TuttoLibri La Stampa 20/01/2007, pag.XII Sebastiano Vassalli, 20 gennaio 2007
Salvo Gomorra Pansa? Non amo il bicarbonato. TuttoLibri La Stampa 20 gennaio 2007. La lettura più interessante e più importante è quella della realtà
Salvo Gomorra Pansa? Non amo il bicarbonato. TuttoLibri La Stampa 20 gennaio 2007. La lettura più interessante e più importante è quella della realtà. Ogni essere umano, diceva Manganelli, è un libro rilegato in pelle: e, in quanto libro, contiene una storia. Non tutti i libri e non tutte le storie sono interessanti, anzi le storie che meritano di essere raccontate sono poche: ma come si fa a scoprirle? Come si fa a distinguere l’Ivan Il’ic di Tolstoj da un uomo qualsiasi che muore in una maniera qualsiasi? Come si fa a distinguere la signora Bovary di Flaubert da una signora qualsiasi che ha una relazione qualsiasi con il panettiere o con il vicino di pianerottolo? Una volta, il talento dello scrittore consisteva appunto nella sua capacità di individuare e di portare alla luce «il personaggio»: di distinguere, tra milioni di storie individuali, la storia che interessa tutti. Ancora adesso è così, ma da quando esistono i telefonini le cose sono più facili. Il signor Il’ic e la signora Bovary parlano ad alta voce, sui treni o per strada o dovunque si trovano, e raccontano le loro storie. (Savinio avrebbe voluto vivere abbastanza a lungo per ascoltarli. Il suo invito perentorio: Narrate uomini la vostra storia è del 1942; ma allora non c’erano i telefonini). Parlano con il panettiere o con il vicino di casa; raccontano di un loro conoscente, un certo Oblomov, che non fa proprio niente. Si danno appuntamenti; spiegano la ricetta dell’ossobuco alla milanese. Da quando esistono i telefoni cellulari, la Biblioteca Universale si è trasferita per strada; siamo tutti lettori e tutti possiamo diventare scrittori, con un po’ di attenzione nell’uso delle virgole. Che altro occorre? Il mondo dei libri di carta è un mondo a parte, con i suoi tic e le sue mode e le sue «classifiche dei più venduti». Orientarsi in quel mondo non è facile. La critica letteraria fa quel che può, cioè quasi niente; le classifiche producono l’«effetto mosca» («Mangiate merda. Mille miliardi di mosche non possono sbagliare») ma non garantiscono la qualità del prodotto, né in positivo né in negativo. Il libro più venduto può essere assolutamente banale, e spesso lo è, ma può anche essere Gomorra di Roberto Saviano: un bel romanzo, che ci fa sognare di vivere in un Paese capace di produrre anticorpi contro le sue malattie, e di metterli in circolazione (gli anticorpi) attraverso la letteratura. Invece viviamo in Italia, dove gli anticorpi sono rari e, di solito, non hanno fortuna; e la domanda che ci si pone, finita la lettura, è: «Cosa farà, Saviano, dopo questo libro?». La tendenza in atto, nella nostra letteratura, è di segno opposto. Trionfano i libri che non servono a pensare ma a «spensare» (la parola non esiste: il suo significato sì). Trionfano le storie e i personaggi che vengono dalla televisione, e un certo genere di romanzo poliziesco dove la letteratura è una macchina che risolve se stessa. Una macchina celibe, per passare il tempo senza fare nemmeno la fatica che chiederebbero, che so, le parole crociate. Naturalmente non critico gli autori: sono tutti bravi e qualcuno è anche simpatico, ma la tendenza è questa e loro non fanno altro che assecondarla. Gli ultimi libri che ho letto nel 2006 sono stati Un sorso di Gattinara e altri racconti di Mario Soldati (Interlinea), Stagioni di Mario Rigoni Stern (Einaudi) e Maria Corti. Dialogo in pubblico a cura di Cristina Nesi (Bompiani). Ho anche ripreso in mano il Trattatello in laude di Dante di Boccaccio, perché dovevo scrivere un articolo sul rapporto tra il carattere delle persone e i loro nomi. Infine, nei giorni tra Natale e Capodanno, ho riletto il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani di Giacomo Leopardi. Leopardi è il mio autore di riferimento, la Bibbia che non mi ha mai tradito: «Gl’italiani... uniscono la vivacità naturale, maggiore assai di quella de’ francesi, all’indifferenza acquisita verso ogni cosa e al poco riguardo verso gli altri cagionato dalla mancanza di società...». Dal 1824 al 2007, siamo sempre lì. Ho due libri sul tavolo, mentre sto scrivendo, di due autori ben rappresentati nella mia biblioteca e che ora invece ho deciso di non leggere, perché mi hanno deluso. Li punisco con lo sciopero della lettura. La grande bugia di Giampaolo Pansa è un libro che ha suscitato polemiche e malumori, e che oltre alle pagine letterarie dei giornali ha interessato anche le pagine di cronaca. E’ un libro che racconta a suo modo una verità, e che non può essere tacciato di dire cose false perché due più due fa quattro anche se si sommano lucciole con lanterne. (O capre con cavoli). Credo che sia anche un libro necessario, e che, per digerire il suo passato, l’Italia abbia bisogno di quel bicarbonato: ma a me il bicarbonato non piace. (Eduardo De Filippo: «Te piace ”o bicarbonato?» «No, nun me piace»). Le mie montagne di Giorgio Bocca è sicuramente un bel libro, che meriterebbe di essere letto. Io non lo leggo, almeno per il momento, per protestare contro il suo autore: che, da bastian contrario quale è sempre stato ed è, da qualche anno a questa parte si ostina in un suo personale «negazionismo» riguardo ai ghiacciai e, più in generale, all’ambiente. I ghiacciai, dice Bocca, vanno e vengono; non è vero ciò che dicono in tanti, che la loro superficie si sta riducendo in modo drammatico; ma, se anche fosse vero, sarebbe un fatto normale. (E gli orsi che non vanno in letargo, sono normali? E gli ibis che si sono trasferiti nelle risaie tra Novara e Vercelli? E la temperatura media del Mediterraneo che si è alzata di più di un grado, è normale?). Bocca fa benissimo a difendere la Resistenza dai revisionisti; fa male a non capire che «la rivoluzione, oggi, è non cambiare il mondo». (Slogan pubblicitario della nostra azienda di Stato per l’energia elettrica, cioè dell’Enel). Perciò, sciopero! La vita Sebastiano Vassalli è nato a Genova nel 1941. Ma fin da piccolo ha vissuto a Novara. Già insegnante (è laureato in Lettere con una tesi sull’arte contemporanea e la psicanalisi), ha partecipato, anche come pittore e fondando riviste quali ”Ant. End.” e ”Pianura”, alle vicende del Gruppo ”63. Le opere Il maggiore successo di Sebastiano Vassalli è «La chimera» (Einaudi). Sempre nel catalogo di via Biancamano, «La notte della cometa» (romanzo-verità su Dino Campana) e «Amore lontano» (sette vite di poeti). Per le edizioni Interlinea è autore di «Il mio Piemonte». Sebastiano Vassalli