Mario Pappagallo, Corriere della Sera 20/1/2007., 20 gennaio 2007
Un rapporto del Dipartimento di salute pubblica del Massachusetts ha analizzato oltre 100 tipi di sigarette dal 1997 al 2005: la nicotina è aumentata dell’11%, con una media annua dell’1,6%
Un rapporto del Dipartimento di salute pubblica del Massachusetts ha analizzato oltre 100 tipi di sigarette dal 1997 al 2005: la nicotina è aumentata dell’11%, con una media annua dell’1,6%. Tutto ciò rende più difficile smettere di fumare. La Philip Morris nega: «I dati non mostrerebbero alcun aumento significativo dei livelli di nicotina durante il periodo preso in esame; le variazioni sarebbero puramente casuali, e non sempre verso l’alto. I livelli del 1997 e del 2006 (un anno non considerato dallo studio), in particolare, sarebbero identici». Ben diverso il parere della bostoniana Harvard school of public health: «I produttori hanno utilizzato progressivamente tabacco sempre più ricco in nicotina oltre a modificare la forma della sigaretta, per obbligare a più tirate, così da accrescere la dipendenza e perpetrare la pandemia di consumo di tabacco». In media, sono necessari dai 6 ai 9 tentativi prima che il fumatore riesca a liberarsi definitivamente del vizio delle sigarette e meno del 7% dei volenterosi riesce, senza aiuto, a raggiungere un anno di astinenza dal fumo. Solo in Italia la stima delle morti legate al fumo ammonta ad oltre 80.000 l’anno. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dice che il fumo è «la prima causa di morte facilmente evitabile». Lo stop totale eviterebbe ogni anno nel mondo 4,8 milioni di vittime (circa 650.000 nella sola Unione europea), dieci milioni nel 2030, secondo le stime.