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 2007  gennaio 26 Venerdì calendario

FEDERICO RAMPINI

DAVOS - Il sorpasso della Cina sugli Stati Uniti è fissato tra soli 28 anni, nel 2035. Poi nel 2050 sarà l´India a superare l´economia americana agganciando quella cinese. A quel punto la gara tra i due giganti asiatici potrà dare un esito sorprendente.
Per non aver saputo controllare il boom delle nascite, è l´India ad avere una marcia in più: la forza lavoro più giovane del mondo. Lo scenario elaborato dalla banca Goldman Sachs domina l´attenzione del World Economic Forum. «Shifting Power», lo spostamento del potere, è il titolo di questa edizione del summit di Davos. I leader del capitalismo globale riuniti in Svizzera concordano sulla direzione di marcia: lo spostamento del potere è dagli Stati Uniti verso Cindia. Le dinamiche della competitività e la forza della demografia giocano in favore dell´Asia. Il declino americano - secondo gli studiosi di storia imperiale Paul Kennedy e Nial Ferguson - sarà accelerato dai costi di una presenza politico-militare troppo dilatata. Ma se quasi nessuno mette in dubbio il crepuscolo dell´Occidente, si profila all´orizzonte una nuova sfida per il primato mondiale, tra Cina e India. A breve termine i numeri promuovono Pechino: crescita del Pil, produttività, esportazioni, attrazione degli investimenti esteri.
Ma in pochi decenni l´equazione può essere sovvertita dalla demografia. Il successo della Repubblica popolare nel controllare le nascite - con la politica del figlio unico - ha un costo inevitabile. «Per il rapido invecchiamento della sua popolazione - rivela il rapporto Goldman Sachs - la Cina già oggi assomiglia ai paesi ricchi nella sua struttura generazionale. In meno di 20 anni la popolazione cinese sarà più vecchia di quella americana». A Davos Min Zhu, vicepresidente della Bank of China, spiega che la Cina oggi risparmia il 50% del suo Prodotto interno lordo e accumula 1.000 miliardi di dollari di riserve valutarie proprio perché è obbligata a preparare lo choc economico dell´invecchiamento. Nei prossimi vent´anni la popolazione cinese sarà cresciuta di altri 150 milioni, raggiungendo il miliardo e mezzo, ma l´incremento sarà concentrato nelle generazioni anziane.
L´India avrà 300 milioni di abitanti in più, arrivando anche lei a quota 1,5 miliardi, ma l´aumento sarà quasi tutto di giovani. Quando la Cina dovrà consacrare risorse crescenti al sistema previdenziale, la forza lavoro indiana sarà ancora nel fiore della giovinezza.
«Oggi l´India ha 200 milioni di giovani fra i 15 e i 24 anni di età, cioè più dell´intera popolazione del Brasile - dice il demografo dell´università di Harvard David Bloom - e il 70% dei suoi abitanti hanno meno di 35 anni». «Siamo esattamente complementari ai vostri paesi ricchi - commenta il presidente della Confindustria indiana Seshasayee - perché abbiamo la risorsa che a voi mancherà di più: una sovrabbondanza di giovani competitivi, motivati, entusiasti e pieni di fiducia nel futuro».
Per mezzo secolo l´India avrà il vantaggio di essere il colosso più giovane del pianeta. Naturalmente questa risorsa comporta anche responsabilità e rischi. Samuel Huntington, il teorico del «conflitto di civiltà», ha osservato che le società con una elevata proporzione di giovani sono più facilmente soggette a conflitti sociali violenti. «La chiave - dice il presidente della Confindustria indiana - è se riusciremo a offrire un´istruzione adeguata a tutti. La fama mondiale dei nostri Politecnici non deve illudere: le università d´eccellenza in India formano una élite straordinaria ma è una minoranza. L´insieme del nostro sistema scolastico non è a quei livelli, tutt´altro. Gran parte delle scuole pubbliche sono mediocri, e solo il 10% dei ragazzi arrivano alla media superiore».
Il modello di sviluppo cinese fondato sull´industria è più efficace quando si tratta di assorbire sul mercato del lavoro i 20 milioni di contadini che ogni anno emigrano nelle città. La punta avanzata della competitività indiana è nei servizi, in particolare il settore del software informatico: un settore modernissimo, ma che non può da solo risolvere il problema dell´occupazione per un paese di queste dimensioni. Il settore dei servizi impiega 107 milioni di persone, la manodopera indiana supera abbondantemente il mezzo miliardo. Ingegneri e programmatori nell´information technology sono appena lo 0,1% della forza lavoro. «Anche se continuerà il flusso di delocalizzazioni dal resto del mondo verso l´informatica indiana - prevede la Goldman Sachs - al massimo creerà cinque milioni di posti in un decennio». La sfida indiana richiede altri sforzi: investimenti nell´istruzione, nelle infrastrutture, una liberalizzazione più spinta per attirare investimenti esteri, flessibilità del mercato del lavoro e riduzione dei lacci burocratici. Per sorpassare la Cina, l´India dovrà assomigliarle un po´ di più: nella modernità di autostrade e aeroporti, nello sviluppo manifatturiero, nell´apertura ai mercati globali. Montek Ahluwalia, presidente della commissione Pianificazione di New Delhi, ammette che anche nella politica delle nascite gli càpita di invidiare un po´ la Cina: «Non dico che vorrei la regola del figlio unico, ma non mi dispiacerebbe avere una media di due figli per coppia. Il fatto è che noi, a differenza della Cina, queste scelte non possiamo imporle alle famiglie. Sono i limiti della democrazia. La riduzione della natalità da noi avviene lentamente, con l´evoluzione del costume, l´urbanizzazione, l´istruzione delle donne». I demografi e gli economisti lo rassicurano: in questo caso la democrazia ha regalato all´India un vantaggio competitivo sul suo grande vicino.