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 2007  gennaio 21 Domenica calendario

Alle fonti dell’Omo. Il Sole 24 Ore 21 gennaio 2007. Il genere Homo compare dunque fra 3.000.000 e 2

Alle fonti dell’Omo. Il Sole 24 Ore 21 gennaio 2007. Il genere Homo compare dunque fra 3.000.000 e 2.500.000 anni fa, nell’Africa tropicale. I primi umani sono contemporanei e compatrioti degli ultimi preumani, ma se ne distinguono per via di un bipedismo esclusivo, anche se manifestano tracce di arboricolismo, un encefalo notevolmente più grosso (tra 510 e 775 cc), più complesso e meglio irrorato, una dentatura da onnivori, con i denti anteriori più robusti rispetto a quelli laterali, più piccoli, e una faccia nettamente meno prognata. Non è un caso che l’uomo, così attrezzato, compaia in quel momento. Dieci anni di ricerche nei sedimenti della bassa valle del fiume Omo, ai confini tra Etiopia, Sudan e Kenya, sedimenti depositatisi fra quattro milioni e un milione di anni fa, mi hanno consentito di leggere la crisi climatica che si trova alla sua origine: era la prima volta; globalmente si è trattato di un raffreddamento, e localmente di un periodo di siccità. Il rapporto fra il numero di pollini d’albero e il numero dei pollini d’erba passa in effetti, in quello stesso periodo, da 0,4 a 0,01. Cinquanta tonnellate di ossa mi hanno dimostrato, in relazione a questa perdita di umidità, come aveva reagito tutta la fauna dei vertebrati in funzione delle proprie capacità nei confronti del mutamento ambientale. Alcune specie si estinguono (ad esempio i mastodonti, gli stegotetrabelodonti, i primelephas), altre migrano, tutte quante o in parte (i tragelafi, i bovini, i cercopitechi, i colobi), altre arrivano (gli alcelafini, gli antilopidi, le lepri, i gerbilli), altre infine si trasformano sul posto: è il caso degli elefanti, che accrescono il diametro dei loro molari e il numero delle loro lamine di smalto; dei suidi che allungano i loro denti iugali e li forniscono di tubercoli; dei rinoceronti e degli equidi, che aumentano l’altezza dei loro denti eccetera.  anche il caso degli ominidi, che hanno trovato due risposte alla crisi: una risposta preumana, l’australopiteco robusto e le sue due versioni, quella estafricana, Zinjanthropus, e quella sudafricana, Paranthropus, i quali, credo, sono emersi indipendentemente l’uno dall’altro; e una risposta umana, il genere Homo, forse con due specie, Homo habilis e Homo rudolfensis. La risposta australopiteco è una dissuasione fisica; Zinjanthropus e Paranthropus sono degli ominidi più grandi, più massicci dei loro predecessori e antenati, molto più impressionanti per i predatori in questo nuovo ambiente appena scoperto, e presentano inoltre una mascella poderosa, con premolari e molari enormi per rompere e macinare frutti duri e vegetali coriacei, e canini e incisivi ridotti per tagliare e strappare i vegetali prima di sottoporli alla frantumazione. La risposta umana è una dissuasione intellettuale; Homo è un ominide col cervello più grosso, più complesso di quello dei suoi predecessori e antenati, sicuramente più inventivo di fronte ai predatori e ai rapaci che gli contendevano i cadaveri, e presenta inoltre questa mascella capace di mangiare di tutto, che ho sopra descritta, avendo esteso alla carne il suo precedente "menu" vegetariano. Da questi risultati derivano numerose, importanti deduzioni. chiaro anzitutto che l’uomo, come il cavallo, l’elefante o il facocero, reagisce al mutamento d’ambiente cercando di adattarvisi; l’ominide, cambiando il proprio regime alimentare e aumentando le dimensioni del proprio cervello, ha fatto esattamente come l’equide, che ha aumentato l’altezza dei denti e ridotto a un dito l’estremità delle zampe. Il preumano, australopiteco o kenyantropo, si è fatto Homo, come lo hipparion si è fatto Equus. Ciò significa che a quest’epoca l’ominide fa totalmente parte del suo ecosistema e subisce le fluttuazioni del clima e dell’ambiente come qualunque suo vicino. Ciò significa pure che è stato l’ambiente a fare l’uomo e che, senza questo evento, il genere Homo non avrebbe avuto alcun motivo di comparire, almeno lì e in quel momento. Perché la comunità scientifica, la quale ha impiegato dieci anni prima di prendere in considerazione questo fatto, si ricordasse di tale risultato fondamentale e del ruolo pionieristico della valle dell’Omo in queste ricerche, ho chiamato questa crisi con un gioco di parole, di cui non mi vanto, "l’evento dell’(H)Omo" con una H tra parentesi.  chiaro inoltre che la maggior parte di questi esseri si è trasformata al momento giusto e nella direzione giusta. statisticamente troppo bello per essere aleatorio. Come spiegare dunque questa evoluzione, l’Evoluzione? A un certo punto mi sono trovato a sognare che certi geni sarebbero stati in grado di registrare essi stessi il mutamento di ambiente e avrebbero potuto in seguito trasmettere geneticamente l’informazione alla discendenza che avevano il compito di equipaggiare. In qualche modo un lamarckismo molecolare, altrettanto poco ortodosso quanto quello d’origine! Recentemente ho letto in Christian de Duve il suo stupore, simile al mio, di fronte alla frequente giustezza di reazione da parte della natura alle sollecitazioni dell’ambiente, cosa tutt’altro che somigliante al caso; egli propone di spiegarla con la presenza permanente, in tutte le cellule di ogni essere vivente, di una collezione di mutazioni in attesa, che permetterebbe alle cellule di mettere a disposizione la mutazione idonea non appena essa fosse richiesta. In ogni modo, il caso non è più quello di una volta! Il Nonino al cacciatore di fossili Il premio Nonino 2007 "A un Maestro del nostro tempo" è stato assegnato a Yves Coppens, uno dei padri della paleantropologia. Anticipiamo di segutio uno stralcio dal volume Storia dell’uomo e cambi di clima, in uscita per Jaca Book, l’editore che ha pubblicato altre sue opere come La scimmia, l’Africa e l’uomo (1985, con H. Breuil e A. Leroi-Gourhan), Le grandi tappe della preistoria e della paleoantropologia. Lezioni inaugurali al Collège de France (1988), Ominoidi, ominidi e uomini, (1988) e Pre-amboli. I primi passi dell’uomo (1990). Storia dell’uomo e cambi di clima è la lezione di commiato al Collège de France e tratta di un tema di grande interesse e attualità, quello dello studio del clima sul lunghissimo periodo, su cui si concentrano gli altri articoli di questa pagina. Il premio a Coppens verrà consegnato da Claudio Magris. Gli altri premiati col Nonino sono il cineasta e scrittore senegalese Sembène Ousmane (consegnato da Peter Brook), il narratore olandese Harry Mulisch (consegnato da V.S. Naipaul) e Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food (consegnato da Ermanno Olmi). La cerimonia avverrà sabato 27 gennaio alle 11 presso le Distillerie Nonino a Ronchi di Percoto. Yves Coppens