Varie, 21 gennaio 2007
DINK
DINK Hrant Malatya (Turchia) 15 settembre 1954, Istanbul (Turchia) 19 gennaio 2007 (assassinato). Giornalista • «’Non lascerò la Turchia. Se lo facessi, mi sembrerebbe di abbandonare la gente che in questo paese si batte per la democrazia. Vorrebbe dire tradirli. E io non lo farò mai”. C’è una fotografia che [...] che ritrae un uomo con gli occhiali fianco a fianco con il celebre scrittore Orhan Pamuk, mentre lo accompagna al processo in tribunale. Anche lui, poche settimane prima, si era presentato davanti alla corte, e diversamente dall’amico che sarà prosciolto ne uscì con una condanna a sei mesi con la condizionale, per aver parlato della questione armena. Quest’uomo è stato ucciso [...] davanti alla sua redazione nella zona di Sisli, vicino a quella stessa aula di tribunale e poco lontano dalla casa dello scrittore oggi premio Nobel per la letteratura. [...] era sposato, con tre figli. Era un armeno di Istanbul. Da anni dirigeva tra mille difficoltà un piccolo giornale battagliero, Agos, edito in lingua turca e armena. Proprio davanti al portone del suo ufficio, mentre usciva per la pausa pranzo, è stato freddato con tre colpi di pistola, tutti alla testa. morto sul colpo, e il suo corpo intriso di sangue e riverso sul selciato è stato mostrato in serata da tutti i canali televisivi turchi. E tutti hanno condannato un episodio che mette nuovamente la Turchia nell´occhio del ciclone [...] era minacciato da tempo. Alcuni blog invitavano apertamente a ”silenziare la sua voce’. E nessuna scorta, nessuna protezione gli era mai stata accordata. [...] Dink era forse il giornalista più esposto nella denuncia del genocidio armeno. Più volte era stato oggetto di ingiurie e minacce, soprattutto da parte dell’estrema destra, lui un tempo attivista nella sinistra radicale. E il suo foglio era una voce forte e visibile nel panorama editoriale di Istanbul. La sua colpa era stata quella di accennare in un articolo all’idea nazionalistica armena di una purezza etnica priva di sangue turco. Un´offesa per l’identità turca, punita dal famigerato articolo 301 del codice penale che il governo di Erdogan si ostina a non voler eliminare nonostante le tante riforme fatte [...]» (Marco Ansaldo, ”la Repubblica” 20/1/2007).