Maria Teresa Cometto, Corriere della Sera 17/1/2007, pagina 27., 17 gennaio 2007
Nella sede del Raquet & Tennis club, nel cuore di Manhattan, il ministro per il Commercio estero Emma Bonino si è rivolta una platea di gestori di fondi d’investimento americani per invitarli a investire in Italia: «Non siamo attraenti solo come meta delle vacanze, offriamo anche opportunità di investimento con un alto rendimento potenziale
Nella sede del Raquet & Tennis club, nel cuore di Manhattan, il ministro per il Commercio estero Emma Bonino si è rivolta una platea di gestori di fondi d’investimento americani per invitarli a investire in Italia: «Non siamo attraenti solo come meta delle vacanze, offriamo anche opportunità di investimento con un alto rendimento potenziale. E il nostro governo è determinato ad andare avanti sulla strada delle riforme per attrarre ancor di più il vostro interesse». Tra gli ospiti: Tony James, presidente di Blackstone, gigante del private equity (partecipazioni in società non quotate; 30 miliardi di dollari investiti in 20 anni di attività) che lo scorso ottobre ha comprato il parco-giochi Gardaland ed è ora interessato a quote di Telecom, Tim e Fastweb; Sander Levy, fondatore di Vestar, che in Italia ha finora investito 1,6 miliardi di euro e ha in portafoglio Fiorucci (salumi); Ottavio Serena di Lapigio, direttore di Lincolnshire management, che tre anni fa ha rilevato da Benetton per 36,5 milioni di euro Prince, marchio di racchette da tennis; l’avvocato d’affari Paul Downs della Heller Ehrman, che ha curato importanti operazioni fra Usa e Italia; Lawrence Auriana, guru di Wall Street con il suo Federated Kaufmann fund ed esponente della comunità italo- americana; e un’altra ventina di rappresentanti di investment bank come Goldman Sachs, venture capitalist come TH Lee Putnam ventures, magnati immobiliari come Tishman Speyer e Cushman & Wakefield. Gli intervenuti sono rimasti favorevolmente impressionati dal discorso della Bonino, ma qualcuno ha ancora dubbi: «Sì, ma questo è il governo Bonino o Di Pietro? Come investitore sono sconcertato dalla mancata fusione Autostrade- Abertis e dall’incertezza sul destino delle concessioni autostradali introdotta dall’ articolo 12 della Finanziaria. Parlate di rafforzare le infrastrutture e rendere più certe le regole della legge, ma la realtà sembra ben diversa», ha detto un gestore di Amber capital, hedge fund che ha 2,5 miliardi di dollari a Piazza Affari, fra cui titoli di Autostrade. Il manager di Lincolnshire ha puntato il dito sulla mancanza di flessibilità nel mercato del lavoro: «Dovremmo ristrutturare 15 fabbriche italiane, ma come possiamo?». La Bonino ha risposto cercando di rassicurare: «C’è la legge Biagi e vogliamo andare avanti con le riforme per la crescita». Finora l’Italia ha attirato solo l’1,3% degli investimenti diretti esteri americani, al 20?posto fra tutti i Paesi.