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 2007  gennaio 26 Venerdì calendario

LECCO – Sette anni fa il regista inglese Ridley Scott lo ha voluto come maestro d’armi, per insegnare a combattere come un vero eroe dell’arena al generale Massimo, protagonista de «Il Gladiatore»

LECCO – Sette anni fa il regista inglese Ridley Scott lo ha voluto come maestro d’armi, per insegnare a combattere come un vero eroe dell’arena al generale Massimo, protagonista de «Il Gladiatore». Lui è «Darius», Dario Battaglia, 38 anni. Non è di Roma, ma è nato a Curno (Bergamo). A Imbersago (Lecco) ha aperto la sede dell’associazione «Ars dimicandi» (l’arte di combattere) e la prima scuola in Italia per gladiatori e legionari. «Un centro di addestramento collettivo», lo definisce Darius, che si affianca alla decina di palestre e di «campi militari» sparsi nel Nordest dove tiene corsi e lezioni. Un successo. Ci sono gli uomini ma anche le donne (il 10 per cento), giovani e i meno giovani. Commesse e insegnanti, muratori e ingegneri. Arrivano da tutt’Italia. «La scuola è gratis ed aperta a tutti – spiega ”. Insegno le tecniche della lotta antica e ho ricostruito la disciplina militare dell’esercito romano. I muscoli non bastano: servono agilità, riflessi pronti, spirito di sacrificio. E poi occorre studiare: le mosse, la strategia, la tattica del combattimento, il rispetto dell’avversario». La passione per la storia di Roma e i suoi eroi, per Darius, è nata sui libri quando era bambino. L’ultimo gladiatore è un colosso come Ercole. Capelli lunghi e barba. Mani enormi. Impugna scudo e spada con la stessa abilità con la quale maneggia la penna per scrivere romanzi- storici. Due già in libreria («Il grande Gladiatore» e «La notte del Gladiatore»), un terzo in stampa («I giorni del Colosseo»), tutti con lo pseudonimo di Gordon Russell. Sposato, un figlio, Enea, di 6 anni, è un ex campione di box francese. Nel 1994 ha la lasciato la Polizia per fondare l’associazione e cominciare quest’avventura. «Eravamo un pugno di amici. Oggi siamo 60 soci». Le richieste di nuovi allievi sono numerose, ma c’è l’ostacolo dei degli costi armamenti e delle attrezzature militari. «Perché – spiega Darius – non si acquistano, ma sono costruiti con le nostre mani. Solo così siamo sicuri che siano il più fedele possibile all’originale». Lo impone il metodo dell’archeologia «sperimentale», che Battaglia ha scelto per «essere un vero gladiatore». Chiarisce: «Colmiamo attraverso esperimenti e prove il vuoto di dati e informazioni che dalle opere letterarie e artistiche dell’antichità è giunto fino a noi». La parola d’ordine è: verificare. «Un elmo, per esempio: non è sufficiente rifarlo così come appare nei dipinti. Noi andiamo oltre. Vogliamo capire, studiamo le caratteristiche e sul campo di battaglia sperimentiamo se ciò che abbiamo creato funziona per il suo scopo. Più ingegneria che lavoro di rievocazione storica». Cruciale l’incontro con lo studioso tedesco Marcus Junkelmann di Monaco. Rigore e precisione che sono valsi ad «Ars dimicandi» collaborazioni importanti, a cominciare dalle consulenze con i ministeri dell’Istruzione e Cultura, per proseguire con i documentari Rai, Mediaset, fino allo «Spartacus» della Bbc. E poi i consigli dati al regista Ridley Scott per il film «Il Gladiatore», interpretato dall’amico Russell Crowe. Il sogno nel cassetto? «Un combattimento nel Colosseo». L’ARMATURA Permetteva di distinguere i gladiatori in classi. I «thraeces» avevavo elmo a forma di grifone, spada corta e ricurva, schinieri e un piccolo scudo (nella foto Russell Crowe, protagonista de «Il Gladiatore» di Ridley Scott)