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 2007  gennaio 17 Mercoledì calendario

Dal patto fiducia a Geronzi. Il Sole 24 Ore 17 gennaio 2007. Roma. Cesare Geronzi può riprendere le redini di Capitalia

Dal patto fiducia a Geronzi. Il Sole 24 Ore 17 gennaio 2007. Roma. Cesare Geronzi può riprendere le redini di Capitalia. Il patto di sindacato, che controlla la banca con circa il 31% del capitale, ha dato ieri mandato al presidente Vittorio Ripa di Meana di votare la fiducia in occasione dell’assemblea di venerdì. Un esito praticamente scontato, ma che nella riunione di ieri è stato preceduto da un’animata e a tratti tesa discussione tra i sedici soci sindacati nell’accordo parasociale. E mentre loro decidevano le sorti del presidente nella sede di via Minghetti, lui varcava l’ingresso della Banca d’Italia in via Nazionale per essere ricevuto dal governatore Mario Draghi con il quale si è intrattenuto per circa due ore. Geronzi potrebbe rientrare nell’incarico già venerdì, perché a seguito dell’assemblea dovrebbe tenersi la riunione del consiglio di amministrazione che prenderà atto dell’esito del voto. Assieme a lui, sospeso a metà dicembre a seguito della condanna in primo grado per il crack del gruppo Bagaglino, saranno reintegrati i consiglieri Roberto Colaninno (condannato nello stesso procedimento) e Ernesto Monti, anch’egli sospeso a seguito di una sentenza in primo grado per il fallimento della Trevitex. La decisione del patto, per la prima volta, è stata presa con l’astensione di un socio: la Fondazione Manodori, azionista con circa il 4%. Nei fatti non sposta l’effetto del voto e non ha nemmeno la valenza politica che avrebbe avuto l’astensione (ventilata lunedì dalla stampa internazionale) della banca olandese Abn Amro che possiede l’8,6% di Capitalia. Il presidente della Manodori, Antonella Spaggiari, avrebbe spiegato di non poter fare altrimenti che astenersi sulla decisione del patto ma allo stesso tempo ha dato mandato a Ripa di Mena affinché in assemblea esprima il voto a favore del reintegro di Geronzi. Secondo alcuni, l’astensione rifletterebbe le divisioni nel’ambito della Fondazione sulla strategia da adottare sull’investimento fatto in Capitalia. Nell’ambito della discussione (definita da Ripa di Meana "ampia e approfondita") che ha preceduto la dichiarazione di voto non sono mancate le manifestazioni di perplessità e disagio per la situazione in cui si trova Capitalia. Non soltanto da parte dei rappresentanti di Abn Amro, ma soprattutto da parte di altri azionisti preoccupati per il danno di immagine che ne poteva derivare alla banca. Qualcuno ha portato a titolo di esempio la flessione che stavano subendo le azioni in Borsa: dopo l’inizio della riunione cedeva lo 0,5%, ma nel corso della giornata ha accentuato le perdite per chiudere a -1,57%. Una piccola sollevazione ci sarebbe stata quando il presidente del patto ha proposto che fosse ribadito nel comunicato ufficiale il sostegno a Geronzi e la convinzione della sua innocenza. Proposta che è stata evidentemente accantonata. All’assemblea convocata venerdì, a questo punto, non resterà che prendere atto di una decisione che era da giorni scontata. Anche se non sono da escludere colpi di scena dopo il voto contrario della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, socio con il 5% ma fuori dall’accordo parasociale, che lunedì aveva esortato i soci del patto a votare contro Geronzi e auspicandone le dimissioni. I rapporti del presidente Emmanuele Emanuele con Geronzi erano tesi già da tempo, tanto che la Fondazione qualche anno fa bocciò il bilancio di Capitalia. Ma sinora Emanuele non aveva mai scagliato un attacco diretto alla persona di Geronzi.  possibile inoltre che alcuni fondi di investimento esteri si organizzino per votare contro il reintegro dei tre manager, ma in ogni caso è altamente improbabile che riescano a esprimere una quota significativa del capitale tale da contrastare l’orientamento del patto di sindacato. Sullo sfondo restano le ambizioni della banca olandese Abn Amro, che da tempo accarezza l’idea di includere Capitalia nei confini del suo impero, magari fondendo la banca romana con il gruppo olandese. Geronzi ha già detto a chiare note che non ne vuole sapere e finchè resta saldo ai vertici del gruppo romano Abn Amro rischia di vedere frustare i propri sogni, salvo cercare di far pesare un po’di più nelle decisioni sulle strategie dell’istituto quella quota dell’8,5% del capitale. Una presidenza scomoda Per il quotidiano "Financial Times" la permanenza di Geronzi alla presidenza rischia di danneggiare la reputazione di Capitalia e l’attuale presidente incarna le "cattive abitudini" delle banche italiane. Critiche, dal quotidiano, anche al "silenzio" di Abn Amro e a quello di Bankitalia, che non prende posizione nei problemi di governance di Via Minghetti. Laura Serafini