Il Sole 24 Ore 20/01/2007, pag.31 Morya Longo, 20 gennaio 2007
Il Tesoro studia il BTp a 50 anni. Il Sole 24 Ore 20 gennaio 2007. ufficiale: i bond "matusalemme" hanno sedotto anche l’Italia
Il Tesoro studia il BTp a 50 anni. Il Sole 24 Ore 20 gennaio 2007. ufficiale: i bond "matusalemme" hanno sedotto anche l’Italia. Dopo anni di attesa, ieri il direttore generale del debito pubblico del Tesoro, Maria Cannata, l’ha annunciato: il ministero ha allo studio l’emissione di un titolo di Stato di durata cinquantennale. Forse non nel brevissimo termine. Forse non sotto forma di BTp, ma attraverso un collocamento privato. Ma il lavoro niziato: "L’eventualità c’ ha detto Maria Cannata -. La stiamo valutando in maniera più concreta, ci sono molte opportunità". Questo annuncio, secondo alcuni, può essere anche legato alla riforma del Tfr: dalle liquidazioni arriveranno infatti soldi freschi per i fondi pensione, che sono i principali acquirenti di titoli extra-lunghi. Il bond, insomma, potrebbe dare un po’ di pane ai loro denti. I motivi per lanciare un bond extra-lungo sono tanti. Il primo è banale: in una situazione di mercato come quella attuale, con la curva dei rendimenti molto piatta, al Tesoro conviene effettuare un’emissione così lunga. Si pensi che, attualmente, in Francia (dove esiste già un bond così lungo) i titoli di Stato cinquantennali rendono il 4,14%, mentre i trentennali offrono il 4,20%. vero che in rapporto al tasso Euribor questa convenienza viene meno (il titolo cinquantennale rende 8 punti base meno dell’Euribor, mentre il trentennale 15), ma comunque un’emissione di questo tipo rimane una buona opportunità. Soprattutto se si considera che un emittente come il Tesoro aumenta la durata media dell’indebitamento: raccoglie fondi e poi non ci pensa più per 50 anni. Se capire la convenienza per un emittente è facile, un po’ più complicato è intuire quella degli investitori: perché mai dovrebbero acquistare titoli che scadono tra 50 anni, quando attualmente rendono meno di quelli che scadono tra 30 anni? In realtà ci sono molti investitori interessati a questi prodotti: in primo luogo i fondi pensione e le assicurazioni. Per un motivo semplice: con l’allungamento della vita media della popolazione, questi istituti devono erogare prestazioni pensionistiche per periodi sempre più estesi, per cui hanno la necessità di allungare anche la durata dei loro investimenti. Per questo acquistano titoli cinquantennali, anche se i rendimenti non sono così golosi. E la domanda dei fondi pensione è potenzialmente immensa: nei Paesi dell’Ocse hanno in gestione attivi pari all’87,6% del Pil totale. Si tratta di qualcosa come 18mila miliardi di dollari. Di soldi da investire, insomma, ne hanno tanti. Ma c’è un altro elemento fondamentale: la riforma in Italia del Tfr. Questa farà infatti affluire nei fondi pensione del nostro Paese - secondo le stime di Mps Finance - almeno 5 miliardi di euro in più quest’anno e almeno 10 l’anno prossimo. "Considerando che la riforma parte a metà anno e che la massa totale di Tfr in Italia quest’anno sarà di circa 19 miliardi - osserva Antonio Cesarano, capo economista di Mps Finance - secondo un calcolo conservativo quest’anno almeno 5 miliardi di euro in più confluiranno nei fondi pensione". Morya Longo