Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  gennaio 18 Giovedì calendario

All’alba del 17 gennaio sui muri del centro di Roma è apparso un manifesto (fatto sparire dopo qualche ora) che cominciava così: «Lettera aperta a Gianfranco Fini - Presidente, sono oramai sei mesi che ho chiesto un appuntamento attraverso l’onorevole Donato La Morte con te, il commissario della federazione romana Gianni Alemanno e lo stesso La Morte

All’alba del 17 gennaio sui muri del centro di Roma è apparso un manifesto (fatto sparire dopo qualche ora) che cominciava così: «Lettera aperta a Gianfranco Fini - Presidente, sono oramai sei mesi che ho chiesto un appuntamento attraverso l’onorevole Donato La Morte con te, il commissario della federazione romana Gianni Alemanno e lo stesso La Morte. A detta degli ultimi due, gli innumerevoli impegni non hanno ancora permesso un incontro di pochi minuti». Seguiva un elenco di recriminazioni per lavori di tipografia effettuati e mai pagati da Alleanza nazionale. Alla fine la firma: Sergio Mariani. Questo Mariani, camerata, detto "Folgorino", negli Anni Settanta s’era sposato con Daniela Di Sotto. Quando lei aveva preso a flirtare con Gianfranco Fini e aveva annunciato di volerlo mollare, lui s’era sparato senza riuscire ad ammazzarsi. Qualche anno più tardi Daniela Di Sotto aveva sposato Gianfranco Fini. Col tempo la faccenda s’era ricomposta e in tutti questi anni Mariani ha garantito prima all’Msi e poi ad An il rifornimento di manifesti e anche l’opera di «attacchinaggio» grazie a una cooperativa. Poi, a leggere la lettera, deve essere intervenuto un blocco nei pagamenti. Scrive Mariani: «Ciò che mi è dovuto, perché lavorato, è frutto della stampa che quotidianamente e per anni, a mezzo di fogli stampati, andava sui muri della città (…). Io, al contrario di voi, ho un solo impegno. Quello di dare ciò che è più giusto a chi amo e a chi rispetto. Credo, come già ebbi a dirti, che si debba avere il coraggio dell’assunzione di responsabilità di dire "Sono forte, me lo posso permettere, non ti pago, il partito sono io e decido io a chi e quando"». E infine: «Stampo per esprimere il mio diritto e quello di chi, con me, ad esistere, a non sottostare alla protervia e alla tutela dei piccoli orticelli privati. Ecco, ora sta a te valutare. Non sarà facile davanti a questo foglio di carta che, credimi, tanto costa e tanto più potrebbe costare anche a me».