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 2007  gennaio 25 Giovedì calendario

LAURENT del Belgio Laeken (Belgio) 19 ottobre 1963 • «Il mal di pancia del Belgio parte da una villa di mattoni rossi, protetta da un’ampia siepe e da un duplice filare di alberi d’alto fusto, al limitare della foresta che dal paesino di Tervuren si incunea fin dentro Bruxelles

LAURENT del Belgio Laeken (Belgio) 19 ottobre 1963 • «Il mal di pancia del Belgio parte da una villa di mattoni rossi, protetta da un’ampia siepe e da un duplice filare di alberi d’alto fusto, al limitare della foresta che dal paesino di Tervuren si incunea fin dentro Bruxelles. La villa, per nulla sfarzosa, si chiama Clémentine e venne fatta costruire negli anni Novanta dal re Baldovino per relegarci il nipote Laurent, terzogenito di Alberto e Paola, che oggi regnano sul Paese. Laurent era la pecora nera della famiglia reale. E Baldovino, bigotto fino all’intolleranza, era stufo di vedere in giro per la reggia di Laeken le conquiste notturne del giovane principe, noto anche per aver tentato una gara tra la sua Ferrari e un treno ad alta velocità lungo l’autostrada Bruxelles-Parigi, e per aver accumulato una delle più importanti collezioni di multe per eccesso di velocità dell’intero reame. Così il re spedì il nipote degenere dall’altra parte di Bruxelles, ai margini della Forêt des Soignes, dove in ville più o meno lussuose erano ”nascosti” anche altri membri poco graditi della famiglia reale, come la matrigna di Baldovino Liliane de Rethy. Oggi il principe Laurent ha [...] una moglie, tre figli e qualche chilo di troppo. Ma vive ancora a villa Clémentine. Ed è rimasto la pecora nera della Corona [...] ha dovuto presentarsi davanti al tribunale di Hasselt, ancorché solo come testimone, per riferire su un finanziamento illecito di 175 mila euro percepito nel ”99. I soldi erano serviti a ridipingere la villa e a comprare mobili, lavatrice, forno a microonde e perfino una batteria di pentole: omaggio della Marina militare belga in cui il principe ha prestato servizio. Peccato però che provenissero da un fondo ”nero” di oltre 2 milioni di euro stornato dai bilanci e per il quale sono ora sotto processo una decina tra ufficiali e imprenditori. L’’affaire” ha suscitato enorme scalpore in Belgio, e soprattutto nelle Fiandre dove i sentimenti autonomisti, quando non chiaramente separatisti, diventano sempre più forti. Laurent ha dichiarato di non essere stato al corrente della provenienza illegale dei fondi. Una spiegazione credibile, ma non sufficiente.
Anche perché, in sette anni di inchiesta giudiziaria, il principe non era mai stato neppure sentito dai magistrati. Solo una serie di indiscrezioni giornalistiche ha costretto il re a firmare un decreto che autorizzava la convocazione del terzogenito in tribunale e a promettere, nel solenne discorso di Natale, che i fondi illegalmente percepiti saranno restituiti. Gli amici di Laurent dicono che l’interessato ha appreso le decisioni del padre leggendo i giornali. Questo la dice lunga sull’armonia che regna in famiglia. Ma non ha fatto cessare i sospetti che la pecora nera della Corona abbia comunque goduto di protezioni e favoritismi. Ed ecco che il Paese torna ad interrogarsi sulla ”questione reale” che, in uno Stato sempre più diviso tra valloni e fiamminghi, finisce per coincidere con la questione dell’unità nazionale. In Belgio la monarchia è molto più potente di quanto la lettera della Costituzione lasci comprendere. In teoria il re ha all’incirca gli stessi poteri che in Italia sono conferiti al presidente della Repubblica: affida l’incarico di formare il governo, nomina i ministri e promulga le leggi. Un compito sempre esercitato con grande rispetto per le regole democratiche. ”Nella mia vita ho formato otto governi. Preparavo la lista dei ministri negoziando coi partiti della coalizione e ogni volta, quando l’ho presentata al re, è stata accettata senza obiezioni. - spiega Wilfried Martens, democristiano fiammingo oggi presidente del Ppe - Il Belgio non può fare a meno della monarchia e dei poteri che le sono conferiti. Chi dovremmo eleggere come presidente della Repubblica: un fiammingo o un vallone? Il Paese si spaccherebbe”. Ma proprio la funzione di cemento dell’unità nazionale conferisce alla monarchia belga un prestigio che si trasforma in potere reale sul sistema-paese. A questo contribuisce la pratica dei ”confessionali”, istituita da Baldovino e proseguita da Alberto. Si tratta di incontri privati a quattr’occhi che il re tiene regolarmente con tutti gli esponenti del mondo politico, economico, finanziario e culturale del Belgio, e il cui contenuto è mantenuto rigorosamente segreto. Da una parte il monarca si informa, ascolta, raccoglie confidenze e segreti, dall´altra spiega, suggerisce, orienta. In oltre mezzo secolo, nessuno delle centinaia di invitati alla reggia ha mai rivelato il contenuto di uno di questi colloqui. E tanto basta a spiegare quanto sia grande l’influenza della Corona in un Paese che è governato da una élite estremamente chiusa e selezionata. Questo sistema ora però comincia a scricchiolare. L’’affaire” di villa Clémentine è naturalmente solo un pretesto. Ma l’estrema destra fiamminga, largamente radicata e dichiaratamente separatista, lo agita per colpire la famiglia reale e con essa l’unità del Paese. E la stampa delle Fiandre, che per prima ha messo di mezzo Laurent, cavalca l’onda di un’opinione pubblica sempre più fredda nei confronti della famiglia reale: negli ultimi sondaggi solo metà dei fiamminghi giudicano necessaria l’esistenza della monarchia. [...] la questione reale diventa, inevitabilmente, anche una questione personale. Baldovino è morto. Suo fratello Alberto ha ormai più di settant’anni. L’erede designato, il principe Philippe, è già stato scartato una volta dal trono alla scomparsa di Baldovino perché considerato non maturo. E sono in molti a pensare che il tempo passato non gli abbia conferito le qualità necessarie a gestire una realtà complessa e politicamente delicata come quella del Belgio. Resterebbe Astrid, la secondogenita di Alberto e Paola. Ma cambiare le regole dinastiche è arduo, forse impossibile. Se anche non scoppierà ora per l’ennesimo scandalo di Laurent, la ”questione reale” difficilmente potrà essere risolta, ma solo rimandata» (Andrea Bonanni, ”la Repubblica” 25/1/2007).