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 2007  gennaio 21 Domenica calendario

«Io, Telecom e i dossier avvelenati». Stampa, domenica 21 gennaio Caro direttore, faccio l’imprenditore da più di 30 anni

«Io, Telecom e i dossier avvelenati». Stampa, domenica 21 gennaio Caro direttore, faccio l’imprenditore da più di 30 anni. Ho messo nel lavoro tutta la passione e l’entusiasmo di cui sono capace. E mai, nella mia vita e nel corso della mia attività professionale, ho agito violando la Legge, né direttamente né dando disposizioni di farlo. Voglio dirlo con forza. Voglio dirlo ai lettori, alle donne e agli uomini di Telecom Italia, alle persone della Pirelli che da tanto tempo lavorano con me, che mi hanno dato la loro fiducia e che insieme a me hanno speso intelligenza ed energie per realizzare sogni e progetti diventati nel corso degli anni esempi, spesso brillanti, di quello che il nostro Paese è capace di fare. Per me, costruire tutto questo senza stare alle regole del gioco non avrebbe avuto senso. Non l’avrebbe avuto per il modo che ho di concepire la vita e i rapporti tra le persone, prima ancora che il fare impresa. Si può vincere o perdere, certamente. Ma barare, mai. A leggere le cronache di questi giorni appare invece il contrario. Non solo avrei barato, ma l’avrei fatto nel peggiore dei modi: utilizzando le persone e gli strumenti delle aziende che gestivo, per avere informazioni, per conoscere in anticipo le mosse dei concorrenti, per fare pressioni o, peggio ancora, per minacciare politici, membri delle Autorità di controllo, giornalisti, imprenditori. In più di un’occasione mi sono domandato: se io non fossi il protagonista di questa vicenda ma solo uno spettatore, cosa penserei? La ragnatela di interessi, di intrighi, di personaggi coinvolti è tale che farsi un’idea e darsi una risposta non è affatto semplice. Anzi, se si è propensi a credere che dietro ogni ricchezza si celi un crimine, allora viene facile pensare che almeno uno debba averlo commesso anche Marco Tronchetti Provera. Non biasimo quindi nessuno, se in queste ore nutre dei dubbi. E ringrazio invece chi tra gli amici, i collaboratori e i colleghi, mi sta dimostrando la consueta fiducia. A tutti intendo comunque ripetere che l’unico fatto, reale e incontrovertibile, di cui sono certo è che mai e poi mai ho ordinato atti illeciti nei confronti di alcuno, mai ho chiesto informazioni illegali, mai ho ricevuto e letto dossier contro avversari, concorrenti, persone d’opinioni diverse o anche dichiaratamente ostili. So che nessuno può dire, raccontando il vero, d’avere avuto da me incarichi per attività irregolari. Così come so - lo dimostrano gli atti giudiziari finora noti - che la mia stessa famiglia ha subito controlli illegali al pari di altri soggetti coinvolti in questa vicenda. So tutto questo, innanzitutto, nel profondo della mia coscienza, per le scelte che ho fatto, per i comportamenti che ho tenuto, per la decisione, condivisa con i miei più stretti collaboratori, di garantire, proprio nelle vicende di cui tanto si parla, la più esplicita e trasparente collaborazione con la magistratura. Ma se su tutto ciò esistono ancora dei dubbi, sono il primo a dire che è giustissimo che si continui a indagare, a controllare e verificare i documenti, a sentire i testi. A cercare, con la forza dei fatti e delle prove, la verità. La speranza, che in cuor mio è una certezza granitica, è, appunto, che la verità emerga in fretta e che la mia onorabilità venga confermata. Ho affrontato tutte le mie battaglie professionali a viso aperto, impegnando me stesso e i miei collaboratori nella ricerca dell’eccellenza in ogni area di attività, dalla tecnologia agli investimenti, badando soprattutto alla qualità e alla motivazione delle persone, imponendo una governance trasparente, insistendo sull’etica come cardine della cultura d’impresa. E d’un tale atteggiamento le prove, stavolta sì, non mancano: una per tutte, la decisione di avere un consiglio d’amministrazione di Telecom composto in ampia maggioranza da personalità indipendenti, scelte per qualità e competenza e non certo per vicinanza d’interessi. Quando è stato necessario ho fatto ricorso esclusivamente agli strumenti offerti dal diritto per far valere le mie idee e le mie ragioni nelle assemblee delle società dove sono azionista, nei consigli di amministrazione e nelle sedi dei tribunali, ogni qualvolta ho ritenuto che qualcuno avesse passato il segno. Che tutto questo sia messo in discussione, e arrivi quasi ad essere controvertito con una montagna di false dichiarazioni e di illazioni che non trovano riscontro nei fatti, è per me un peso enorme. Lo sopporto. Pur senza nascondere - come potete ben leggere - il dolore e l’indignazione per il cumulo di falsità che mi vengono attribuite. Continuerò comunque a sopportarlo con la convinzione che, in questa disgustosa storia, si arriverà presto alla parola fine. E che dunque scompaia definitivamente il fango gettato addosso a me e alle aziende che ho l’onore di guidare. Un’ultima riflessione vorrei dedicarla al mio rapporto con il mondo dell’informazione. Sono stato per cinque anni presidente de Il Sole 24 Ore, dal 1997 al 2001, sostenendone allora e riconfermando ancor oggi l’importanza di una sua quotazione in Borsa, appunto come strumento di sviluppo e di rafforzamento della qualità e dell’autonomia. Dal 2001 al 2006 ho seguito con passione lo sviluppo de La 7 e dell’Agenzia APCom. Nel mio ruolo di presidente prima e di azionista poi, ho sempre mantenuto una rotta chiara: garantire indipendenza, pluralismo e qualità d’informazione, senza mai interferire sull’attività delle testate o dei singoli giornalisti per favorire gli interessi della proprietà o di chicchessia. Di ciò sono testimoni i dirigenti e collaboratori, le centinaia di giornalisti che per il Sole 24 Ore, per La 7 e per APCom hanno lavorato in questi anni. Da tempo rappresento Pirelli nel Sindacato azionisti del Corriere della Sera. Nelle diverse vicende che ne hanno riguardato la proprietà ho sempre cercato, non essendo né il maggiore né il più influente azionista, di costituire un elemento di raccordo tra i soci, per assicurare quella stabilità e pluralità di azionariato che è garanzia di indipendenza del Corriere della Sera, che considero una istituzione del Paese. Di questo mio comportamento gli azionisti del Corriere della Sera sono testimoni. Ed è quindi ragione di ulteriore grande sdegno che proprio a presunte azioni illecite nei confronti di giornalisti e dirigenti del Corriere della Sera venga collegato il mio nome. Per concludere, sono certo che presto potrò rivolgermi nuovamente a Lei e ai suoi lettori, quando questa vicenda sarà finita, per una riflessione serena su tutti gli aspetti di questa vicenda. Marco Tronchetti Provera