Lilli Garrone, Corriere della Sera-Roma 18/1/2007, pagina 1., 18 gennaio 2007
Suor Maria Elena dell’ordine delle «Immacolate» di Genova, di professione fa la stilista. Non vuol dire la sua età («diciamo che ho passato i cinquanta»), i voti li ha presi «abbastanza giovane», per anni ha insegnato ai bambini ma l’Alta moda l’aveva nel sangue: sua mamma da giovane lavorava per l’allora famosa sartoria "Tripoli" di Genova e lei fin da piccola amava tagliare e cucire
Suor Maria Elena dell’ordine delle «Immacolate» di Genova, di professione fa la stilista. Non vuol dire la sua età («diciamo che ho passato i cinquanta»), i voti li ha presi «abbastanza giovane», per anni ha insegnato ai bambini ma l’Alta moda l’aveva nel sangue: sua mamma da giovane lavorava per l’allora famosa sartoria "Tripoli" di Genova e lei fin da piccola amava tagliare e cucire. Così ha deciso di diventare stilista: ogni giorno, indosso velo bianco o blu, camicia e gonna blu lunga fino ai piedi, lascia per qualche ora il convento e frequenta la scuola di Ida Ferri dove quest’anno, dopo tre anni di studi, dovrebbe prendere il «Master». Disegna e fa la «modellista», ovvero «leggo il figurino e poi lo riporto sulla carta». Nella scuola si fanno anche abiti da sposa: «I veli li realizziamo tutti con il bordo di pizzo ricamato, in modo che poi possano essere utilizzati come stola sopra le spalle. Certo i vestiti per il matrimonio ora di moda sono un po’ troppo scollati ma poi basta coprirsi un po’ con il velo o la stola, almeno e soprattutto in chiesa». Suor Maria Elena ammira gli abiti da sera in tulle, quelli da giorno essenziali, i tailleur pantalone: «Mi piace tutto quello che è bello. Quindi anche le donne in pantalone, basta che siano ben tagliati e stiano bene indosso». Non troppo attillati, però: «Allora è meglio la minigonna». Il suo ideale «è la donna semplice, ma elegante». Il primo modello che ha realizzato e fatto sfilare è stato un tailleur pantalone nero, con un cappello di pizzo e una rosa rossa «un po’ stile Pierrot, però disegno ed esegue un po’ di tutto». Gli abiti sottoveste le «piacciono, molto»: «Sono un po’ più accorta con i colori. Ecco, arancione e giallo non li unisco, preferisco i colori pastello. Io mi emoziono quando vedo un vestito che è uscito dalle mie mani». Le piacerebbe vestire Sophia Loren o Carla Fracci, per ora realizza abiti anche per le sue 15 consorelle: «Perché pure le suore si devono vestire».