «E’ sempre stata una eminenza grigia del ministero». E appena arrivato a via Arenula, Mastella l’ha confermata al suo posto./