giornali, 25 gennaio 2007
Un uomo di 53 anni. Originario di Milano ma residente da pochi anni in provincia di Pavia, separato, due figli, dopo un incidente d’auto e un’operazione alla colonna colonna vertebrale fu costretto a lasciare il lavoro e d’allora s’era fatto ogni giorno più depresso anche se in pubblico si mostrava «disponibile e cordiale»
Un uomo di 53 anni. Originario di Milano ma residente da pochi anni in provincia di Pavia, separato, due figli, dopo un incidente d’auto e un’operazione alla colonna colonna vertebrale fu costretto a lasciare il lavoro e d’allora s’era fatto ogni giorno più depresso anche se in pubblico si mostrava «disponibile e cordiale». Lunedì scorso posizionò una telecamera nel tinello, la accese, ci si mise davanti, impugnò una Glock calibro 7,65 con la matricola cancellata, telefonò al figlio di 32 anni e alla figlia minore spiegando a entrambi che voleva morire e nel frattempo sparando una quindicina di colpi contro i mobili e le pareti. Il figlio maschio montò in auto e si precipitò da Milano fino alla casa del padre, entrò in cortile e dalla finestra lo vide con la pistola puntata alla testa. Appena provò ad avvicinarsi, l’altro si sparò. In casa, tanti bigliettini di addio per i suoi due ragazzi: «Non voglio più soffrire, me ne vado». Verso l’ora di cena di lunedì 22 gennaio in una villetta a due piani in Moro 2 a Olevano, provincia di Pavia.