Mattia Feltri, La Stampa 24/1/2007, pagina 14, 24 gennaio 2007
Riecco la sindrome della Coca-Cola. La Stampa, mercoledì 24 gennaio Secondo studi, articoli, indiscrezioni e leggende metropolitane, la Coca-Cola è ipercalorica, eccitante, cancerogena, provoca l’osteoporosi, la carie, danni al sistema nervoso ed è corrosiva
Riecco la sindrome della Coca-Cola. La Stampa, mercoledì 24 gennaio Secondo studi, articoli, indiscrezioni e leggende metropolitane, la Coca-Cola è ipercalorica, eccitante, cancerogena, provoca l’osteoporosi, la carie, danni al sistema nervoso ed è corrosiva. Quando non si svitavano le candele del motorino, i ragazzi ci buttavano sopra la Coca-Cola memori della moneta da dieci lire che, in dodici ore dentro la lattina, si sarebbe dovuta sciogliere. In India viene venduta con una scritta tipo «nuoce alla salute», come le sigarette. I sindacati accusano l’azienda di non rispettare le regole della concorrenza, quelle fiscali e quelle igieniche, di impoverire e inquinare le riserve d’acqua e di violare i diritti umani. In Colombia le vengono attribuiti sequestri e torture di oppositori. Negli Stati Uniti è stata bandita da alcune scuole per ragioni dietetiche e denunciata per razzismo dai neri. Un ingegnere inglese sostiene che le auto durano di più se, invece dell’olio, si usa la Coca per lubrificare il motore. Le stime Ogni giorno, dicono le stime, nel mondo si contano un miliardo di consumazioni, comprese quelle degli antagonisti no-logo, per esempio Luca Casarini, fotografato con la lattina in mano nei giorni del social forum fiorentino. Al «Manifesto» un distributore di bevande accende periodiche dispute fra golosi e sostenitori del refrigerio etico. Il candidato della sinistra radicale a sindaco di Genova, il poeta Edoardo Sanguineti, domenica ha detto che i ragazzi di piazza Tienanmen erano dei poveretti con un sogno soltanto: la Coca-Cola. In Cina, in realtà, la vendono dagli anni Ottanta, ma da destra il «Giornale» ha ricordato a Sanguineti la ferocia della dittatura comunista e, da sinistra, «Liberazione» gli ha ricordato che lì ha vinto proprio la Coca-Cola, e da allora si innalzano grattacieli e si stabiliscono partnership commerciali. Le alternative Coca-Cola di qui e Coca-Cola di là. Alla marcia della pace Perugia-Assisi si è venduta una Coca alternativa, equa e solidale come segno di liberazione dalla schiavitù delle multinazionali. Al municipio XI di Roma è stata tolta dagli uffici pubblici e dalle scuole per la medesima ragione. Il padre comboniano, Alex Zanotelli, ha vanamente chiesto a Walter Veltroni di cancellare la Coca-Cola dall’elenco degli sponsor comunali. A Torino, in occasione delle Olimpiadi invernali, il consiglio municipale ci provò. «Bere Coca-Cola rafforza il sionismo», è l’opinione dell’ayatollah Alì Khamenei. «Boir Coca-Cola c’est suotenir Israel», diceva un poster antisionista francese di qualche anno fa, in cui si vedeva la spianata delle moschee ritinteggiata di banco e rosso. Che poi, all’opposto, era il colore del cammino verso la libertà quando una fabbrica delle bollicine veniva aperta in Romania o in Polonia durante la guerra fredda. E pure quando, nel 1989, le autorità saudite permisero l’ingresso negli stadi dei mondiali juniores di calcio alle donne, purché a capo coperto, e alle bottigliette di Coca. Adesso sembra una fissazione di sinistra. Invece non sono soltanto i ribelli maoisti del Nepal ad assaltare i depositi, ma anche i neonazisti europei, di tanto in tanto. Esattamente come Sanguineti, Pino Rauti, rifondatore del Movimento sociale, nel ”94 disse: «Ai cinesi ho chiesto se abbiano fatto una lunga marcia, con tanti morti, per arrivare alla Coca-Cola». L’anatema di Buontempo E lo stesso anno, in occasione della visita in Italia di Bill Clinton, Teodoro Buontempo (An) avvertì: «Rispetto non vuol dire abbracciare la Coca-Cola». Così come «Occidente non vuol dire Coca-Cola», per sentenza di Domenico Fisichella, quando era in An e non ancora nella Margherita. «Ordinare il sacerdozio femminile sarebbe come celebrare la messa con la Coca-Cola», fu il parallelo dell’arcivescovo emerito di Bologna, Giacomo Biffi. Per recuperare terreno, la Coca-Cola ha lasciato il Sudafrica al tempo dell’Apartheid e ha collaborato alle campagne anti Aids dell’Onu e a quelle ecologiste di Greenpeace. Non è servito a molto. Né servono più i quadri-Coke di Andy Wharol o di Roy Lichtenstein, e in Italia di Mario Schifano. La Coca-Cola, per molti, rimane quella che ha rivestito Babbo Natale e corrotto il bel mondo che fu. Mattia Feltri