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 2007  gennaio 21 Domenica calendario

Sasinini Guglielmo

• Milano 21 febbraio 1950. Giornalista. Di Famiglia Cristiana (inviato di punta per molti anni e collaboratore di una seguita rubrica sul Medioriente). Dal 18 gennaio 2007 agli arresti domiciliari perché coinvolto nella storia di spionaggio ai danni del vicedirettore del Corriere della Sera • «[...] Sono almeno 61 i report su influenti esponenti della politica, dell’economia e persino della Chiesa che il giornalista Guglielmo Sasinini (già inviato di Famiglia Cristiana, poi retribuito da Telecom/Pirelli con 250 mila euro un anno e 130 mila euro un altr’anno come consulente per ”analisi di rischio-Paese” in Medioriente) spiega di aver redatto sui nomi indicatigli dall’ex capo della ”Security” di Telecom, Giuliano Tavaroli. Report contenenti cosa? Report è parola che vuol dire tutto e niente, di per sé può non essere sinonimo di dossier. Ma colpisce che parecchi dei nomi dei due elenchi consegnati da Sasinini a Telecom, e ora da Telecom alla Procura di Milano, coincidano con persone che già o sono emerse come ”investigate” (ad esempio l’ex sottosegretario di Forza Italia, Aldo Brancher) nel dvd di dossier dell’investigatore privato fiorentino Cipriani, fornitore privilegiato di Tavaroli e cliente dell’ex numero due del Sismi Mancini; o sono risultate vittime della ”pesca” illecita dei tabulati telefonici (come il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, il patron Parmalat Calisto Tanzi, il banchiere Giampiero Fiorani); o sono state direttamente indicate da Marco Bernardini come bersaglio delle investigazioni illecite che quest’altro detective privato (affiancatosi a Cipriani) ha ammesso ai pm di aver svolto (è il caso di Carlo De Benedetti, Diego Della Valle, Emilio Gnutti e Mucchetti). Mezza riga di un inciso tra parentesi dell’ordinanza di arresto di Mancini-Tavaroli- Cipriani firmata dal gip Giuseppe Gennari, trattando le raccolte di informazioni ”distoniche” rispetto agli apparenti interessi di Telecom/Pirelli e richiamando gli esempi (già noti) dei dossier su Brancher e Lorenzo Cesa (segretario Udc), rimanda a un elenco fatto da Sasinini e confluito in un esposto. Di chi? A sorpresa il 19 ottobre risulta consegnato in Procura da Telecom (nella stessa teorizzata chiave collaborativa che l’8 giugno aveva già portato ai pm le prime carte aziendali sulle falle nell’estrazione di tabulati telefonici attraverso l’applicativo Radar) un esposto con 15 allegati. Racconta che, in maggio, un funzionario della ”Security” di Telecom aveva riferito al responsabile dell’area risorse umane, sotto la quale è ricollocata la ”Security” del dopo-Tavaroli, ”che Sasinini aveva affermato di aver predisposto report su alcuni esponenti della politica e dell’economia, di volta in volta indicatigli da Tavaroli”, al quale aveva sempre riferito o in ”elaborati scritti” o in ”relazioni verbali”. All’azienda, Sasinini giura di ”aver attinto”, per i suoi report, soltanto ”alle cosiddette fonti aperte” (giornali, Internet, comunicati, ecc.) e alla consultazione di ”banche dati pubbliche” con abbonamento pagato da Telecom. Tra i report scritti, di cui dice di ”non aver tenuto copia”, Sasinini annovera quelli su Bazoli, Bollorè, Colao, Pellicioli, Romiti, Tremonti; sul presidente della banca vaticana Ior, Angelo Caloia; sull’ex presidente di Autostrade, Elia Valori; sul costruttore Marcellino Gavio; sull’ex n° 1 di Assolombarda Michele Perini. Più nomi di vittime già note: De Benedetti, Della Valle, Montezemolo, Luigi Bisignani, D’Amato, l’ex ministro Scajola, Mucchetti, Tanzi, Fiorani, Squattriti. Tra i report verbali a Tavaroli, invece, Sasinini enumera, oltre a vittime già note (Cesa, Geronzi, Livolsi, Nola), e oltre ai cardinali e ai politici Formigoni e Dell’Utri, anche i manager di Fastweb Sergio Scalpelli (ex assessore a Milano) e Stefano Parisi (già direttore del Dipartimento Affari Economici di Palazzo Chigi nel primo governo Prodi, poi city-manager del sindaco Albertini a Milano, quindi direttore generale di Confindustria), il professor Rognoni, Stefano Ricucci e Luigi Abete» (’Corriere della Sera” 15/12/2006) • «[...] Quando i magistrati hanno chiesto a Giuliano Tavaroli del suo rapporto con il giornalista Guglielmo Sasinini, ex inviato di Famiglia Cristiana (dove è arrivato a ricoprire la carica di consulente di direzione), l’uomo che fino a pochi mesi fa era la sicurezza in casa Pirelli e Telecom si è messo a ridere. ”Sì – ha detto Tavaroli – Sasinini è un altro capitolo interessante. L’ho conosciuto durante le mie lezioni a Trento, alla scuola di criminologia. Ci siamo frequentati per un po’ e a un certo punto mi ha chiesto di lavorare per me, ”Guarda – mi ha detto – io voglio lavorare con te. Mi piace quello che fai...’. Mi sembra di ricordare fosse il 2001. Chiese subito 150 mila euro... Gli spiegai che io avevo esaurito il budget e in quel momento non potevo fargli un contratto... e gli dissi: ”Fai una cosa, noi abbiamo un fornitore, ti appoggio presso il fornitore, Cipriani, tu attivi un contratto di consulenza e poi il tuo lavoro lo ricevo io, o direttamente o da Cipriani. Comincia a fare analisi...’”. E per quelle consulenze con Pirelli, Telecom e la Polis d’Istinto di Emanuele Cipriani, come ha messo a verbale lo stesso Guglielmo Sasinini interrogato in qualità di testimone dal pm Fabio Napoleone, il giornalista ha percepito una volta 250 mila euro, nel 2003, e altri 160 mila euro nel 2005. Si tratta di consulenze che hanno però attirato l’attenzione degli investigatori per due motivi essenziali: per i contatti frequenti tra lui e Cipriani su una particolare utenza telefonica (scheda cellulare fornita da Tiziano Casali), e per i presunti ricarichi sulle fatture relative al lavoro d’analisi sulla situazione in Medio Oriente che l’investigare privato fiorentino avrebbe scaricato su Pirelli e Telecom. [...] A chi indaga sullo spionaggio illecito Sasinini ha chiarito di avere svolto attività giornalistica e di ricerca in qualità di esperto in questioni medio-orientali, lavoro commissionato da Pirelli prima che scoppiasse la guerra in Irak. Una ricerca di 244 cartelle che, solo per questioni di mera fatturazione e di comune intesa con Pirelli, sarebbe stata girata alla Polis d’Istinto di Cipriani. ”Tavaroli mi chiamò alla Pirelli tenendomi un intero giorno – racconta Sasinini – e mi convinse a collaborare con il compito di interessarmi alle ”analisi di Paese’, con monitoraggio e servizio stampa quotidiano. Tavaroli mi disse che a breve sarebbe passato in Telecom... Nei giorni successivi mi recai con lo stesso Tavaroli a Roma, per incontrare chi mi avrebbe fatto il contratto. A Roma, a pranzo, all’Hotel Flora, incontrai Cipriani e mi accordai... Nel giugno 2003 stipulai un contratto con Pirelli e un contratto con Telecom mantenendo sempre valido il contratto con la Polis d’Istinto di Cipriani. Il corrispettivo che ritenevo adeguato era quello di percepire un reddito complessivo di 250 mila euro. I contratti avevano durata annuale”. Per un certo periodo il giornalista e l’investigatore hanno avuto a Milano una base operativa comune, in un appartamento di via Albricci. Anche su questo i pm hanno fatto mille domande. ”Nel 2004 Tavaroli mi disse che Cipriani aveva bisogno di estendere la sua attività a Milano – spiega Sasinini – e occorreva mettersi in contatto con lui per sapere che fare. Cipriani mi disse che occorreva arredarlo in modo particolarmente accurato e io, che mi intendo di mobili antichi, mi impegnai a sceglierli per tutti i locali, tranne uno. In particolare per gli uffici, mio e di mia moglie, e per la sala riunioni. Invece l’ulteriore ufficio che Cipriani mi disse avrebbe occupato la sua persona di fiducia venne arredato non da me. Per parte mia ho speso 13 mila euro, Cipriani 20 mila”. I magistrati cercano poi di avere informazioni su un particolare computer sistemato in quelle stanze, ma Sasinini spiega di non averne visti altri a parte quello in uso a lui e quello in uso alla moglie. ”Faccio presente – aggiunge il giornalista – che avevamo due linee telefoniche diverse e che dopo un po’ di tempo ha iniziato a frequentare l’ufficio tale Rizzi o Rizzo, un ex maresciallo dei carabinieri, e qualche volta lo stesso Cipriani, nessun altro. Una sola volta, entrando nella sala riunione, trovai Cipriani con due persone che non conoscevo ed ebbi modo di constatare una certa irritazione dello stesso... L’anno scorso, poi, Cipriani e Rizzo diradarono le visite e notai che venivano portati via i mobili. Domandai a Cipriani cosa stesse accadendo, mi disse che aveva problemi familiari e che il progetto di iniziare nuove attività insieme non avrebbe avuto più sviluppo”. Sasinini racconta anche di avere chiesto a Tavaroli un aiuto per trovare un posto di lavoro al cognato che abitava a Brindisi. ”Tavaroli mi indirizzò a Claudio Tedesco, esperto della vigilanza... ho poi saputo che il fratello, responsabile di un istituto Ivri di Brindisi, aveva assunto mio cognato”» (Biagio Marsiglia, ”Corriere della Sera” 10/10/2006).