Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  gennaio 26 Venerdì calendario

Le ho già scritto sull’accordo per le opzioni dei sudtirolesi firmato a Berlino nella sede della polizia di Stato il 23 giugno del 1939, poi ribattezzato trattato infame o visto come una specie di pulizia etnica

Le ho già scritto sull’accordo per le opzioni dei sudtirolesi firmato a Berlino nella sede della polizia di Stato il 23 giugno del 1939, poi ribattezzato trattato infame o visto come una specie di pulizia etnica. Ritorno sull’argomento rifacendomi a una frase dell’ineffabile Galeazzo Ciano: «Converrà far cenno ai tedeschi circa l’opportunità di riassorbirsi i loro uomini poiché l’Alto Adige è terra geograficamente italiana e poiché non si può cambiare posto ai monti o corso ai fiumi, bisogna che si spostino gli uomini». La domanda è: se gli optanten sono stati più del 70 per cento e i dableiber (quelli che decisero di restare) meno del 30 per cento, come si spiega che il Sudtirolo è ancora oggi a maggioranza linguistica tedesca? Umberto Brusco u.brusco@ baumann-online.it Caro Brusco, lei si riferisce all’accordo italo- tedesco del 1939 con cui fu deciso che i cittadini di lingua tedesca della provincia di Bolzano avrebbero avuto il diritto di scegliere fra la Germania e l’Italia. Gli optanten, come vennero generalmente definiti, sarebbero partiti per il Reich, gli altri sarebbero rimasti in Italia. L’accordo, definito il 23 giugno a Berlino da funzionari dei due Paesi (fra cui, per l’Italia, il prefetto di Bolzano Giuseppe Mastromattei), fu la necessaria conseguenza del Patto d’Acciaio che i due Paesi avevano firmato a Milano il 22 maggio dello stesso anno e che riconosceva definitivamente, nel preambolo, la frontiera del Brennero. Di fronte a un Reich pangermanico che rivendicava tutte le terre abitate da nuclei di popolazioni tedesche, non restava altra soluzione fuor che quella di tagliare il problema alle radici. La Germania riconosceva all’Italia il territorio conquistato nel 1918, ma lo «svuotava» di tutti coloro che avrebbero potuto fare campagne irredentiste e pregiudicare l’amicizia italo-tedesca. Nel suo Diario, del resto, Ciano registra alla data del 17 giugno un incidente che dimostra quale fosse in quel momento lo spirito dei due Paesi. Quando i nazisti di Bolzano inscenarono una marcia non autorizzata, il questore fece arrestare il loro segretario. Per evitare un incidente Ciano si affrettò a farlo liberare, ma Hitler lo volle subito in Germania perché intendeva «punirlo esemplarmente». probabile che si sia limitato a fargli una ramanzina. Vengo ora alla sua domanda, a cui cercherò di rispondere con qualche ricordo personale. Quando andai a Bolzano per la prima volta nel 1942, fui ospite di una famiglia bolzanina che aveva optato per la Germania. Mi dissero che avrebbero dovuto partire nel 1940. Ma la guerra aveva interrotto la costruzione dei villaggi («simili per quanto possibile a quelli delle nostre valli») in cui sarebbero stati accolti, e le partenze erano state interrotte. Alla fine della guerra, quindi, la maggior parte degli optanti era ancora nella provincia di Bolzano; ed era naturale che pochi, a quel punto, fossero disposti a trasferirsi in un Paese distrutto, umiliato, spartito e occupato dai vincitori. Il problema fu risolto quando Alcide De Gasperi e il ministro degli Esteri austriaco Karl Gruber si accordarono a Parigi nel 1946 sulla frontiera del Brennero e la concessione dell’autonomia alla provincia di Bolzano. Fu anche deciso che gli optanti avrebbero avuto il diritto di ritirare la loro opzione e di restare o rientrare in Italia. Quando andai a Innsbruck come vice-console nel 1955 scoprii che il Consolato Generale faceva da tramite fra la prefettura di Bolzano e le autorità tirolesi per le pratiche delle «rückoptionen», le opzioni di ritorno. C’era uno stanzone pieno fino al soffitto di fascicoli. Erano i molti bolzanini che non erano partiti e i pochi che, essendo partiti, avevano deciso di tornare.