Corriere della Sera 26/1/2007, 26 gennaio 2007
Il pubblico impiego, anche dal punto di vista normativo e contrattuale, non è tutto uguale. Il Ccnl 31/3/1999 per il comparto Regioni e Autonomie locali, già si esprime in termini di massima flessibilità delle prestazioni
Il pubblico impiego, anche dal punto di vista normativo e contrattuale, non è tutto uguale. Il Ccnl 31/3/1999 per il comparto Regioni e Autonomie locali, già si esprime in termini di massima flessibilità delle prestazioni. Il problema, semmai, è l’uso (e l’abuso) che di tale flessibilità si è fatta e si sta facendo in tali Enti da parte di direttori generali e dirigenti legati a doppio filo con i politici di turno. A me sembra che da un po’ di tempo più che all’efficienza si guardi a come ridare in mano alla politica la gestione delle amministrazioni, facendo fuori quelli che, ai sensi dell’art.98, comma 1, Cost., ritengono loro dovere esercitare le funzioni con autonomia e promuovendo (al loro posto) yes men. L’uso (e l’abuso) che di tale flessibilità si è fatta e si sta facendo in questi Enti dovrebbe indurre a maggiore riflessione se l’obiettivo è davvero quello di individuare strumenti che consentano la migliore e più funzionale utilizzazione delle risorse umane (e non quello di rendere più facile lo «stai zitto o ti sposto», che con l’efficienza, l’efficacia e l’economicità dell’azione amministrativa e dei servizi pubblici non ha niente a che vedere). Solo lavoratori professionalmente preparati e messi in condizione di espletare le loro mansioni possono assicurare, nell’eseguire le direttive politiche (impartite nelle forme previste dall’ordinamento), a un tempo, la correttezza dell’azione amministrativa e la sua imparzialità: una pubblica amministrazione di «funzionali» anziché di funzionari non può assicurare il perseguimento degli obiettivi indicati dall’art.97 della Costituzione, ai sensi del quale i pubblici uffici devono essere organizzati «in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione». s-gennai@libero.it (lettera al Corriere)