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 2007  gennaio 21 Domenica calendario

”Voglio divorziare da questa Italia”. La Stampa 21 Gennaio 2007. Roma. E’ un cane sciolto Alessandro D’Alatri

”Voglio divorziare da questa Italia”. La Stampa 21 Gennaio 2007. Roma. E’ un cane sciolto Alessandro D’Alatri. Un po’ cattolico e un po’ no, un po’ rivoluzionario e molto pacifista, un po’ leggero nel modo di girare e molto pesante in quello di pensare. In questi giorni, da lunedì fino a venerdì prossimo, s’è messo a disposizione della radio per ascoltare e farsi ascoltare da chi non conosce. Un’ora al giorno, dalle due del pomeriggio alle tre, ospite de Gli spostati, sulla Radiodue di Valzania. Film da promuovere non ce ne ha: Commediasexi, che lui definisce un atto di coraggio perché scesa in campo contro i «panettoni» natalizi, è ancora in sala. Il prossimo film è una pagina bianca su cui ha cominciato a buttar giù qualche riga, distratto, come tutti gli italiani, dagli impicci burocratici e dai conti da fare. E sono conti che non tornano. Non solo a lui, come persona, che dalla pubblicità è passato al cinema conquistandosi lo status d’autore, attraverso titoli anomali come Americano rosso, I giardini dell’Eden, Senza pelle, Casomai, La febbre. Ma a lui come cittadino, uguale nei diritti e nei doveri ai tanti cittadini i cui conti non tornano. Pensa che siamo in un momento nero? «No. L’Italia è un paese bellissimo. La febbre si chiude con questa affermazione. Ma siamo amministrati male. Basta fare la fila alle poste per accorgercene. Siamo vittime di uno stato invasivo e rapinatore. Se un mio lavoro non viene pagato e protesto, mi sento dire Faccia causa, tanto si sa i processi sono eterni. Se prendo una contravvenzione e non pago, scattano sanzioni pesantissime da cui non posso difendermi. Va bene così?». Per caso vuole entrare in politica? «Lo farei se la nostra democrazia non praticasse un gioco truccato. L’Italia l’autentica democrazia non l’ha conosciuta. I politici badano solo a preservarsi. Destra e sinistra. M’aspettavo il liberismo dalla destra di Berlusconi. Invece niente. M’aspettavo equità da Prodi. Ho avuto Caserta. A questo punto, io che non ho mai voluto una lira di finanziamento pubblico per i miei film, che pago regolarmente le tasse, che leggo, m’informo, mi documento, vorrei divorziare da questo stato. Ma dalla moglie si può, dallo stato no». Se fosse al potere quale riforma imporrebbe subito? «Quella della giustizia. Tempi veloci per i casi modesti e quotidiani, certezza della pena per chi delinque. E chiarezza, finalmente, sui misteri delle tante stragi italiane. Non c’è libertà senza giustizia, né democrazia senza libertà». E poi? «E poi, come negli Stati Uniti, farei pagare le tasse solo su quel che ci entra veramente in tasca. Voglio le detrazioni fiscali. Perché non posso togliere dai miei guadagni la palestra di mia figlia, la domestica, il veterinario per il cane?». Scenderà in piazza? «Se è necessario, con i tanti italiani onesti, sono pronto. Mi perderò gli altri. Pazienza». Gli altri chi? «Qelli che, come Berlusconi, hanno il conflitto di interessi. Quello che al mattino fa il tecnico del comune che deve concedere le licenze edilizie e il pomeriggio fa il geometra che tira su case abusive». Lei non pareva un «arrabbiato». «E non lo sono. Sono fortunato. Faccio quel che volevo fare. Ho due bambine che educo al rispetto. Vado avanti. Ma sono stufo di una certa intellighenzia chiusa nei suoi salotti. La tv fa schifo? Fatela voi. I film di Natale non vi piacciono? Fatene altri. Gli attori di cassetta non vi convincono? Scegliete facce nuove. Avete un paio di idee per migliorare il paese? Raccontatele alla gente. In tv, sui giornali, nei film, perfino alla radio come sto facendo io in questi giorni. E ascoltatene le risposte». Cambierà qualcosa? «Non lo so. L’anno scorso per la prima volta mi sono improvvisato regista di teatro. Ho messo in scena Il sorriso di Dafne e ho vinto agli Olimpici di Vicenza. E’ una commedia sull’eutanasia: il sacrosanto diritto che ha ciascuno di noi di decidere quando morire. Adesso lo riprendo per portarlo in giro. L’ho dedicato a Welby». Sa che la chiesa e il Papa sono contrari? «Il Papa fa bene a dire che non si deve uccidere nessuno. Lo condivido. Lo stato, però, deve riconoscermi il diritto di porre fine alla mia vita se lo voglio. Me la vedrò con la mia coscienza». Simonetta Robiony