Paola Zonca, la Repubblica 26/1/2007, 26 gennaio 2007
TORINO
Per prima cosa Nanni Moretti si alza, supera la muraglia di fotografi allineata davanti al tavolo, e va a stringere la mano al "fondatore", Gianni Rondolino. Immagine simbolica, che racconta più di tante parole la pace fatta al Torino Film Festival. Comincia così la «seconda volta» di Moretti, la nomina ufficiale a direttore del Tff che arriva a quasi un mese da quella sciagurata, sotto le feste di Natale, che sollevò il coperchio sui conflitti e i rancori tra i padri e figli del cinema torinese e portò alla rinuncia del regista («Vi lascio alle vostre beghe»). Ma oggi l´aria è serena. E l´umore di Moretti, tirato ma insolitamente disponibile, pare ottimo. «C´è stato il tempo delle polemiche, che mi hanno ferito e avvilito. Ora è arrivato il tempo del lavoro - si rallegra - Avevo chiesto due condizioni per ripensarci. La prima è che sarei venuto a dirigere la 25ma edizione di un festival che ha una storia e un´identità che vanno rispettate. La seconda è che avrei lavorato in sintonia con l´Associazione Cinema Giovani. Queste condizioni sono state rispettate».
Che festival sarà? Gli chiedono tutti. «Sono amico di queste persone da trent´anni - dice Moretti rivolto alla platea - Da quando venni con le pizze di "Io sono un autarchico" sotto braccio. Conosco bene il Tff, mi ci sono sempre trovato a mio agio. Il che non capita spesso. Tutti gli appassionati di cinema, non solo i cinefili radicali, si sono sempre trovati bene qui. Vorrei che continuasse ad essere così. Ripartirò da lì, manterrò quasi tutto». la prima idea, la prima traccia di un programma che sarà definito da Moretti e dal team di collaboratori che sceglierà nelle prossime settimane sulla base del progetto presentato dal direttore del Museo del Cinema Alberto Barbera e approvato dall´Associazione Cinema Giovani (quattro cartelle e mezza fitte che ridisegnano obiettivi e strategie del Tff). «Ma sarà quel festival lì - ripete Moretti - fondato da Rondolino, diretto da Barbera e Steve Della Casa prima e poi da Giulia D´Agnolo Vallan e Roberto Turigliatto, che l´hanno guidato negli ultimi quattro anni e ai quali ho rinnovato l´invito ad entrare nella mia squadra».
Uguale ma diverso, colto ma popolare, di nicchia ma mediatico. Questo sarà il Tff secondo Moretti. Un festival d´autore («Non ci metto solo il nome - rassicura - mi sono impegnato per due anni e per questo sono pronto a rinunciare a fare film»), che avrà il suo stile e la sua faccia. Come De Niro a Tribeca, come Redford al Sundance. Manterrà la struttura originale, con concorso e fuori concorso internazionali, le anteprime, due retrospettive e la sezione forte «Americana», che Moretti vorrebbe ancora curata da D´Agnolo Vallan, ma si rafforzerà sul fronte del cinema nazionale, con un concorso cortometraggi e uno di documentari tutti italiani. E avrà un laboratorio permanente dedicato ai giovani autori, sul modello di Cannes, Rotterdam, Locarno. La «visibilità mediatica» tanto invocata dagli enti locali torinesi e la concorrenza della Festa del cinema di Roma, che hanno aperto la questione continuità-cambiamento e la querelle sulla direzione del Tff, non sono per Moretti «obiettivi primari»: «Non sono in cima ai miei pensieri. Il Tff sarà quello che è sempre stato e se con me ci sarà qualche spettatore in più ne sarò felice. Tra Venezia, Roma e Torino non c´è concorrenza. Venezia è il più antico, Torino ha 24 anni e Roma è alla prima edizione. Ognuno ha la sua storia, il suo Dna. C´è bisogno di tutti e tre. Non faccio il finto tonto ma non credo alle pressioni dei grandi gruppi. In ogni caso, non è un problema di Torino». Chiede ancora il silenzio. «Ora lasciatemi lavorare. Le critiche al nostro festival saranno bene accette, ma dopo che lo avremo fatto».
Si chiude una giornata memorabile, per la città del cinema. Dopo l´abbraccio con Moretti, Rondolino esce di scena soddisfatto: « stata ristabilita la legalità». Felicitazioni arrivano per lettera anche dal neoeletto presidente del Tff Lorenzo Ventavoli, membro storico del Cinema Giovani, trattenuto a Roma: «Lavoreremo insieme in un clima finalmente sereno».