Il Sole 24 Ore 21/01/2007, pag.32 Gianfranco Ravasi, 21 gennaio 2007
Il Sole 24 Ore 21 gennaio 2007. Nell’articolo sui Magi (Domenica 31 dicembre 2006) mons. Ravasi proponeva l’ipotesi di un Vangelo apocrifo arabo del V-VI sec
Il Sole 24 Ore 21 gennaio 2007. Nell’articolo sui Magi (Domenica 31 dicembre 2006) mons. Ravasi proponeva l’ipotesi di un Vangelo apocrifo arabo del V-VI sec. secondo il quale questi personaggi sarebbero stati in pratica discepoli del zoroastrismo. Questa ipotesi mi ha riportato alla mente una mia lettura del passato secondo la quale i rapporti di Gesù con l’Oriente sarebbero ben più consistenti di quanto appaia dai Vangeli canonici. Ancora una volta di mezzo ci sarebbero, dunque, quei Vangeli apocrifi censurati dalla Chiesa ufficiale dei primi secoli. Attraverso essi avremmo un’altra versione non tanto dei Magi - cosa irrilevante -, ma della stessa fine della vita di Gesù, se è vero che in Kashmir si venera anche una sua tomba. Vorrei, allora, chiedere a mons. Ravasi innanzitutto quali siano queste fonti apocrife e un suo giudizio non meramente difensivo, essendo egli uno studioso degli scritti biblici canonici e ufficiali; gli chiederei, cioè, di vagliare con onestà storiografica quei dati (e qui il discorso potrebbe allargarsi anche al Vangelo di Giuda...). Paolo De Giorgi - Mentana Per amor del cielo non allarghiamo il discorso anche al Vangelo di Giuda perché c’è abbastanza materiale per rispondere al quesito del nostro lettore e per farlo "con onestà storiografica" e senza scelte apologetiche. In realtà la questione di un Cristo "orientale" non si basa di per sé sui vangeli apocrifi antichi, sorti successivamente rispetto a quelli canonici e spesso meritevoli di attenzione critica (un esempio, per tutti, è il Vangelo di Tommaso costituito da 114 lóghia o "detti" di Gesù, alcuni presenti nei quattro Vangeli, altri a essi ignoti ma spesso storicamente attendibili). La vicenda è ben diversa. Se, ad esempio, si entra in internet, ci si imbatte in decine e decine di pagine su quella che di solito è chiamata "The unknown life of Jesus Christ". Ebbene, questa "ignota vita di Cristo" sarebbe stata scoperta da un russo, tale Nicolas Notovitch che nel 1890 avrebbe trovato in un monastero buddhista tibetano un antico manoscritto contenente il racconto - per altro piuttosto confuso - di un viaggio di Cristo in India con sua madre Maria. Questo racconto fu poi progressivamente allargato da altri autori che ricorrevano a testi di tradizioni hindu e musulmane dai contorni sempre incerti e fluidi e dalla documentazione del tutto inverificabile, stando almeno a seri criteri di critica storica e letteraria. Il succo di questo dossier piuttosto evanescente, trasformato anche in un romanzo da Richard G. Patton sotto il titolo emblematico L’autobiografia di Gesù di Nazareth e gli anni mancanti (s’intende rispetto ai Vangeli), si commenta da sé. Morto solo apparentemente nella crocifissione, Gesù per altri 16 anni avrebbe viaggiato in Turchia, Persia e persino in Europa occidentale (già che c’erano, alcuni hanno aggiunto l’esistenza non verificabile di altri testi che introducevano anche l’Inghilterra ove Cristo avrebbe piantato una quercia sacra) per approdare infine in India, venerato come un profeta. Là sarebbe morto e sepolto: a 60 km a sud-est di Srinagar in Kashmir si erge una costruzione chiamata Aish Muqam, letteralmente "il luogo di Gesù", ossia la sua tomba, che conserverebbe tra l’altro anche il bastone da viaggio suo e di Mosè. Che ci siano tracce di presenze cristiane in quella regione a prevalenza musulmana è abbastanza scontato, dato il passaggio di carovane di mercanti cristiani e musulmani, legati entrambi a Cristo sia pure a livelli diversi. Non si deve neppure dimenticare che là giunsero anche i primi missionari cristiani: essi lasciarono segni della loro presenza che, come spesso accade, furono poi sottoposti a derive sincretistiche e a degenerazioni leggendarie. C’è, inoltre, da segnalare un dato interessante che riguarda, questo sì, i testi apocrifi cristiani antichi. Uno di questi scritti, gli Atti di Tommaso, narra il viaggio missionario di questo apostolo in India, ove ancor oggi esistono comunità cristiane che a lui si riferiscono e che conservano dei loro riti specifici. Esiste, perciò, in quelle terre un’antica attestazione cristiana. In conclusione, le leggende a cui sopra si accennava, possono essere fiorite su un terreno ove la presenza cristiana era piuttosto variegata e mescolata con altre religioni. E, come spesso avviene, il fiume delle tradizioni aveva trascinato con sé i materiali più disparati, accrescendoli, mutandoli e creandone dei nuovi. Alcune figure o gruppi occidentali di tendenza esoterica hanno poi pensato di gettarvisi sopra e, con le spezie del misterico e del magico, hanno confezionato un prodotto testuale adatto al palato un po’ grossolano di chi confonde religiosità e magia, spiritualità ed esoterismo, mistica e miracolismo, storia e fantasia. Gianfranco Ravasi