La Repubblica 20/01/2007, pag.34, 20 gennaio 2007
Ora torna il rischio revocatorie sotto esame la vendita di Rcs. La Repubblica 20 gennaio 2007. Milano
Ora torna il rischio revocatorie sotto esame la vendita di Rcs. La Repubblica 20 gennaio 2007. Milano. Rischio revocatorie per le quote Rcs. Il fallimento della Magiste porta con sé un potenziale rimescolamento nel capitale del gruppo editoriale che pubblica il Corriere della sera. Spetterà al nuovo curatore fallimentare del gruppo decidere se chiedere la restituzione dei titoli venduti alle famiglie Benetton e Toti per rivenderli e ridistribuire il ricavato a tutti i creditori. Oppure chiedere alla Banca Popolare Italiana che aveva escusso i pegni per vendere i titoli la restituzione di quanto incassato. Il rastrellamento in Borsa aveva portato l’ immobiliarista romano Stefano Ricucci ad essere di gran lunga il primo azionista di via Solferino, ma aveva avuto come esito il trasferimento, dopo gli arresti del finanziere, del 14,5% del capitale rimasto nelle tasche della Magiste alla Banca Popolare di Lodi, a fronte dei crediti concessi e mai restituiti. Un passaggio avvenuto a fine maggio dello scorso anno con l’ escussione e la successiva vendita attraverso un’ asta, apparsa quanto meno singolare. Allora la Banca Popolare Italiana aveva ceduto oltre il 10% di Rcs a 4,51 euro, mantenendo per sé una quota del 4,53%. A comprare erano state le famiglie Benetton e Toti, una quota a testa intorno al 5%, e una piccola pattuglia di investitori istituzionali. Un collocamento lampo, gestito dal Crédit Suisse, che aveva fruttato al gruppo lodigiano un’ entrata di 340,8 milioni di euro, poco meno della metà del credito residuo vantato nei confronti del gruppo Ricucci, pari a 693 milioni. I titoli non collocati erano rimasti in carico alla banca allo stesso prezzo di 4,51 euro. Successivamente la Bpi si è adoperata per vendere anche l’ ultima tranche di Rcs. A novembre Giuseppe Rotelli, il re delle cliniche lombarde molto vicino a Mediobanca, ha rilevato da Bpi un altro 3,45% della casa editrice, una quota che unita a quanto già possedeva in portafoglio ha portato Rotelli a detenere oltre il 5% di Rcs. Più o meno quanto Benetton e Toti. Insomma una nuova lista di pretendenti al patto di Rcs, recentemente rinnovato fino al 2009 e che da solo vincola il 63,5% del capitale. Ora però questo delicato ricollocamento delle quote dopo il tifone Ricucci, potrebbe essere rimesso in discussione dal nuovo curatore fallimentare. Secondo il parere dei legali della Bpi, che attualmente detiene ancora un 2,46% di Rcs, la vendita è stata legittima in quanto il pegno sui titoli era ormai consolidato. Ovvero erano passati i 12 mesi necessari per consolidare le garanzie. Ma la Bpi aveva esitato molto prima di cedere i titoli, proprio per la paura che in caso di fallimento tutto venisse rimesso in discussione. Spetterà ora alla curatela decidere se procedere o meno e richiamare indietro anche i pagamenti effettuati ai creditori privilegiati. Una situazione quindi molto fluida e difficilmente prevedibile, che potrebbe pesare sul futuro della Bpi e su una parte consistente del controllo Rcs. Non vi dovrebbero invece essere problemi per le azioni Antonveneta a suo tempo rastrellate da Ricucci per sostenere Gianpiero Fiorani nell’ assalto alla banca padovana. Si tratta di un quasi 5% di azioni che è stato sequestrato a suo tempo dalla magistratura e che è ancora vincolato dal custode giudiziale. Esiste comunque un’ ultima possibilità di evitare il crac con tutte le ricadute possibili: ed è quella legata al ricorso che hanno già annunciato i legali di Magiste, Giuseppe Alessi e Riccardo Olivo. Ma ormai si tratta di una strada in salita. W.G.