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 2007  gennaio 23 Martedì calendario

Baretta Pier

• Paolo Venezia 29 giugno 1949. Sindacalista. Della Cisl (di cui è il numero 2) • Con Raffaele Bonanni forma «una strana coppia. Molto diversi per formazione, carattere e percorso politico-sindacale sono obbligati a condividere la guida della Cisl per garantirne la stabilità e l’unità interna. Come ha ammesso lo stesso Pezzotta al termine delle consultazioni, ”ho trovato una Cisl divisa e ho fatto di tutto per favorire l’accordo”. L’unico possibile. Quello tra due aree sempre presenti nella storia della confederazione bianca. Il nucleo forte della Cisl (statali più Mezzogiorno) che Sergio D’Antoni e Luigi Cocilovo hanno lasciato nel 2000 in eredità a Bonanni, un abruzzese caparbio (come Franco Marini che a sua volta aveva passato il testimone a D’Antoni) cresciuto come sindacalista proprio nella Sicilia ”dantoniana”. E la minoranza di sinistra di matrice socialista e carnitiana, con le sue roccaforti nei metalmeccanici e nelle aree industrializzate del Nord, che ha avuto l’ultimo leader in Raffaele Morese, segretario aggiunto con D’Antoni. Sotto la gestione di Pezzotta, cominciata il 4 dicembre del 2000, l’’aggiunto”, cioè il vice designato dalla sinistra (che anche allora sarebbe stato il veneziano Baretta) non c’è stato. Ufficialmente perché si volevano superare le componenti in nome dell’unità. Più probabilmente perché quella del bergamasco fu intesa dai più, sicuramente dai seguaci di Bonanni, come una segreteria di transizione. E infatti, quando si è capito che la parentesi non sarebbe stata chiusa presto, le tensioni interne sono salite, le correnti si sono riorganizzate e c’è stata battaglia. Dura, durissima. Basti dire che a un certo punto la commissione dei probiviri era sommersa di esposti contro dirigenti di primo piano accusati di irregolarità varie. Fino a quando, in occasione del congresso, si è raggiunta una tregua che ha aperto la strada alla successione. Ma anche se è vero che quello tra Bonanni e Baretta è un matrimonio di convenienza, non significa che non debba funzionare. Anzi. Gli ottimisti hanno già ribattezzato la coppia ”il braccio e la mente”, alludendo alle grandi capacità organizzative di Bonanni e all’abilità politica di Baretta. C’è invece chi preferisce definirli, anche qui con qualche inevitabile semplificazione, ”i due dell’ex articolo 18”. Attraverso di loro, infatti, passò il principale canale di dialogo tra il governo e la Cisl, quello che portò nel 2002 alla firma del Patto per l’Italia, che implicava alcune deroghe all’articolo dello statuto dei lavoratori contro i licenziamenti. Bonanni e Baretta fecero valere allora il loro saldo rapporto personale col sottosegretario Maurizio Sacconi (artefice, con Marco Biagi, dell’accordo). Ma mentre Bonanni non ebbe remore nella rottura con la Cgil di Sergio Cofferati, Baretta cercò di frenare gli eccessi. Poi, quella stagione si chiuse rapidamente. E il primo, nella Cisl, a smarcarsi da Berlusconi fu proprio Bonanni quando, a sorpresa, invocò, prima della stessa Cgil, lo sciopero generale contro la Finanziaria 2004. Subito dopo Baretta ricompattò la Cisl con la Cgil e la Uil sul no alla riforma delle pensioni. Nel frattempo D’Antoni era passato dall’Udc alla Margherita. E Bonanni, Baretta e Marini cominciavano a tessere le fila del dopo Pezzotta» (Enrico Marro, ”Corriere della Sera” 2/2/2006).