Varie, 23 gennaio 2007
PEREGRINI Ludovico
PEREGRINI Ludovico Como 27 giugno 1944 • «Ha i baffi, è severo ed è l’uomo che da 40 anni fa arrovellare gli italiani con le sue domande. Stiamo parlando del “Signor No”, al secolo Ludovico Peregrini, il vero cervello di tutti i quiz più famosi della nostra televisione, da ben 37 anni al fianco di Mike Bongiorno (che gli ha dato il soprannome) ed ora di Gerry Scotti. Tutti, in fondo, abbiamo sfidato il “Signor No”, tentando di rispondere ai quesiti più incredibili di Rischiatutto, Scommettiamo?, Flash, Genius, Il migliore e Chi vuol esser milionario, attualmente in onda nel preserale di Canale 5. A lui, sempre, il giudizio finale inappellabile: un tempo in video, ora dietro le quinte. “Quante domande avrò preparato nella mia carriera? – sorride, è il caso di dirlo, sotto i baffi – Mah, non saprei. Solo per il Milionario in 5 anni ne ho scritte 18mila, ottomila già andate in onda e diecimila pronte suddivise in 30 argomenti e per pari gradi di difficoltà. Prevalgono le domande sulla letteratura e, a seguire, quelle di storia e geografia”. Impossibile fare un conto, insomma, da quel 1970 quando questo elegante signore comasco si lanciò al fianco di Mike nell’avventura di Rischiatutto. Anche se il primo a scoprire il suo talento fu un giovanissimo Pippo Baudo, incontrato negli anni ’60 a Settevoci. “È iniziato tutto per caso – ricorda Peregrini –. Io avrei voluto fare il pubblicitario, mio zio era il titolare di una grande agenzia. Mi ero appena laureato in Lettere e con un ex compagno d’università abbiamo cominciato a scrivere testi per la tv che stava nascendo. Anzi, a dire la verità, il grande lancio della tv in Italia è proprio merito di Lascia o raddoppia?”. Il “Signor No” svela subito un segreto di Mike: “Sapete qual è il riconoscimento di cui va più fiero? La targa che gli diedero i costruttori di televisori per aver aiutato col suo quiz lo sviluppo dell’industria elettrodomestica nel nostro Paese”. Certo che da allora la televisione è molto cambiata ed anche gli italiani. “Sì, in effetti oggi il livel lo culturale si è molto abbassato. Me ne accorgo quando facciamo i provini agli aspiranti concorrenti: ne ho esaminati a migliaia e ho notato che ogni 2 anni devo diminuire il livello di difficoltà delle domande. I concorrenti di oggi non sarebbero in grado di superare le selezioni di 6 o 7 anni fa”. L’allarme, lanciato da uno che gli italiani li conosce da vicino, appare inquietante. “Beh, c’è stato anche chi, in trasmissione, ha confuso Rinascimento con Risorgimento – aggiunge con una punta d’imbarazzo –. Eppure sono giovani, molti laureati, altri insegnanti. Diciamo che alcuni ci lasciano davvero perplessi”. Peccato che Peregrini, marito di un’insegnante, appassionato di buone letture, gialli e storia, non appaia più in video: ma forse oggi la faccia del “Signor No” sarebbe più triste che severa. “Il problema è che si studia di meno. Vuole mettere quanto erano difficili gli esami di una volta? E anche il livello dei professori non è sempre all’altezza”. Lui perlomeno, in famiglia, ha avuto la soddisfazione di due figlie ottimamente laureate, una psicologa nei tribunali e l’altra impegnata in opere umanitarie in Libano. Comunque nel panorama di cui sopra anche il quiz è cambiato: un tempo considerato mero intrattenimento, ora – sgomitando tra un reality e un talk show – riesce anche a fare cultura. “Una volta eravamo considerati i ‘quizzaroli’. Oggi invece portiamo nelle case un po’ di qualità e credo che Umberto Eco non scriverebbe più un testo critico come Fenomenologia di Mike Bongiorno” aggiunge Peregrini, difendendo il suo magnifico e burrascoso Pigmalione (“È un maestro, dà grande fiducia ai suoi collaboratori, ma soffre troppo lo stress”). Certo, i quiz d’un tempo avevano caratteristiche impensabili per oggi. “Per esempio Rischiatutto veniva visto da 20 milioni di persone e le domande il giorno dopo venivano pubblicate sui quotidiani – ricorda con un filo di nostalgia –. Il pubblico però era passivo e guardava ammirato questi personaggi super preparati che seguiva per settimane”. Già, ma ora con le domande che danno già una serie di risposte tra cui scegliere non si banalizza un po’ troppo? “No, anzi. La cosiddetta domanda a multiple choice è stata la salvezza del quiz che sembrava passato di moda. Il pubblico da casa così è più coinvolto: sa che può farcela anche lui perché le domande sono su argomenti molto vari, con diversi livelli di difficoltà e piene di sorprese. Così è invogliato a riflettere, a ripescare i ricordi di scuola e magari anche a riprendere i libri in mano. Ricevo moltissime lettere che me lo confermano”. Insomma, il “Signor No” ha una bella responsabilità: “In effetti è vero, sia perché in ballo ci sono molti soldi di montepremio, sia perché bisogna offrire buoni contenuti per chi è a casa”. Una cosa, però, il nostro autore non ha mai proposto e mai proporrà nei suoi quiz: le domande sull’Antico Egitto. “Ho solo questa debolezza. È una mia scaramanzia personale, perché mi sono successe delle cose strane e sgradevoli. Ma preferisco non parlarne”. E che volete che rispondiamo? Signorsì» (Angela Calvini, “Avvenire” 21/1/2007).