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 2007  gennaio 25 Giovedì calendario

Non fare nulla può valere 750 mila euro. La Stampa, giovedì 25 gennaio L’ultimo spreco di denaro pubblico si chiama, con semplicità borbonica, «Comitato nazionale italiano per il collegamento tra il governo italiano e le nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura»

Non fare nulla può valere 750 mila euro. La Stampa, giovedì 25 gennaio L’ultimo spreco di denaro pubblico si chiama, con semplicità borbonica, «Comitato nazionale italiano per il collegamento tra il governo italiano e le nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura». Anni: 59. Numero di dipendenti: 0. Il comitato dovrebbe svolgere funzioni di rappresentanza presso la Fao e vagliare tutti i provvedimenti governativi che riguardano l’agricoltura o l’alimentazione. In realtà non se lo fila nessuno dei ministeri e negli ultimi quattro anni si è riunito tre volte. Il contributo ordinario annuale da parte dello Stato è stato negli ultimi tempi di 284 mila euro. La sua attività: nulla. Anche se, visto il nome, c’è chi sospetta un impegno d’inchiostro per l’intestazione della carta. Questo organismo dalla vita ben remunerata ma pressoché sconosciuta si annida dalle parti del ministero delle Politiche agricole e forestali. I suoi membri vengono nominati direttamente dal ministro, anche se nessuno ormai capisce bene il perché. Da sedici anni la Corte dei Conti ne chiede la chiusura per inutilità manifesta. L’ultima volta è successo il 3 gennaio scorso quando la magistratura contabile ha depositato la sua relazione riguardante l’attività e il bilancio del comitato degli anni che vanno dal 2002 al 2005. L’esito è stato quello degli anni precedenti. Stakanovisti Nei quattro anni presi in esame dalla Corte, il comitato nazionale si è riunito tre volte. Nel 2004 i suoi membri non si sono incontrati nemmeno per l’approvazione del bilancio, che infatti è stato consegnato oltre i termini di legge. Fino al 28 febbraio 2002 il comitato aveva tre dipendenti. Poi, questi ultimi avevano tanto da fare che sono stati inglobati nel ministero delle Politiche agricole. Nell’ottobre 2001, nel rispondere a un’interrogazione parlamentare che già chiedeva la soppressione dell’ente, l’allora ministro Gianni Alemanno rispondeva che era «allo studio dell’amministrazione una soluzione legislativa volta a inglobare definitivamente, entro il 31 dicembre 2001, le attuali funzioni del comitato nella struttura del ministero». Mancavano due mesi. Il comitato è ancora lì e in questi anni, per far fronte alle poche esigenze, è stata utilizzata la collaborazione sporadica di dipendenti dell’ufficio relazioni internazionali del ministero. Non che il comitato sia tirchio nei confronti del personale. Il 1° febbraio 2006, per far fronte alle celebrazioni del sessantesimo anniversario della Fao, sono stati assunti tre collaboratori. Due di loro hanno ricevuto un compenso di 58 mila euro per i nove mesi di attività, il terzo di 21 mila. La Corte dei Conti ha definito eccessivi i costi della struttura rispetto ai modesti risultati ottenuti. Basta dare una scorsa alle cose fatte. Il segretariato, nel 2002, ha «coordinato e assicurato la sua partecipazione» ad alcune iniziative della Fao. Nel 2003 ha curato l’organizzazione di un convegno internazionale di due giorni e nel 2004 risulta si sia girato i pollici. Non così il segretario generale che, per un intero anno, ha pensato. Ha pensato a cosa fare gli anni dopo visto che l’unica attività registrata è stata la redazione del piano «progetto di attività 2004-2006». Il 2005, in compenso, è stato un anno effervescente. Il comitato ha infatti prodotto uno spot tv, organizzato un’esposizione di macchine per la produzione agricola per le vie di Roma e addestrato dieci guardie forestali sudanesi nell’ambito di un progetto di collaborazione internazionale. Con l’Ucraina è stata raggiunta un’intesa formale in vista dell’avvio del progetto «La via della soia». Commissioni fantasma Nel 2002 il ministro Alemanno ha creato tre commissioni di esperti e affidato loro la risoluzione dei problemi dell’alimentazione del pianeta. Il compito, tuttavia, dev’essere ciclopico visto che il pool non consegna alcuna relazione finale. Anzi, il segretario generale dichiara alla Corte che le commissioni, dal giugno 2004, non sono state ulteriormente convocate perché pletoriche e dispendiose. Anche la semplice redazione dei bilanci, per il comitato senza dipendenti, è diventata impossibile. Quelli che vengono consegnati alla Corte sono zeppi di errori e la Corte ha aggiunto una nota di biasimo in cui si chiede maggiore rigore. Che la gestione del denaro pubblico non sia tra le priorità del comitato, lo si intuisce perfettamente dall’oculatezza con cui viene investito il denaro non utilizzato. A differenza degli anni fino al 2001, infatti, dal 2002 in poi i soldi non sono stati impegnati in titoli di Stato che almeno qualche soldo alla fine producevano, bensì sono stati «dimenticati» nel conto corrente allo sportello della banca interna al ministero con un tasso di interesse pari all’1% inferiore a quello di mercato. Come dire: se li avessero consegnati a un qualunque cittadino con un conto corrente qualsiasi, avrebbero fruttato di più. Giudizio e rassegnazione Sono sedici anni che la Corte chiede di sopprimere questo comitato. E quest’anno non ha fatto eccezione. Eppure la magistratura contabile sembra ormai rassegnata: «Il tempo trascorso - ha scritto la Corte - fa ritenere improbabile nel prossimo futuro un rinnovato atteggiamento delle amministrazioni interessate. Questa Corte non può quindi che ribadire l’opportunità della sua soppressione». Parole sante, devono aver pensato al governo, che infatti nel marzo scorso ha aumentato il contributo annuale al comitato da 284 mila a 750 mila euro. Il costo dell’inchiostro per l’intestazione della carta, in questi anni, dev’essere schizzato alle stelle. Raphael Zanotti