Mattia Feltri, La Stampa 25/1/2007, pagina 2, 25 gennaio 2007
L’Italia s’è desta a difesa dei privilegi. La Stampa, giovedì 25 gennaio Prodi / Bersani / al Colosseo come i cristiani»
L’Italia s’è desta a difesa dei privilegi. La Stampa, giovedì 25 gennaio Prodi / Bersani / al Colosseo come i cristiani». Il coro lo intonano militanti di An vestiti da centurioni, e con scarpe da tennis al posto dei calcei, visti nella cronaca surreale di una giornata mai avvenuta, ma che avverrà. E nel reportage fantasioso sono l’avanguardia armata (di gladio di plastica) dell’ordine costituito calato su Roma per protestare contro il nuovo pacchetto di liberalizzazioni. «Questo pacchetto nuoce gravemente alla salute», dicono per esempio i cartelli, ridipinti come box di Marlboro, della delegazione dei tabaccai. Ci sono loro, guide turistiche, benzinai, parrucchieri, edicolanti, agenti immobiliari, tutte le categorie che vedono piccoli privilegi e non estesi guadagni insidiati dagli unni delle professioni libere. Col maglione blu sulle spalle, il leader di An, G.A., si è issato su una biga e ha spiegato che i centurioni sono la romanità, il faro dell’Urbe, l’appiglio dei turisti, il certificato di garanzia, e non passerà una legge che porta a un meticciato caotico da Basso Impero della villeggiatura. I manifestanti sono in divisa, con schiniere e lorica, e pattugliano l’anfiteatro Flavio, cioè il luogo di lavoro. Con le liberalizzazioni delle guide turistiche, rischiano l’invasione di concorrenti etnicamente scorretti - valdostani, irpini, peloritani - dalla professionalità dubbia. Uno specifica la sua competenza: sa dire buongiorno in quattro lingue, ha appreso i rudimenti della vita quotidiana del legionario e possiede costumi in foggia e taglio originale. Perciò ha avuto la licenza che ormai vale nulla, poiché tutto diventerà una carnevalata . Le guide turistiche hanno deposto le stecche col fazzoletto - i segnali visivi per il gruppo di escursionisti - e siedono in presidio all’Arco di Settimio Severo. Pure i loro approfonditi studi sono pezzo di carta straccia. Fino ad adesso accompagnatori e interpreti venivano contingentati e autorizzati dalla Regione. Basta: a chiunque è concesso di cimentarsi nel mestiere, senza aver nemmeno scorso un manuale di Giulio Carlo Argan, o le pagine di Corrado Augias sui segreti di Porta Capena. Sarà sufficiente, prevedono, un libretto d’immagini, di quelli coi lucidi, e mostrare la Basilica di Massenzio, com’è e com’era, all’incolto americano. Loro, invece, sanno e insegnano che il tempio di Minerva fu eretto per volere di Domiziano all’esterno dell’esedra del Foro di Augusto. E l’autorevolezza, dicono, non li salverà dalla concorrenza dozzinale. I cortei, diversi e affluiti nell’immaginario pomeriggio in una bolgia a piazza Venezia, si sono avviati da diversi punti della città. A ogni punto, una corporazione. Furenti i benzinai, con le licenze deprezzate, e urlanti slogan irripetibili sulle pompe e quali professioni andrebbero liberalizzate, specie le più antiche. Trasportano un’enorme pistola erogatrice, e sopra c’è scritto: «L’unico pistola più grosso è Bersani». Cantano, a proposito del governo, tutto il repertorio del carburante: con la benzina / bruciano prima; con il metano / bruciano piano; con il gasolio / bruciano meglio. Dietro al provvedimento vedono il giochino sporco della grande distribuzione, e così i barbieri, cui è stato levato il lunedì di riposo obbligatorio e gli orari fissi. Il principio coinvolgerà le altre attività commerciali: coi parrucchieri c’erano fornai, salumieri, fruttivendoli, cartolai, ferraioli. Infine si sono incrociati coi Verdi, condotti da Alfonso Pecoraro Scanio, anch’egli sceso in piazza ma per chiedere, in perfezionamento del decreto, sgravi fiscali per i rivenditori di prodotti equi e solidali. I commercianti classici, forse equi ma non solidali, si sentivano stretti fra i tutori delle coop rinserrati nel palazzo e i paladini di esercenti (e consumatori) di tapioca biologia e tisane andine. Si è sfiorato lo scontro, coi bottegai all’assalto e i Verdi in ripiegamento («con la benzina verde / brucio le m...», scandivano i benzinai). E gli ambientalisti stavano per finire sotto le ruote degli insegnanti di scuola guida, che dimostravano sullo strumento d’impiego, l’automobile. Hanno evitato l’investimento, sceneggiando con la pratica l’insostituibile perizia. Tutto ciò fra molto poco, a Roma. Mattia Feltri