Massimo Gramellini, La Stampa 17/1/2007, pagina 1, 17 gennaio 2007
La Stampa, mercoledì 17 gennaio Il musicista romeno all’angolo della piazza solleva lo sguardo dal piattino delle elemosine: «Io e il mio socio restiamo qui a suonare soltanto fino alle sei di sera
La Stampa, mercoledì 17 gennaio Il musicista romeno all’angolo della piazza solleva lo sguardo dal piattino delle elemosine: «Io e il mio socio restiamo qui a suonare soltanto fino alle sei di sera. Poi questo posto diventa impossibile: troppi extracomunitari!». Sarebbe inutile cercargli un sorriso ironico sulla faccia. Le sue parole sanciscono il più rapido cambiamento di status della storia, innescato dal recente ingresso di Bucarest nell’Unione Europea. Se agli immigrati meridionali ci vollero quindici anni per cominciare a sentirsi milanesi, veneti o torinesi, a quelli romeni sono bastati quindici giorni. Ma il meccanismo è lo stesso e consiste nel delineare la propria identità in contrapposizione a quella di qualcun altro, messo peggio o arrivato più tardi. «Ma cosa vorranno da noi tutti questi terroni?». Così alla fine degli Anni Sessanta sentii esecrare la seconda ondata di migranti del Sud da un barbiere di Foggia trapiantato in Settentrione da troppo poco tempo per poter dare al suo dialetto piemontese un accento credibile. E’ difficile resistere al cambio di prospettiva che trasforma un disperato in un privilegiato, innalzandolo nella scala sociale e rendendolo particolarmente ostile ai nuovi disperati. Ci sono dei comunisti ferventi che dopo aver ricevuto un’eredità si scoprono a ragionare come quei biechi capitalisti che avevano sempre osteggiato. E’ una mutazione genetica che ribalta i giudizi e anche i pregiudizi. Una delle sorprese della paternità è la rivalutazione del proprio padre, di cui si era fin lì teorizzata l’incapacità di saper trattare coi figli. Massimo Gramellini