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 2007  gennaio 20 Sabato calendario

La giustizia in mano ai precari. La Stampa, sabato 20 gennaio Lo Stato spende di più per difendere gli imputati che per farli condannare

La giustizia in mano ai precari. La Stampa, sabato 20 gennaio Lo Stato spende di più per difendere gli imputati che per farli condannare. Non è un paradosso da apocalittici. E’ quanto accade ogni giorno nei tribunali italiani, dove la gestione ordinaria della giustizia è data in appalto ai precari della Legge, magistrati e giudici in nulla diversi dagli altri incerti lavoratori «co.co.co.». Quella della giustizia «co.co.co.» è una storia tutta italiana, fatta di una valanga di provvedimenti provvisori rinnovati di volta in volta sull’onda dell’emergenza, toppe messe là dove serve un abito nuovo ma non ci sono soldi per comprarlo. Precari in toga Per chiarire, stiamo parlando di un esercito di quasi quattromila persone che guadagnano 73 euro netti per ogni udienza, vale a dire per un lavoro che può significare anche dieci procedimenti diversi - ma in alcune procure anche 35 - e relativi fascicoli da studiare. Per capire la proporzione basta calcolare che la parcella dell’avvocato di un imputato ammesso al gratuito patrocinio oscilla tra i 500 e i 600 euro per un procedimento di durata media, tre udienze. Ma chi sono questi precari? Nel nostro ordinamento giudiziario ci sono due sigle oscure che mandano avanti la giustizia, almeno per quanto riguarda i piccoli reati: i Got (Giudici onorari del tribunale) e i Vpo (Vice procuratori onorari). A loro è delegata l’ordinaria amministrazione dei tribunali: per reati come scippo, furto semplice e aggravato, rapina semplice, ricettazione, truffa, spaccio, calunnia, diffamazione a mezzo stampa la pubblica accusa può essere rappresentata dai Vpo. Ma anche per alcuni reati ambientali, i maltrattamenti in famiglia, le lesioni personali. E per tutti i reati previsti dalla Bossi-Fini, che hanno gonfiato il lavoro dei tribunali. Per i reati ancora più lievi, quelli che dal 2002 sono di competenza del giudice di pace, Got e Vpo svolgono addirittura le indagini. In molte procure i Vpo sostengono l’accusa davanti al giudice di pace nel 100% dei casi. La percentuale è superiore al 90% anche per i procedimenti con il giudice monocratico. A Torino, per esempio, il 97% delle udienze monocratiche (che fa il 78% del totale) è tenuta da un «onorario». I Got invece dovrebbero intervenire nei giudizi di primo grado - civili e penali - solo in caso di indisponibilità del giudice togato. Non è così: almeno il 30% delle udienze di primo grado è tenuta dai Got, e per far fronte alle carenze di organico si sta pensando di utilizzarli anche nei procedimenti collegiali. Cosa che per altro, pare avvenga già a Termini Imerese. Lavoro senza diritti I Viceprocuratori sono circa 1800, secondo i dati del Csm. I giudici 2030. Entrano in carica dopo un concorso per titoli: fino a pochi anni fa bastava la laurea in giurisprudenza, ma ora spesso sono avvocati. Se sono avvocati però non possono esercitare la professione nell’area di competenza del tribunale dove fanno i precari, devono traslocare a una quarantina di chilometri di distanza. Un lavoro e non un incarico «onorario». Senza garanzie previdenziali, senza tutela, senza ferie pagate. Come un operatore di call center che però deve giudicare del bene e del male, decidere se assolvere uno spacciatore o mandare in galera un disgraziato di passaggio nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il ministro della Giustizia Clemente Mastella, che li ha incontrati mercoledì scorso, è consapevole del problema e li ha rassicurati. Ma d’altra parte la coperta è sempre troppo corta e i soldi non ci sono. Intanto scioperano, dal 29 gennaio per cinque giorni. Se però smettessero di lavorare tutti insieme il sistema collasserebbe. E la situazione è ancora più grave nelle piccole sedi: a Saluzzo ci sono due Pm togati e tre Vpo. Dato che il presidente di Tribunale non sapeva come gestire la situazione, ha convocato i tre Got e gli ha dato l’ultimatum: o davano la disponibilità a celebrare anche i processi penali monocratici o le dimissioni. Il Got di nuova nomina se n’è andato, gli altri due che fino ad allora si erano occupati solo di udienze civili hanno fatto un tirocinio di un mese e da marzo a luglio 2006 hanno celebrato tutti i processi penali monocratici. La legge dell’incertezza Nel bilancio della giustizia italiana, il capitolo di spesa che riguarda la magistratura onoraria è il 1362. Nel 2006 erano 120 milioni di euro. La maggior parte però vanno ai giudici di pace, circa 4000, che hanno compensi di gran lunga superiori. «Per Got e Vpo la cifra è di circa 20 milioni di euro», spiega Paolo Valerio di Federmot, rappresentante di circa duemila precari della giustizia. Quanto costano gli avvocati degli imputati che non possono permettersene uno è difficile dirlo, perché questa spesa finisce in un capitolo ampio, che comprende anche i periti, i consulenti e le intercettazioni. Al ministero della Giustizia, ieri, non hanno saputo rispondere. Basterà forse l’affermazione di un noto magistrato, procuratore capo di una grande città del Nord Italia, secondo cui lo Stato italiano spende un decimo per queste figure rispetto a quanto spende per gli avvocati che, nel processo, devono difendere gli imputati. Qualcuno ora si sente tutelato dalla giustizia? Gianluca Paolucci