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 2007  gennaio 25 Giovedì calendario

Gli aiuti servono ai ricchi, non ai poveri. la Repubblica, giovedì 25 gennaio NAIROBI - Altro che generosità, gli aiuti alimentari ai Paesi poveri spesso sono solo un modo per liberarsi delle eccedenze

Gli aiuti servono ai ricchi, non ai poveri. la Repubblica, giovedì 25 gennaio NAIROBI - Altro che generosità, gli aiuti alimentari ai Paesi poveri spesso sono solo un modo per liberarsi delle eccedenze. E poi la distribuzione mal gestita rischia di mettere in crisi i produttori locali e l´intero mercato interno dei beneficiari. Insomma, è ora di rimettere ordine nel meccanismo. A usare parole così energiche è la Fao, il braccio delle Nazioni Unite in tema di alimentazione e agricoltura. L´ultimo rapporto dell´agenzia è di fatto una denuncia fortissima con toni tecnici, quasi «freddi», e quindi molto efficace. Basta con l´abitudine di vincolare gli aiuti ad acquisti nel proprio Paese e al trasporto sulle proprie navi, dicono gli esperti, un´abitudine che finisce per dirottare un terzo degli aiuti, cioè in tutto 600 milioni di dollari, lontano dai destinatari. Basta con la vergogna del surplus spacciato per spirito umanitario. Non si parla, ovviamente, di voltare le spalle a chi ha bisogno. Jacques Diouf ha voluto sgombrare il campo dagli equivoci: «Nessuno può sottrarsi all´imperativo morale di aiutare chi non può nutrirsi», ha detto il direttore dell´agenzia, aggiungendo che «in molti casi gli aiuti alimentari sono usati perché sono la sola risorsa disponibile, non perché siano la soluzione migliore al problema». Milioni di vite sono state salvate grazie agli aiuti alimentari, indispensabili nelle emergenze, ricorda l´agenzia dell´Onu. Ma certe volte la generosità è in malafede: la prova la fornisce Prabu Pingali, responsabile della Fao per l´agricoltura e lo sviluppo: «E´ sufficiente vedere che in anni recenti gli aiuti sono stati inversamente proporzionali al prezzo dei cereali». In altre parole, quando il grano costa molto, i «donatori» sembrano poco disponibili al richiamo umanitario e più attenti a quello del mercato. Di fatto è una tirata d´orecchi alla tradizionale politica americana, un sostegno più o meno nascosto ai produttori agricoli statunitensi che attraverso le distribuzioni del World Food Programme smaltiscono quello che il mercato non assorbe. Stavolta però sono gli stessi esperti del Wfp che, unendosi alla Fao nella ricerca, di fatto sposano le accuse dell´agenzia sorella. La Fao fa quattro raccomandazioni fondamentali: 1) niente più aiuti ai governi, ma interventi mirati alle popolazioni in difficoltà; 2) distribuzione di denaro o voucher, e allo stesso tempo interventi sulle infrastrutture indispensabili; 3) acquisto locale del cibo, facendo attenzione a non far esplodere i prezzi; 4) maggior impegno nello studio delle crisi alimentari, con studio di strategie di lungo periodo. L´idea di portare soldi in contanti sembra, in linea di principio, poco realistica: le difficoltà in termini di sicurezza e gli inevitabili rischi di corruzione non appaiono superabili. Sia l´ipotesi del denaro che quella dei buoni-pasto sono poi ovviamente impraticabili in condizioni di emergenza. Oggi gli aiuti legati a catastrofi naturali o a conflitti sono i tre quarti del totale: circa 1,5 miliardi di dollari l´anno, che beneficiano una trentina di Paesi. Nell´ultimo periodo è stata la Corea del nord a contare più di ogni altro sugli aiuti del mondo, con 1,1 milioni di tonnellate, pari al 20 per cento delle necessità nazionali. Giampaolo Cadalanu