Corriere della Sera 20/01/2007, Sergio Romano, 20 gennaio 2007
Gli ebrei nel mondo, all’ inizio del 2006, erano 13 milioni e 90 mila, con un aumento di 53.000 unità rispetto all’ anno precedente
Gli ebrei nel mondo, all’ inizio del 2006, erano 13 milioni e 90 mila, con un aumento di 53.000 unità rispetto all’ anno precedente. La popolazione ebraica dello Stato di Israele ammonta a circa 5 milioni e 300.000 persone ed è per la prima volta più elevata di quella degli Stati Uniti dove gli ebrei sono 5.275.000. Complessivamente, quindi, l’ 80 per cento dell’ ebraismo mondiale vive in due Paesi, Israele e Stati Uniti. Mentre gli ebrei in Israele aumentano, sia pure modestamente, quelli degli Stati Uniti rivelano una leggera flessione. Ma lei, caro Della Pergola, osserva nel suo studio che i due gruppi non sono interamente omogenei perché la Legge del ritorno, in Israele, garantisce la cittadinanza anche ai figli non ebrei, ai nipoti e ai rispettivi consorti. Se questi criteri venissero applicati negli Stati Uniti, la comunità ebraica in quel Paese si aggirerebbe intorno ai dieci milioni. Uno degli aspetti più interessanti delle sue ricerche è il confronto tra il tasso di accrescimento della popolazione ebraica nello Stato israeliano e quello molto più rapido della popolazione araba in Israele e nei territori occupati. Grazie alle sue rilevazioni, Ariel Sharon, di cui lei è stato autorevole consigliere negli scorsi anni, ha compreso che la situazione, di questo passo, avrebbe drasticamente cambiato gli equilibri demografici fra le due popolazioni. possibile sostenere quindi che lei ha avuto una parte determinante nel mutamento di linea di Sharon a partire dalla fine del 2002. Aggiungo che lei è anche autore di una interessante proposta. In una intervista al sociologo Paolo Sorbi pubblicata dall’ Avvenire del 28 dicembre 2005, lei ha ricordato che fra le città di Netanya e Tel Aviv esiste un triangolo abitato da circa mezzo milione di arabi. Lei propone che questo triangolo venga ceduto al futuro Stato palestinese e scambiato con alcuni insediamenti ebraici vicini a Gerusalemme (Ma’ ale Adumim, Gush Etzion e altri). Lo scambio ridurrebbe del 35 per cento la popolazione araba dello Stato d’ Israele. Non so se questa interessante proposta basterebbe a risolvere il problema palestinese. Ma è piacevole constatare che il buon senso di un demografo può aiutare i politici a uscire dalle situazioni che essi stessi hanno contribuito a creare. Sergio Romano