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 2007  gennaio 16 Martedì calendario

Divulgati dall’emittente britannica Bbc documenti ufficiali dell’Archivio nazionale di Londra, relativi a un colloquio tenuto a Londra nel settembre 1956, tra il presidente del Consiglio francese Guy Mollet e il premier britannico Anthony Eden, su iniziativa del primo, per proporre al secondo l’unione tra la République e il Regno, e in subordine l’adesione al Commonwealth, con la Regina Elisabetta capo di Stato anche della Francia

Divulgati dall’emittente britannica Bbc documenti ufficiali dell’Archivio nazionale di Londra, relativi a un colloquio tenuto a Londra nel settembre 1956, tra il presidente del Consiglio francese Guy Mollet e il premier britannico Anthony Eden, su iniziativa del primo, per proporre al secondo l’unione tra la République e il Regno, e in subordine l’adesione al Commonwealth, con la Regina Elisabetta capo di Stato anche della Francia. Dal verbale del 10 settembre 1956 (la Francia è impegnata sedare la rivolta algerina): "Monsieur Mollet, che ha sentimenti anglofili ed è grato alla Gran Bretagna per aver combattuto le due guerre mondiali soccorrendo la Francia, ha sollevato con il primo ministro la possibilità di un’unione tra Parigi e Londra". Caduta questa ipotesi, Eden, impegnato nella guerra per il possesso del Canale di Suez, si reca a sua volta in visita in Francia, dove Mollet propone l’ingresso nel Commonwealth. Da una minuta del 28 settembre, redatta dal segretario di Eden: "Il premier ritiene che dovremmo prendere subito in considerazione questa prospettiva. Monsieur Mollet gli ha detto che non ci sarebbero difficoltà da parte francese ad accettare la leadership di Sua maestà e che la Francia sarebbe soddisfatta da una cittadinanza comune" (di entrambi i documenti non c’è traccia negli archivi di Parigi). Commento di Henri Soutou, professore di storia contemporanea alla Sorbona: " una cosa assurda e se Mollet avesse detto in pubblico una cosa del genere sarebbe finito sotto processo". Non sorpreso Denis MacShane, ex ministro per l’Europa del governo Blair: "Tutto sommato i destini dei nostri Paesi sono stati legati fin da quando Guglielmo il Conquistatore cercò di far diventare l’Inghilterra una colonia francese... questi documenti dimostrano che la parte migliore della storia è nelle note in fondo al testo". Un campione di inglesi, interpellati con un sondaggio dall’emittente britannica, per il 60 per cento si è dichiarato contrario, per il 40 per cento favorevole. L’idea di un’ ”union indissolubile” era già venuta nel 1940 a Jean Monnet, presidente del comitato di coordinamento franco-britannico, durante l’occupazione tedesca della Francia, col parere favorevole di De Gaulle e Churchill, ma capitolata Parigi, non se ne fece niente. D’altronde, nonostante De Gaulle avesse scelto Londra come quartier generale della sua Francia Libera, si vantava di non parlare l’inglese citando la battuta di Carlo V: "Parlo in spagnolo a Dio, francese agli uomini, italiano alle donne e tedesco al mio cavallo", e aggiungendo: "Il buon Carlo non pensava che qualcuno dovesse usare la lingua de les Goddams, nemmeno con gli animali". Alludendo così al nomignolo affibbiato agli inglesi durante la Guerra dei Cent’anni che faceva il verso all’imprecazione dei soldati della fanteria ("Goddamn"), ricambiato dagli avversari con lo spregiativo Snail-eaters, ”mangia-lumache”. Con strascichi durante la crisi irachena, quando la stampa popolare londinese ha coniato per i francesi l’epiteto "scimmie mangiaformaggio pronte alla resa" e per il presidente Chirac ”Le Worm”, ”il verme”. Il rapporto conflittuale tra i due popoli è oggetto del saggio appena pubblicato a Londra, That Sweet Enemy, ”Il dolce nemico”, del professor Robert Tombs di Cambridge: "C’è sempre stato un rapporto di amore, odio, invidia, derisione, competizione, ma mai indifferenza tra le due nazioni. Ci siamo influenzati a vicenda. Un ministro francese a inizio Novecento così definiva lo sport che tanto piaceva agli inglesi: "Sport, termine intraducibile". Poi il Bef, Corpo di spedizione britannico, durante la Prima guerra mondiale portò in Francia la passione per il calcio e per il rugby: gli ufficiali di Sua maestà organizzavano partite nelle retrovie e sportivamente, nel 1914, calciavano un pallone dalla trincea verso la terra di nessuno per dare il segnale di inizio dell’assalto. Hanno cominciato a giocare anche i francesi, e hanno superato i maestri".