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 2007  gennaio 21 Domenica calendario

Le acrobazie folli del nonno volante. Il Giornale 21 gennaio 2007. Verona. Se volete imparare a fare i salti mortali (utili, ad esempio, per arrivare con lo stipendio a fine mese) l’indirizzo giusto è via Francia 23, Verona

Le acrobazie folli del nonno volante. Il Giornale 21 gennaio 2007. Verona. Se volete imparare a fare i salti mortali (utili, ad esempio, per arrivare con lo stipendio a fine mese) l’indirizzo giusto è via Francia 23, Verona. Qui sorge un tendone dove giovanissimi allievi si allenano per far trattenere il fiato ai grandi e far divertire i piccoli: sono i ragazzi e le ragazze dell’Accademia del Circo fondata e presieduta da un «acrobata folle» di 83 anni. Il nume tutelare di tutti gli angeli del trapezio si chiama Egidio Palmiri, un signore che da mezzo secolo è a capo dell’Ente Nazionale Circhi, ultimo erede di una dinastia che i giovani del dopoguerra ammiravano un po’ come i ragazzi di adesso venerano le rockstar. Ma la musica che fa da sottofondo all’epopea di questa famiglia di «diavoli volanti» riecheggia i suoni tetri di un’Italia devastata dalle bombe; un Paese martoriato in cui i fratelli Palmiri rischiavano la vita ogni giorno per divertire il pubblico delle piazze, anzi delle arene. Arene senza tori da matare, ma molto più pericolose. Non a caso l’originario «Trio Palmiri», fu decimato da due incidenti mortali ai quali è sopravvissuto il solo Egidio, salvo per miracolo ma con entrambi i polsi semiparalizzati. «Oggi ci incantano le magie hollywoodiane del Cirque du Soleil, ma ai miei tempi il pubblico voleva brividi veri e sbagliare un numero acrobatico significa lasciarci la pelle», dice Egidio mostrandoci le foto delle sue mirabolanti gesta. Cinquant’anni di voli niente affatto pindarici che culmineranno nel 2007 con l’ennesima impresa entusiasmante: l’inaugurazione del primo circo stabile d’Italia, che avrà come sede proprio Verona. Dalla sua carovana-ufficio al fianco della palestra dove si esibiscono i baby artisti dell’Accademia, Palmiri ci mostra due volumi mozzafiato: «Gli acrobati folli» (Raffaele De Ritis) «Sospeso nel vuoto» (Ruggero Leonardi, Gremese Editore). Il primo narra l’epopea avvincente - e sotto alcuni aspetti drammatica - della famiglia Palmiri, celebre nell’universo circense per gli show (che bello però definirli «cimenti »!) spericolati con cui ogni sera rischiavano di rompersi l’osso del collo; il secondo racconta l’«avventura del circo italiano nella storia di un suo grande protagonista». Attenti però a non farvi mettere sulla strada sbagliata dalla prefazione firmata da Giulio Andreotti (protagonista anche lui di un «circo», quello della politica), perché il deus ex machina delle 253 pagine del libro rimane sempre quel «demone alato» di Egidio. Con i ricordi di una vita, che nascono da una premessa fondamentale per capire la sua filosofia: «Quando avevo 20 anni - racconta il simbolo del circo italiano - un acrobata che si fosse esibito usando la rete di protezione o la corda di sicurezza, sarebbe stato considerato un vigliacco». Invece la folla che per decenni è corsa ad applaudire le «funambolie» dei Palmiri Brothers, considerava quegli uomini alla stregua di supereroi. Un carisma che ha catturato Andreotti che di Palmiri serba un ricordo bellissimo: «Durante una settimana di cure a Montecatini, al termine di una serata al Circo Togni ebbi in dono un leoncino appena nato, che naturalmente potei trattenere solo alcune ore, restituendolo alla sua ”famiglia”. Di questo universo girovago due figure mi colpirono. Il primo, don Dino Torreggiani, si occupava della cura religiosa e spirituale di questi nuclei viaggianti per i quali dette vita anche a strutture stabili per ospitare bambini e anziani. L’altro era il titolare di un circo forse meno ampio di quelli più noti ma brillantissimo e di grande qualità, era il circo di Egidio Palmiri». «Quest’uomo - racconta il senatore a vita - ha la grande benemerenza di aver dato vita, a Verona, ad una imponente struttura formativa, plurinazionale per la gente dei circhi. La storia dei fratelli Palmiri, raccontata con efficace semplicità, sarebbe ottima trama per un film. Ma è anche utile per rendersi conto - e dar merito a loro e ai loro colleghi - della tenacia necessaria per impostare la struttura e rimuovere via via gli ostacoli, anche burocratici accanto a quelli finanziari, che devono quotidianamente affrontare». «Quando incontro Palmiri - conclude Andreotti -, avverto con ammirazione che non invecchia. Anzi il suo entusiasmo mi sembra via via crescente. Fui molto lieto nel 1968 di fargli conferire dal presidente della Repubblica l’onorificenza di commendatore. Mai tanto meritata». Affascinante come una macchina leonardiana, temeraria come un trabiccolo ideato da un equilibrista matto. La «giostra» dei fratelli Palmiri era tutto questo e molto di più: era la sublimazione meccanica dell’ardimento che ogni essere umano vorrebbe esprimere. Ma si sa che il coraggio, chi non ce l’ha, non può darselo; eppure a guardare negli occhi Egidio Palmiri è come se si diventasse intrepidi per interposta persona. I suoi ricordi trasmettono audacia e passione: «Con mio fratello Giovanni negli anni ”30 e ”40 abbiamo portato lo spettacolo degli ”Acrobati Folli” in giro per il mondo - racconta Palmiri -. La prova più emozionante era quello dei ”centauri della morte”. Giovanni, in motocicletta, faceva ruotare in circolo un attrezzo sovrastato da nostra sorella con le caviglie ancorate a una staffa e controbilanciato all’estremità opposta dall’altra nostra sorella Ines che effettuava volteggi al trapezio. Il numero inizialmente si effettuava al livello del suolo; poi, progressivamente, la piattaforma della moto si elevò a 4 metri di altezza, per raggiugere in seguito i 18-20 metri. Purtroppo questo numero sarà foriero di numerosi lutti in famiglia e della semiparalisi delle mie mani. Nel 1951 smontai pezzo per pezzo l’imponente arena all’aperto dell’’ Original Palmiri” e mi dedicai ad altro». Un impegno proseguito nei decenni e che va avanti all’insegna dell’amore verso il circo che, sebbene trasformatosi nel tempo, continua a essere «un tavolo con tre piedi: clown, animali e acrobati ». Senza dimenticare la cultura, quella che è stata riversata da molti studiosi nella sede del Cedac, il Centro di documentazione arti circensi diretto con passione da Antonio Giarola. «Il Centro, che si trova in via Garbini 15 - ci spiega Giarola, primo laureato con una tesi sulla scenografia circense - attua la raccolta e la catalogazione di pubblicazioni e documenti offrendo servizi di biblioteca, sportello informatico e sito web (www.articircensi.org). Non mancano rare locandine, prestigiosi quadri e stupendi manifesti». Il più bello di tutti? «Quello del Circo Palmiri, ovviamente». Nino Materi