Enzo Riboni, Corriere della Sera 26/1/2007, 26 gennaio 2007
«Perché occupiamo sempre i primi posti delle classifiche mondiali? Semplice, perché siamo imbattibili su tre fronti: agilità, velocità, flessibilità»
«Perché occupiamo sempre i primi posti delle classifiche mondiali? Semplice, perché siamo imbattibili su tre fronti: agilità, velocità, flessibilità». Questa sicurezza di Peter Lorange, norvegese, non è probabilmente l’ultima ragione che, da 14 anni a questa parte, lo fa stare ben saldo sulla poltrona di presidente di Imd, la business school di Losanna che, nel 2006, è stata piazzata dal Wall Street Journal al secondo posto assoluto nel ranking mondiale degli Mba. Non è eccessiva la vostra certezza di esclusività? «Affatto, e le spiego subito perché. Tutti gli altri tendono ad avere strutture rigide: i docenti fanno capo a dipartimenti, c’è una forte gerarchia tra i professori e vige una netta distinzione tra chi è di ruolo e chi no. Noi siamo molto diversi. Non abbiamo dipartimenti né gerarchie, gli insegnanti più giovani sono valutati con gli stessi criteri dei più anziani in base alle loro performance (un buon professore può facilmente raddoppiare il suo salario se le sue attività di ricerca e di insegnamento sono ottime). Inoltre, non avendo cattedre di ruolo, ogni anno tutti i docenti devono dimostrare di meritare di far parte di Imd: chi non risulta all’altezza viene invitato ad andarsene. Insomma, è proprio questa organizzazione "minimalista" che ci garantisce un grande vantaggio competitivo». La vostra struttura è tutta concentrata in Svizzera? «Losanna è il cuore, un punto di incontro e di formazione per tutti gli executive del mondo. Tuttavia abbiamo realizzato due altri centri di ricerca, a Mumbai e Shanghai, perché ci aspettiamo una sempre maggiore enfasi sui temi di management legati a quell’area. Imd sta diventando più focalizzata sull’Asia, anche perché non va dimenticato che la metà della popolazione mondiale vive tra la Cina e l’India. In particolare dalla Cina abbiamo imparato quanto sia importante essere veloci e realizzare le proprie strategie rapidamente, mentre dall’India apprendiamo quanto, nel business, le alleanze siano indispensabili per evitare conflitti». Quali sono i vostri obiettivi attuali e di sviluppo? «Imd punta a diventare la più importante business school per top manager del mondo. Per far ciò scommettiamo prima di tutto sulla ricerca, alla quale destiniamo il 27% di tutti i nostri investimenti. Contiamo poi su un corpo docente di 55 insegnanti a tempo pieno, provenienti dalle migliori università del mondo e con esperienza aziendale. Le nostre attrezzature sono all’avanguardia: negli ultimi cinque anni abbiamo investito 28 milioni di euro per il nostro campus. Inoltre tra poco più di un anno, nella primavera del 2008, verrà completato il nuovo centro per la formazione dei top manager, per il quale abbiamo investito 22 milioni di euro. Vogliamo tuttavia restare una "boutique" esclusiva di formazione, che non desidera crescere a dismisura. Per questo non abbiamo intenzione di aprire altri campus nel mondo, ma solo di rendere le nostre classi sempre più internazionalizzate. Il nostro Mba, per esempio, è molto selettivo, ammette solo 90 partecipanti l’anno (età media 30,5 anni), mentre gli alunni dell’Executive Mba non superano quota 70 (38,5 anni). Ad eccezione degli Mba, aperti ai professionisti più giovani, tutti gli altri nostri corsi sono destinati ai top manager». Come vi finanziate? Fate fund raising tra gli ex alunni? «La nostra principale fonte di finanziamento, che copre l’85% delle entrate, viene dalle rette pagate dagli alunni per frequentare i corsi (75 mila franchi svizzeri per un Mba e 117 mila per un Executive Mba, ndr). Un altro 10% viene da 180 aziende di tutto il mondo che pagano per far parte del nostro "Learning Network", che assicura un appuntamento settimanale sul web per discutere dei temi caldi del management internazionale, e la partecipazione agli oltre 40 "tutorials" che Imd organizza annualmente nel mondo. Solo il restante 5% delle entrate deriva da donazioni. Imd è gestita come un’azienda e nei 14 anni della mia presidenza abbiamo sempre realizzato un utile di esercizio, anche se siamo un’organizzazione non profit che non ha come obiettivo la massimizzazione del profitto. Ci vantiamo però di non ricevere finanziamenti pubblici». Quali sono i contenuti su cui puntate oggi nei vostri corsi? «Seguiamo i trend del management contemporaneo, che enfatizzano l’importanza del cambiamento e della velocità con cui si realizzano le idee. Così, nei corsi, privilegiamo i temi della leadership, del "change management", della crescita strategica, dell’internazionalizzazione e dell’imprenditorialità. Per supportare questi argomenti ci focalizziamo sul nuovo marketing, sulla moderna logistica, sull’innovazione tecnologica».